Avvocati in rivolta: si torni a discutere la riforma

30/07/2010

Esposto all’Antitrust contro il Cepu: pubblicità ingannevole sulle abilitazioni in Spagna
MILANO— E’ sempre più in movimento il mondo degli avvocati. Solo negli ultimi giorni, infatti, il Consiglio nazionale forense ha attaccato su più fronti, dai ritardi nella riforma della professione fino alle accuse di pubblicità ingannevole. Su quest’ultimo punto nel mirino c’è l’annuncio pubblicitario Cepu «Diventa avvocato senza esame di abilitazione» che, secondo una nota diffusa ieri dal consiglio, è «ingannevole perché non è veritiero», «omette informazioni fondamentali che il consumatore utente dovrebbe conoscere» e «va sospeso in via cautelare e la società deve essere sanzionata». Contro la pubblicità, apparsa sui principali quotidiani nazionali, che secondo gli avvocati «sembra promettere l’acquisizione automatica del titolo di avvocato abilitandosi in Spagna», è stato presentato un esposto all’Antitrust.
Sul fronte più politico, invece, il consiglio forense ha parlato nientemeno che di «parodia della giustizia» che si manifesterebbe, per esempio, con «riforme prive di una visione organica» e con «il ritardo, dopo innumerevoli promesse e in ossequio a potentati economici, nell’approvazione della legge di riforma della professione di avvocato finalizzata a una maggiore qualificazione della funzione di difesa». La denuncia arriva con una pagina pubblicitaria che esce oggi su alcuni quotidiani, dove si punta il dito anche contro «i gravi danni per i cittadini», «le iniziative che tendono a deprimere il ruolo dell’avvocatura» e «l’incremento dei costi della giustizia a danno delle categorie più disagiate». Gli avvocati chiedono quindi la ricalendarizzazione immediata in Senato della riforma professionale, l’abbandono della procedura della conciliazione e della figura dell’ausiliario del giudice, e la consultazione del Cnf sulle riforme della giustizia. Invitando poi il premier e i presidenti di Camera e Senato a «porre rimedio a una situazione ormai insostenibile» per il mondo dei legali.
Solo l’altroieri era stato un altro pilastro della professione forense, l’Organismo unitario dell’avvocatura, a lanciare frecce dal suo arco, annunciando un «settembre di dure proteste» contro il governo e il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «Gli avvocati non rimarranno in silenzio, inerti, di fronte alle pressioni dei poteri forti (Confindustria, assicurazioni, banche etc.) e all’eccessiva condiscendenza dell’esecutivo su nodi delicati per la difesa dei diritti dei cittadini, come la mediacon ciliazione, la rottamazione della giustizia civile, la riforma forense», ha assicurato il presidente dell’Oua Maurizio De Tilla, il quale ha denunciato quella che ritiene essere la costruzione di «un sistema-giustizia a tutela di pochi e a scapito della collettività». In una lettera alle istituzioni e associazioni forensi De Tilla ha proposto «un calendario di iniziative di protesta». E ha chiesto di proclamare lo stato di agitazione della categoria.