Avvocati e architetti un giovane su due lavora gratis in studio

05/05/2011

Egli Ordini vogliono il tirocinio all`università

MILANO – Sono i liberi professionisti di domani. Ma oggi praticanti e stagisti di libero hanno davvero poco. Almeno questo è quanto emerge da un`indagine condotta dall`Ires per Filcams Cgil sul mondo delle professioni. Il dato più impressionante è rappresentato dalla natura del rapporto: i giovani che si accostano al mondo professionale vengono utilizzati come dei dipendenti con orari fissi e carichi di lavoro che impediscono di svolgere attività in proprio. Basti pensare che quasi la totalità (84,5%) deve garantire una presenza quotidiana, il 76,8% oltre alla presenza deve anche rispettare un orario di lavoro e la media di ore lavorate è quella di un impiego in full-time: 38 ore. Inoltre l`utilizzo dei praticanti e dei tirocinanti, in tutte le aree professionali, avviene in maniera intensa e a orario pieno: il 77,2% ha
delle scadenze rigide, il 41,7% ha «spesso» un ritmo di lavoro elevato, il 27,8% non ha abbastanza tempo per ultimare il lavoro. Impegno molto alto ma ben retribuito? Per niente. Proprio l`aspetto economico è la fonte del maggior disagio degli aspiranti professionisti: dall`indagine emerge che il 91,6% del campione è insoddisfatto
della retribuzione. Ma essere insoddisfatti della paga è già un privilegio perché quasi la metà dei pràticanti uno stipendio non lo riceve proprio: solo poco più della metà del campione (il 54,1%) riceve un compenso mensile per l`attività di tirocinio, con una percentuale un po` più alta per i praticanti dell`area economica (68,3%). Una situazione a dir poco imbarazzante che costringe due tirocinanti su tre (65,5%) a ricorrere spesso agli aiuti della propria famiglia di origine per fare fronte alle difficoltà economiche e il 26,4% ci ricorre solo «qualche volta», mentre solo 1`8,1% non ci ricorre mai. E non si tratta di un dettaglio di poco conto considerato che l`età media dei praticanti sfiora i trent`anni, epoca in cui bisognerebbe essere in grado di far a meno degli aiuti della famiglia d`origine. Del resto, basta fare un giro tra i forum di stagisti, tirocinanti e praticanti per capire chela paga è davvero il primo problema: il livello retributivo cambia da città a città e da un settore all`altro ma raramente un praticante riceve più di mille euro netti al mese. Per questo non sorprende che solo il 35% dei giovani vive la pratica come un`esperienza utile per inserirsi nel mondo del lavoro, mentre il 18,3% la considera una perdita di tempo e il 6,7% la giudica un obbligo`( o un fastidio necessario). Possibili soluzioni? Oggi il consiglio dei ministri dovrebbe valutare la proposta del ministro Sacconi di applicare anche ai praticanti un tipo di contratto come quello dell`apprendistato che possa garantire maggiori tutele. Ma l`obiettivo non è semplice da raggiungere visto che le varie aree professionali hanno caratteristiche molto diverse. «Si va dai sei mesi ai tre anni – spiega Marina Calderone, presidente del Comitato unitario elle professioni – senza considerare quelle che non prevedono periodo di praticantato. E` per questo che risulta difficile trovare un`intesa sul terreno retributivo. Invece ci trova concordi l`ipotesi di un tirocinio da svolgere in Università, sotto il controllo degli ordini professionali».