Avvocati, architetti e ingegneri Parte il progetto confederale

22/02/2011

Obiettivo riforma fiscale e di settore. Via al «road show»
L’obiettivo di unire i professionisti italiani è sicuramente ambizioso e il traguardo è stato già fissato per ottobre 2011 con una grande assemblea nazionale. La notizia è che dopo mille dubbi il mondo delle professioni ha varato la sua Operazione Capranica, un processo che, replicando il successo di Rete Imprese Italia (commercio e artigianato) dovrebbe unire avvocati, ingegneri, architetti, medici e dentisti, notai, commercialisti e tanti altri in un’unica rappresentanza di carattere confederale. Il veicolo di quest’operazione, che riguarda 2 milioni di persone, è la Confprofessioni, l’organismo guidato dal presidente Gaetano Stella che già oggi stipula, in nome dei datori di lavoro, il contratto collettivo dei dipendenti degli studi professionali e amministra gli enti bilaterali. L’obiettivo della rappresentanza unica è ambizioso perché oltre a coinvolgere le tradizionali professioni regolamentate (in gergo si dice «ordinistiche» ) punta a dare copertura anche alle «nuove» figure del lavoro autonomo e intellettuale che non hanno un proprio Ordine. Solo per fare qualche esempio concreto si tratta dei designer, dei pubblicitari, dei formatori, degli archeologi, dei promotori finanziari, degli esperti di logistica e così via. La rete per il negoziato L’Operazione Capranica delle professioni si muove dunque sulla spinta di esperienze analoghe come, per l’appunto, Rete Imprese Italia e la recentissima Alleanza delle Cooperative. Ma se nei due casi precedenti si è trattato nella buona sostanza di federare l’esistente, di riportare a fattor comune percorsi politico-culturali di segno differente, nel caso di Confprofessioni il lavoro di preparazione è più complesso. Del resto il mondo delle professioni appare oggi come un territorio attraversato da mille soggetti diversi che a vario titolo lo rappresentano o comunque sostengono di farlo. Sono gli Ordini professionali, la Cup che fa da coordinamento degli Ordini, una selva di associazioni delle singole specializzazioni o interprofessionali, gli enti di previdenza di categoria e svariate confederazioni. Il motivo di questa frammentazione sta nelle diverse facce dell’attività professionale che è insieme lavoro autonomo, iniziativa imprenditoriale e impresa strumentale. Ma il risultato è che i professionisti italiani, che messi tutti assieme compongono un monte-competenze decisivo per lo sviluppo del Paese (apportano il 12,5%del Pil) e persino per l’export, si ritrovano rappresentati da una selva di sigle molte delle quali giudicate fortemente autoreferenziali. Visto che siamo in tempo di celebrazione dell’Unità d’Italia il paragone scorre facile: le professioni assomigliano alla penisola prima dell’ingresso sulla scena del conte Camillo Benso di Cavour. E la Confprofessioni — si parva licet!— assume su di sé il compito del Piemonte, il che nel caso specifico vuol dire creare le condizioni per una rappresentanza sindacale autorevole, per delineare un perimetro di competenze riconosciute anche dalle controparti «romane» e, infine, per dotare di un’anima comune un mondo estremamente variegato. Se Stella e i presidenti delle varie associazioni ci riusciranno lo sapremo via via perché si dovrà valutare l’esito delle assemblee di road show (almeno otto) che la Confprofessioni ha intenzione di organizzare in varie città del Paese. E che a loro volta saranno propedeutiche all’assemblea di ottobre «per la riforma delle professioni» . Gli Ordini professionali Perché questo processo sia credibile bisognerà in parallelo delineare in una maniera che sia costruttiva il ruolo degli Ordini professionali che oggi selezionano gli accessi, reprimono gli abusi e tutelano la deontologia professionale ma che, in assenza di una vera rappresentanza capace di puntare i piedi, hanno in qualche caso interpretato estensivamente la loro azione. Siccome però l’iscrizione agli Ordini è per i singoli professionisti obbligatoria non possono espletare a tutto campo il ruolo di soggetti di rappresentanza sindacale, prerogativa lasciata dal legislatore alle associazioni su base volontaria. Ma vediamo meglio cosa è Confprofessioni. Riconosciuta dal governo nel 1978 e dalle controparti sindacali con le quali, nello stesso anno, è stato firmato primo contratto per i dipendenti dei professionisti, ha una sede nazionale a Roma e altre dislocate a Milano, Vicenza e Napoli oltre a rappresentanze in tutte le Regioni italiane. Dal 2007 ha attivato una sede di rappresentanza anche a Bruxelles. Riunisce ben 16 libere associazioni che sono raggruppate in quattro aree (ambiente e territorio, diritto e giustizia, economia e lavoro, sanità). Le sigle più conosciute e rappresentative sono l’Andi (dentisti), la Fimmg (medicina generale), l’Anmvi (veterinari), Federnotai, l’Associazione nazionale forense, l’Associazione Liberi Architetti, l’Adc, l’Ungdec (commercialisti e giovani commercialisti) e l’Ancl (consulenti del lavoro). In totale fanno 450 mila professionisti iscritti e la governance è totalmente federale con 18 delegazioni regionali. L’organismo presieduto da Stella (un commercialista vicentino di 61 anni appassionato di cinema) è presente ai tavoli della concertazione, da Palazzo Chigi al Ministero dell’Economia passando per il Ministero del Welfare e, dal 2010 è, per la prima volta, anche nel consiglio del Cnel. Esprime, ad esempio, esperti nei quattro gruppi di lavoro «strategici» istituiti dal ministro Giulio Tremonti per preparare la tela della riforma fiscale ed esperti al tavolo istituito dal ministro Maurizio Sacconi sull’apprendistato. La rappresentanza Detto dei problemi associativi e dei nodi da risolvere l’aspetto forse più interessante dell’Operazione Capranica dei professionisti italiani sta nel programma che Stella vuole porre all’attenzione del suo mondo ma più in generale dell’opinione pubblica italiana. Discutere di contenitori della rappresentanza senza scegliere con cura gli obiettivi sarebbe un errore clamoroso e perpetuerebbe quella frammentazione e quella autoreferenzialità che finora ha tarpato le ali ai professionisti italiani. Il primo punto del programma riguarda la materia più consolidata, il contratto collettivo di lavoro (in scadenza) che Confprofessioni negozia con Cgil-Cisl-Uil. In queste settimane è in corso il negoziato per rinnovarlo e le bozze che circolano contengono alcune importanti novità. Innanzitutto il contratto riguarderebbe non solo le professioni ordinistiche ma anche quelle non regolamentate, i tanti knowledge worker, i lavoratori della conoscenza che compongono il terziario avanzato. È prevista anche una migliore regolamentazione dell’apprendistato a fini di qualificazione dei giovani e un’estensione degli organismi bilaterali pensata per allargare il campo delle tutele di welfare, specie in campo sanitario, con soluzioni che riguardino le famiglie dei lavoratori e dei professionisti. La crisi e la faccia della nuova competizione che essa ha portato con sé tocca anche i professionisti e Confprofessioni, per incoraggiare l’assunzione di rischi e responsabilità da parte degli studi professionali, pensa ad un quadro di nuove e in parte inedite tutele. Il tavolo delle tasse Il secondo punto della proposta di Confprofessioni fa perno proprio sul tavolo della riforma fiscale. Gli indirizzi che il mondo delle professioni, a detta di Stella, dovrebbe darsi sono quelli della semplificazione delle procedure e del recupero dell’evasione secondo lo schema «pagare meno, pagare tutti» . Ma forse è il punto 3 quello più coraggioso. Per Stella darsi come compito la creazione di una vera rappresentanza delle professioni è il presupposto per affrontare il conflitto generazionale che attraversa il mondo delle professioni. C’è da affrontare il nodo dei praticanti garantendo loro equo compenso e tutele di welfare, c’è da applicare pienamente la legge Biagi per combattere il sommerso e sperimentare contratti territoriali laddove è più alta la disoccupazione giovanile. C’è in sostanza da rendere appetibile il lavoro dipendente negli studi professionali, contribuendo a mantenere coeso quel ceto medio cui la categoria dà grande apporto. Il quarto punto della proposta Confprofessioni affronta la debolezza del terziario e ne lega l’irrobustimento alla riforma della pubblica amministrazione. La ricetta è quella del trasferimento di funzioni e competenze oggi assolte dallo Stato alla società con una logica di sussidiarietà. È un tema sul quale batte da tempo un sociologo delle professioni, Gian Paolo Prandstraller, veneto come Stella e come i ministri della Pubblica amministrazione Renato Brunetta e del welfare Sacconi. Al punto 5 c’è il tema della regolazione europea delle professioni. A Bruxelles è in discussione l’aggiornamento della direttiva Zappalà sulla mobilità professionale dentro la Ue. Stella ha intenzione di battersi per il rispetto dei requisiti nazionali, la situazione odierna infatti vede i professionisti degli altri Paesi approdare in Italia mentre noi non riusciamo a causa di regole che «non ci favoriscono» ad esportare servizi professionali pur contando in diversi settori su una tradizione di primissimo ordine. Il programma di Confprofessioni termina con il Sud con un obiettivo altrettanto ambizioso di quello di unificare la rappresentanza. Per rilanciare la progettualità nei settori dei beni culturali/archeologici e della tutela del territorio il sogno è di inviare 10 mila professionisti nel Mezzogiorno per rimettere in sesto la fruizione del patrimonio artistico e battere i vandali.