Avviso comune, il «salva-dialogo»

20/02/2002





Avviso comune, il �salva-dialogo�
ROMA – A salvare il dialogo tra Governo e parti sociali viene in soccorso l’Europa. Il metodo, battezzato con il termine un po’ burocratico di �avviso comune�, � stato uno dei prodotti "esportati" dalla Commissione, imitato con successi alterni dai diversi Governi dell’Unione, richiamato con enfasi da tutti i sindacati. La novit�, almeno da noi, � che con il Libro Bianco e ora con la convocazione del premier a Palazzo Chigi, la pratica fa un salto di qualit�. E cio�, da procedura necessaria per recepire le direttive targate Ue, si trasforma in un sistema rituale di relazioni sociali. Il meccanismo � di quelli che vanno un po’ oliati e un po’ forzati, perch� tutti gli attori sociali (e il Governo) entrano in campo pur giocando in momenti diversi. Le due fasi successive consacrano due differenti principi: primo, l’autonomia delle parti sociali; secondo la responsabilit� del Governo di decidere. Innanzitutto, sono le parti a dover trovare un’intesa (senza che il Governo metta becco) ma in assenza di un accordo � il Governo che lascia la �panchina� e decide, tenendo conto del dibattito sollevato al tavolo negoziale. Gli inceppi non sono rari. E non solo in Italia che ne ha avuti pi� d’uno. Ora anche l’Europa vive un momento d’impasse sociale a causa di una direttiva sul lavoro inteerinale. La trattativa tra le parti non ha avuto successo, nonostante le proroghe temporali a loro concesse, e adesso la palla � alla Commissione che deve prendere le decisioni del caso. Decisioni affatto facili che hanno gi� scatenato le pressioni di alcuni Stati (come la Gran Bretagna) e prime critiche. La scoperta dell’avviso comune da noi � relativamente recente. Spesso si sono lasciate per anni nei cassetti direttive che andavano applicate entro i termini stabiliti, o nei cassetti sono finiti avvisi comuni mai recepiti dal Governo. Solo quando i temi sono diventati di pi� stringente interesse, come l’orario di lavoro, il part-time o il tempo determinato, il dibattito sul dialogo sociale europeo � finito sotto i riflettori. La prima ribalta, l’avviso comune l’ha avuta in occasione della battaglia sulle 35 ore durante il Governo Prodi. C’era una direttiva sull’orario di lavoro da applicare (le 40 ore settimanali) e un avviso comune gi� scritto che fu pi� volte usato per disinnescare la mina delle 35 ore da chi non voleva seguire, tra le parti sociali e nel Governo, Fausto Bertinotti nei suoi propositi di riduzione generalizzata dell’orario di lavoro. La storia pi� recente ha dato poi ragione all’avviso comune e alle indicazioni europee, non alla battaglia di Rifondazione. Ma i riflettori si sono davvero accesi non pi� di un anno fa, in occasione della direttiva sui contratti a termine. Primo caso di un accordo separato tra Cisl e Uil e le associazioni imprenditoriali, con il �no� della Cgil. � su questo terreno che si sono esercitate le diverse correnti interpretative del modo di procedere europeo: il Governo di centro-sinistra (era ministro del Lavoro Salvi) rifiut� di considerare valido quell’accordo e di intervenire in prima persona per recepire la direttiva. La svolta invece l’ha data il Governo Berlusconi che tra i suoi primi atti ha recepito quell’intesa ritendola valida e rispettosa del dialogo made in Europe. Un precedente che ha aperto il varco a quanto si � poi scritto e letto nel Libro bianco, dove massima enfasi � posta al metodo europeo di relazioni con le parti sociali. La convocazione di oggi "nobilita" la pratica facendola uscire dall’angolo delle direttive europee. Anche se il calendario suggerisce almeno un appuntamento importante: quello del recepimento della direttiva sulla societ� europea. Un tema che vuol dire anche partecipazione dei lavoratori all’impresa, un altro nodo per riallacciare il dialogo.
Li.P.

Mercoled� 20 Febbraio 2002