“Avvenire”: La scomunica dell’hamburger

09/11/2000

Logo

Repubblica.it

Pagina 31
La scomunica dell’hamburger
Teologo contro McDonald’s: "Il fast food non è cattolico"
La denuncia su "Avvenire": "Quei panini sono la negazione della sacralità del cibo"

di ORAZIO LA ROCCA


ROMA – "L’hamburger? E’ ateo" e il buon cristiano farebbe bene a non mangiarlo, specialmente nei fast food. Si allunga la lista dei peccati che vanno contro il modello di vita insegnato da Santa Romana Chiesa: l’allarme arriva dal quotidiano cattolico Avvenire che nell’edizione di ieri dedica un servizio a tutta pagina a un modo di peccare nuovo di zecca, il pasto mordi-e-fuggi.
La Chiesa, comunque, da sempre condanna chi pecca anche attraverso il cibo. Non a caso, tra i sette vizi capitali del Catechismo è citato – al quinto posto – anche il peccato di gola. Un destino, quindi, quasi fatale per il fast food, accusato, tra l’altro, da Avvenire di essere un modo di mangiare "non cattolico". Sorta di moderno anatema lanciato nel presentare il libro del teologo e docente di patrologia Massimo Salani, 41 anni, A tavola con le religioni (edito dalla Edb) dal quale il giornale cattolico prende lo spunto per mettere sotto accusa il modo di mangiare nei McDonald’s. Una filosofia del cibo, lamenta il teologo, priva di quell’ "aspetto comunitario di condivisione" tanto caro alla famiglia cristiana e che riflette "il rapporto individualistico tra uomo e Dio instaurato da Lutero". E ancora, il fast food – avverte Avvenire – è "la completa dimenticanza della sacralità del cibo, visto che nei McDonald’s si cerca il pasto veloce, si soddisfa la fame più in fretta possibile per poi dedicarsi ad altro".
Parole pesanti – e non solo dal punto di vista teologico – a cui i responsabili della McDonald’s Italia rispondono con una nota nella quale sostengono che "fast food non significa mangiare velocemente, ma essere serviti velocemente". Senza scomodare la teologia, per McDonald’s la mancanza di informazioni sulla sua catena di fast- food è "fonte di opinioni" più disparate e a volte sbagliate: ad esempio, dicono alla multinazionale, non tutti sanno che "noi serviamo panini per clienti di qualsiasi razza e religione, e ci adattiamo ad ogni cultura in tutto il mondo".
Per monsignor Domenico Sigalini, responsabile Cei della pastorale giovanile, "non è il caso di parlare di peccati e di discutere di morale sul cibo che si mangia", senza tuttavia negare che nell’altolà ai fast food lanciato da Avvenire "ci sia una certa verità": non si pecca mangiando hamburger e patatine, "ma va rivisto il modo in cui si mangia in certi fast food". "Un modo – sostiene Sigalini – che tende ad azzerare tutto, ad eliminare il colloquio diretto a causa della velocità, a perdere il senso della famiglia. È sbagliato parlare di nuovi peccati, ma è sacrosanto sollecitare un recupero culturale, partendo anche dal modo di mangiare".