Avvenire – I sindacati contestano il lavoro «obbligatorio»

31/03/2018

Le aperture di Pasqua I sindacati contestano il lavoro «obbligatorio» l «no» al viene ribadito chiaramente dai sindacati che confermano due giorni di protesta. A Pasqua circa il 20% delle attività commerciali (alimentari compresi) non chiuderà. E sarà sciopero in cinque Re- gioni domani e a Pasquetta visto che le sigle del settore – Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTuc – hanno proclamato a- stensioni dal lavoro e braccia incrocia- te in tutti gli esercizi di Toscana, Emilia Romagna, Lazio (con mobilitazione an- che il 25 aprile e il 1 maggio), Puglia e Sicilia (dove la protesta si allarga a 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno). La segreta- ria della Cisl Annamaria Furlan dichiara di condividere le ragioni della protesta e ricorda come la liberalizzazione delle giornate e degli orari di aperture non abbiano fatto aumentare né il fatturato delle imprese, né l’occupazione. «Bisogna riaffidare questa materia alla contrattazione tra comuni, aziende e sindacati – propone Furlan – in modo da garantire la giusta flessibilità negli o- rari, una maggiore retribuzione per i la- voratori e soprattutto la volontarietà del- la prestazione festiva o domenicale. Va rispettata la libertà e la dignità della per- sona come ha detto Papa Francesco. Non esiste un diritto allo shopping an- che il giorno di Pasqua o di Natale». An- che per la leader della Cisl Susanna Ca- musso la liberalizzazione introdotta dal governo Monti ha mostrato «tutti i suoi limiti», per cui «è necessario passare a un’altra stagione che regoli gli orari e la possibilità delle lavoratrici e lavoratori della grande distribuzione di non ave- re quel carico addosso». Torna a scagliarsi contro la deregulation totale del commercio varata nel 2011 anche Confesercenti: «È stata un disastro per il settore, non solo per i lavora- tori, privati del riposo domenicale, ma pure per i negozi indipendenti che non sono stati in grado di competere con le aperture 24 ore su 24, sette giorni su set- te, praticate dalla grande distribuzione». Dal 2012, secondo le stime di Confesercenti, l’aumento di competizione innescato dalla deregulation ha porta- to alla cessazione di almeno 90mila piccoli negozi. Dall’altra parte della barricata si posizionano invece alcune associazioni di consumatori. Il Codacons parla di polemiche «ipocrite» e l’Unione nazionale consumatori sostiene che le chiusure dei piccoli negozi sono dovute esclusivamente alla crisi dei consumi. (L.Maz.)