«Avete abbandonato il Sud»

29/11/2004


lunedì 29 novembre 2004
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  Politica





«Avete abbandonato il Sud»
Sindacati e imprese scrivono a Berlusconi

di 
Angelo Faccinetto

Una lettera congiunta indirizzata a Silvio Berlusconi, per tornare a ricordargli le proposte per il Sud, già da tempo messe nero su bianco. E per chiedergli – proprio alla vigilia dello sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil, che ha proprio il Mezzogiorno tra i temi centrali – «un incontro urgente». Quell’incontro che, finora, Palazzo Chigi non ha ritenuto di mettere in agenda.

Non è stata una convergenza casuale quella registrata sabato a Bergamo tra il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, e il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta, e che tanto ha irritato ministri e dirigenti del centrodestra, che anche ieri sono intervenuti con giudizi sprezzanti. La primavera del 2001, quando a Parma gli imprenditori «incoronarono» Berlusconi loro rappresentante politico, sembra lontana mille anni luce. Almeno per quel riguarda la politica economica del governo – o, meglio, la sua non politica economica – Cgil, Cisl e Uil e viale dell’Astronomia si trovano ora dalla stessa parte della barricata. E la lettera inviata ieri suona ad ulteriore conferma.

Sindacati, Confindustria e le altre tredici organizzazioni firmatarie, cioè gli attori principali di quelle che comunemente vengono definite «parti sociali», non chiedono la luna. Vogliono semplicemente vedere il premier per illustrare quelle proposte per il Mezzogiorno che, unitariamente, hanno formulato in un documento. E vogliono verificare la possibilità che queste proposte vengano inserite tra i provvedimenti legati alla Finanziaria. Normale amministrazione, se a Palazzo Chigi ci fosse stato un altro inquilino. Atto politico rilevante, visto che a Palazzo Chigi siede un presidente del Consiglio che dell’esistenza delle parti sociali sembra essersi dimenticato, riuscendo nel miracolo di ricompattarle.

Così, in calce alla missiva che ha preso la via della presidenza del Consiglio nel pomeriggio di ieri, ci sono le firme di tutte le organizzazioni, sindacali e imprenditoriali, che il 2 novembre scorso hanno firmato l’accordo sul Sud. E che è stato allegato. «Il due novembre scorso – si legge – 17 organizzazioni in rappresentanza delle imprese e dei lavoratori hanno sottoscritto l’accordo che le alleghiamo, contenente proposte di merito finalizzate alla crescita dell’economia e dell’occupazione del Mezzogiorno. Si tratta di un tema di grandissima rilevanza, che le organizzazioni imprenditoriali e sindacali pongono al centro della strategia di sviluppo di tutto il Paese e sul quale è tornato, nei giorni scorsi, lo stesso Presidente della Repubblica». «Riteniamo dunque opportuno un confronto su tali proposte – prosegue la missiva – al fine di poterle illustrare il loro contenuto e di verificare la possibilità di inserire alcune di esse già all’interno dei prossimi provvedimenti. Per tale motivo, le chiediamo un incontro urgente».

Intanto tra Confindustria e centrodestra la polemica non si placa. Quegli applausi convinti degli imprenditori bergamaschi – che proprio «comunisti» non possono definirsi – agli strali scagliati contro la politica economica del governo dalla «strana coppia» Pezzotta-Montezemolo sono duri da digerire. E ancora più dura è quell’accusa, firmata dal leader degli industriali, di agire in base a una semplice «tattica elettorale». Così, dopo Tremaglia e Gasparri, scendono in campo – anche loro con toni accesi – La Russa (An) e Cicchitto (Forza Italia). Seguiti, con giudizi più «tecnici», da Crosetto e Pisanu. E poco importano le precisazioni del leader di Confindustria, arrivate nel pomeriggio domenicale. Anche perché, cornice a parte, sono una sostanziale conferma di quanto denunciato.

«Il richiamo a non impostare la propria strategia in base a tattiche elettorali – spiega Montezemolo – lo abbiamo fatto oggi, lo avremmo fatto con i governi precedenti e lo faremo certamente con i governi che verranno». «Siamo convinti – prosegue – che i problemi che il paese ha di fronte richiedano politiche strutturali tese a realizzare la nuova fase di sviluppo equilibrato e capace di proiettarsi nel tempo. Occorrono però scelte orientate a far ripartire una stagione di investimenti pubblici e privati, creando le condizioni per tornare ad attrarre anche capitali internazionali». E ancora. «Abbiamo detto che avremmo preferito una manovra centrata sulla riduzione del costo del lavoro, abbiamo preso atto della scelta del governo di intervenire invece sui redditi delle persone fisiche». Unica concessione, oltre al fondo rotativo per le imprese, l’apprezzamento per il taglio dell’Irap sui ricercatori e sui nuovi assunti.


Quella dell’associazione degli industriali, insomma, è una scelta di metodo «che non può e non deve essere letta come una polemica congiunturale con l’esecutivo». Che, in altre parole, non andrebbe letta in chiave strettamente politica. Ma che, ora, è diretta contro questo esecutivo, che le cose richieste da viale dell’Astronomia non le fa.