Avanti, con l’articolo 18

22/04/2002

25 Aprile 2002 – N. 17

OPINIONI
DOMANDE & RISPOSTE
 

Avanti, con l’articolo 18

Lo sciopero non ha cambiato le posizioni del governo. Anzi, Roberto Maroni dice: «Siamo sempre più determinati».
 




di 
 
BRUNO VESPA
19/4/2002
Il governo non ha allo studio alcuna ipotesi di riduzione di casi previsti dalla riforma dell’articolo 18. Tre sono e tre restano. Non ha senso rispondere con proposte tecniche a uno sciopero politico che richiede invece una risposta politica». Roberto Maroni non ha dubbi sulle caratteristiche dello sciopero generale del 16 aprile. «Renato Mannheimer non è certo un ricercatore filogovernativo. Se rileva che il 42 per cento degli italiani erano d’accordo con lo sciopero e il 43 per cento contrari, se il 75 per cento degli elettori di centrosinistra era favorevole e l’80 per cento degli elettori di centrodestra era contrario, non c’è dubbio che si sia trattato di uno sciopero politico contro il governo. È giusto che sia così, visto che la nostra proposta di modifica dell’articolo 18 è cosa troppo piccola per meritare uno sciopero generale».
Silvio Berlusconi si richiama spesso a Margaret Thatcher e Maroni fa il parallelo con lo storico sciopero dei minatori inglesi contro il governo conservatore.
Quello era un legittimo sciopero di categoria contro i provvedimenti della signora Thatcher che intendeva organizzare in profondità la struttura del lavoro. Qui si tratta di uno sciopero politico dell’opposizione contro il governo. Mi ha fatto una certa impressione che Massimo D’Alema abbia sostenuto le ragioni dei lavoratori sull’articolo 18. Da presidente del Consiglio propose le nostre stesse riforme. Se non ha cambiato idea, la sua posizione conferma che si è trattato di uno sciopero politico.

Davvero una riduzione di casi previsti dalla riforma non migliorerebbe il clima?

No perché non siamo di fronte a una delle circostanze in cui il governo propone 100, i sindacati 10 e occorre cercare una mediazione su 50. Una questione politica può risolversi solo sul piano politico.

Cioè?

La delega va avanti nella discussione parlamentare. D’accordo con Berlusconi, senza ansia e senza fretta, ma con determinazione e tranquillità cominceremo a lavorare per ristabilire le condizioni del dialogo.

Quando ci sarà il primo incontro?

Certo non immediatamente. Né Berlusconi né io abbiamo l’ansia di riprendere la discussione subito dopo lo sciopero generale. Venerdì 19 incontrerò Savino Pezzotta a Modena in un seminario organizzato da Marco Biagi con la partecipazione del commissario europeo al Lavoro Anna Diamantopoulou con cui Biagi collaborava. Sarà l’occasione per ricordarlo a un mese esatto dal suo omicidio.

Par di capire che l’elemento centrale del prossimo confronto saranno gli ammortizzatori sociali.

La delega sul lavoro è articolata in 12 punti. L’articolo 18 è uno di essi. Su tutti gli altri la delega è stata concordata con i sindacati parola per parola e gli ammortizzatori sociali sono al secondo punto.

Ma nella delega si parla di costo zero. Com’è possibile?

Noi immaginavamo di stabilire gli stanziamenti di anno in anno nelle leggi finanziarie. I sindacati ci chiedono di comunicare le cifre in anticipo e noi siamo in grado di farlo. Tremonti è d’accordo nel trovare le risorse. Si tratta soltanto di stabilire dei parametri, come è avvenuto quando abbiamo aumentato a 1 milione di lire le pensioni minime.

Come pensate di procedere?

Oggi gli ammortizzatori sociali servono essenzialmente per accompagnare alla pensione i lavoratori espulsi dal ciclo produttivo: cassa integrazione perpetua, mobilità lunghissime, prepensionamenti. Noi sosterremo economicamente i disoccupati, con una indennità parametrata allo stipendio e alla lunghezza della disoccupazione. Ma faremo in modo che chi perde il lavoro a cinquant’anni possa seguire dei corsi di riqualificazione per trovare un altro lavoro. Abbiamo già approvato la riforma del collocamento: oggi solo quattro lavoratori su cento trovano lavoro attraverso il collocamento pubblico e gli altri devono arrangiarsi. Ma sosterremo economicamente anche i giovani in cerca di lavoro, chiedendo in cambio di partecipare a corsi di formazione e di accettare gli impieghi che verranno offerti.

A un mese dalla morte di Biagi, la impressiona leggere il suo nome su qualche volantino?

Mi impressiona leggere su un documento della Fiom di Treviso il nome di un dirigente Zanussi che Marco Biagi mi aveva segnalato come componente di un gruppo di lavoro sulle riforme. Quel nome era conosciuto solo all’interno del mio ministero. Vedo che qualcuno qui dentro ha collegamenti che non dovrebbe avere.