«Avanti con delega lavoro e articolo 18»

22/01/2003




Mercoledí 22 Gennaio 2003
ITALIA-POLITICA


«Avanti con delega lavoro e articolo 18»

Flessibilità - Maroni: nelle prossime settimane al Senato l’emendamento del Governo che rafforza anche l’indennità di disoccupazione


ROMA – Una condanna al nanismo imprenditoriale. Alla dimensione familiare d’impresa. In tempi in cui si riscopre che la competitività ha bisogno di dimensioni adeguate e che non sempre "piccolo è bello", il rischio di una vittora del referendum di Rifondazione sarebbe, per il presidente di Confesercenti Marco Venturi, quello di spingere le aziende fuori dal mercato. Come convincerete gli italiani a votare contro il referendum? Mettendo bene in chiaro quali saranno i danni di un «sì». Non è una novità che la crescita di posti di lavoro in Italia è sostenuta dalla piccola e media impresa: bene, tutto questo finirà. La frenata sarà brusca e temo che già l’effetto-annuncio del referendum stia portando a un rallentamento. Ma non è la congiuntura a frenare l’occupazione? Naturalmente ha un peso. Ma anche in periodi di bassa crescita il contributo che le Pmi hanno dato all’occupazione è sempre stato superiore a quello della grande impresa, che continua a perdere posti. Quali sono gli altri danni? Innanzitutto costringerà l’impresa alla dimensione familiare. La rigidità del lavoro porterà l’imprenditore a chiudersi in una dimensione ancora più piccola con evidenti danni per il nostro sistema e per la competitività. Sappiamo bene che la concorrenza dei mercati si può affrontare solo con una dimensione d’impresa adeguata. E poi il sommerso: più vincoli portano lavoro nero. Già siamo al 27%, mi sembra una soglia fin troppo drammatica. Ma dovrete convincere anche i lavoratori… Spiegheremo ai lavoratori che questi danni si scaricheranno su di loro. Meno posti di lavoro, più nero, perdita di competitività sono tutti fattori che avranno conseguenze negative. Siete disponibili ad «aprire» su nuove tutele? Si può ragionare sugli ammortizzatori sociali per i periodi di non lavoro. E sulla formazione. Su questi temi non ci sono chiusure tra piccoli imprenditori. Vede, nella piccola impresa il rapporto tra datore di lavoro e dipendente è diretto, personale, quindi c’è tutta la disponibilità a cercare soluzioni che aiutino nelle situazioni di crisi. Chiedete una legge che eviti il referendum? No, non vogliamo leggi che accolgano il senso del referendum. Dunque, si va di nuovo allo scontro sull’articolo 18? Già abbiamo perso troppo tempo su questo tema. Il conflitto sociale non è valso il risultato che abbiamo portato a casa. Ora basta. Non vogliamo un nuovo scontro sul referendum ma tutto dipenderà da come saranno schierate le parti in campo. Noi vorremmo evitare una nuova conflittualità. Aspettate i sondaggi? Avremo sondaggi ad hoc ma rifletteremo anche sulle indicazioni che arriveranno dalle nostre strutture territoriali. Dagli orientamenti e dal clima cerchereremo un coordinamento con le altre associazioni datoriali. Soprattutto se dovremo fare una battaglia sul referendum e costituire comitati per il «no». Insomma, meglio il non raggiungimento del quorum? Uno nuovo scontro, ripeto, sarebbe inutile. Ma è troppo presto per ragionare sul raggiungimento o no del quorum. Se vince il no, si augura una modifica più incisiva sui licenziamenti? Con il Patto per l’Italia abbiamo già raggiunto un’intesa. Vale quella, è inutile riaprire un fronte. LI.P. ROMA – Il Governo sull’articolo 18 va avanti. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni anche ieri ha ripetuto che «tra qualche settimana il Governo presenterà al Senato l’emendamento sulla riforma dell’articolo 18 e sul rafforzamento dell’indennità di disoccupazione» escludendo una legge che eviti il referendum di Bertinotti sull’estensione dell’articolo 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti. Presentato l’emendamento, però, il Parlamento potrebbe restare a guardare in attesa dell’esito referendario. Al momento (prima di avere in mano sondaggi "freschi") l’Esecutivo è obbligato a un atto di coerenza. Per una doppia ragione: mantenere fede agli impegni assunti nel Patto per l’Italia dove è prevista una modifica sperimentale dell’articolo 18; ma anche dimostrare, in contrasto con le spaccature e difficoltà della sinistra, che non rinnega la battaglia dello scorso anno. Un’avanzata del provvedimento legislativo del Governo, nonostante ci siano anche nuove risorse per rafforzare l’indennità di disoccupazione, potrebbe infatti dare fiato alla campagna referendaria tutta centrata sull’aggressione ai diritti. E rialzare il polverone sul tema dei licenziamenti, su cui il Governo ha deciso di tenere un profilo basso. Maroni ieri ha di nuovo escluso «categoricamente ogni ulteriore intervento sul testo dell’articolo 18, così come concordato con le parti sociali nel Patto per l’Italia», mentre ha annunciato che nelle prime settimane di febbraio il Parlamento darà il via libera definitivo alla riforma del mercato del lavoro di Marco Biagi. A darne conferma anche il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «La delega lavoro va in Aula del Senato comunque la prossima settimana», indipendentemente dal fatto che sia concluso l’esame in commissione. Ad augurarsi l’approvazione della riforma al più presto è il leader degli industriali, Antonio D’Amato. «È frutto del Libro bianco di Marco Biagi ma anche di un’intesa tra tutte le forze sociali e imprenditoriali, tranne la Cgil. Tutti convinti che questa riforma creerà più occupazione». Ieri D’Amato ha incontrato il premier a Palazzo Chigi: al centro del colloquio, a cui era presente anche il direttore generale, Stefano Parisi, c’è stata l’agenda delle riforme 2003. «Bisogna intervenire senza schemi ideologici su stato sociale, pensioni, mercato del lavoro perché l’Italia non è certo un Paese povero, ma neanche ricco. Ha ancora oggi troppe disuguaglianze, emarginazione, non cresce quanto potrebbe. Per dare risposte bisogna creare più ricchezza, far crescere la torta perchè ci siano più fette e fette più abbondanti». Il presidente di Confindustria, nel corso di una trasmissione televisiva, ha sottolineato soprattutto la necessità di «fare di più» perché «le riforme sono necessarie e quella delle pensioni è una delle grandi questioni che l’Europa ci chiede di affrontare». Il leader di Confindustria respinge l’immagine di un’Italia con le pile scariche, «attraversa una grave crisi di competitività» dovuta proprio al ritardo sulle riforme su cui «è ora di rimboccarsi le maniche». Il problema non è solo quello della competitività ma anche quello dell’equità: «La riforma delle pensioni – ha detto D’Amato – è necessaria perché il livello della spesa sociale italiana è agli stessi livelli dell’Ue ma è articolata male. I due terzi vanno alla previdenza mentre bisognerebbe fare di più sul fronte dell’equità prevedendo per esempio un salario di garanzia». Ma la battaglia per l’uguaglianza si fa anche contrastando l’illegalità, il sommerso riformando il mercato del lavoro. «Chi ha fatto più flessibilità, cioè la Spagna, l’Irlanda, l’Olanda ha visto una crescita straordinaria dell’occupazione. La flessibilità quindi riduce la precarietà». A replicare al Governo e a Confindustria è il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta: «La flessibilità che c’è oggi, introdotta con le riforme del Centro-sinistra, è sufficiente. Ora bisogna pensare all’estensione delle tutele altrimenti ne avremo un danno per i singoli e per la società». Ma ieri sull’articolo 18 e sul referendum di Rifondazione c’è stata una nuova polemica nei Ds tra Gavino Angius, presidente dei senatori della Quercia che ieri si è pronunciato per il «no» al quesito referendario e Cesare Salvi: «La sua è una valutazione personale». Oggi la segreteria della Quercia parlerà anche di articolo 18. E ieri sul tema è intervenuto il presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera: «Credo che se si evitano gli scontri in questo momento si fa l’interesse del Paese».
LINA PALMERINI