Autunno, di nuovo in movimento

22/09/2003





 
   
20 Settembre 2003

 
CGIL
Autunno, di nuovo in movimento

I sindacalisti della Funzione pubblica si preparano a riprendere la lotta aperta dalle «scelte del congresso», contro chi tenti all’interno o dall’esterno di «snaturarle»
CARLA CASALINI
Concludono «all’unanimità» con la conferma «della linea uscita dal XIV congresso della Cgil», i dirigenti e delegati della Funzione pubblica, riuniti per due giorni a Roma: mettono il loro peso nella difesa delle scelte contro la guerra, per la salvezza di diritti, poteri, libertà insidiati dal governo delle destra, che da quel congresso scaturirono segnando l’
anno lungo dei movimenti che ha visto protagonista la Cgil – antesignana la Fiom. Una scelta e un tempo precisi, per questa presa di parola che dal documento finale alle conclusioni del segretario generale Laimer Armuzzi, all’introduzione del segretario nazionale Podda, si schiera con decisione nello scontro in parte esplicito e in parte latente che agita la Cgil. In effetti, il tentativo di cancellare il congresso di Rimini c’è: non è agito solo dal documento dei dirigenti «riformisti» della Cgil, ma aleggia anche in parte di coloro che non si esprimono, che quelle scelte hanno accolto in silenzio senza condividerle, o che le hanno accettate a parole magari solo perché risultavano vincenti. Perciò i delegati della Funzione pubblica si muovono segnalando come oggi la via imboccata allora si dimostri addirittura ancor più perspicua nella lettura degli eventi, «in una fase politica e economica che è sicuramente la più drammatica almeno degli ultimi dieci anni», esordisce Carlo Podda nella relazione.

Le guerre «ingiuste» in Afghanistan e Iraq mettono sotto gli occhi di tutti le nefasta conseguenze; il progetto di Berlusconi dalla sottomissione all’amministrazione Bush alla demolizione dello «stato sociale universale» in istruzione, salute, pensioni, all’imperativo di trasformare il diritto del lavoro in «una branca del diritto commerciale», fino alla deformazione della Costituzione, ha una sua logica interna: espungere «il nostro sistema dal contesto europeo» – sottolineano i sindacalisti che riflettono sulla necessità di una «spinta dal basso» per far vivere un’Europa sociale e politica, per la quale notano «disimpegno a sinistra».

Oggi c’è da riprendere il conflitto su tutto l’arco dei diritti minacciati. Per chiarezza: «ricongiungere a pieno l’iniziativa della Cgil con quella dei movimenti, e più in generale con le attese delle persone che alla Cgil continuano a affidare le speranze di difesa della democrazia». Oggi, quando ai soggetti protagonisti di quell’anno lungo se ne aggiungeranno altri, via via che «il fumo della propaganda» si dirada e «e le vere intenzioni di Berlusconi divengono chiare per tutti».

L’autunno è già cominciato con la decisione delle 2 ore di sciopero in corso regione per regione, indette dalla Cgil per discutere nelle assemblee con i lavoratori contro la legge 30 che si appresta a spogliarli di diritti e libertà. E il segretario generale Armuzzi chiarisce: se in qualche contratto si pretende di inserire quella legge in tutto o in parte «io non firmo», perciò plaude alla scelta della Fiom che non firmò e ora va allo sciopero, alla manifestazione del 17 ottobre – «sosteniamo quello sciopero, ci saremo anche noi». Nella discussione entra l’esperienza concreta dei pubblici dipendenti, le lotte unitarie che hanno strappato conquiste, le vicissitudini dei contratti che ancora non si riescono a chiudere con questo governo, mentre già si apre il rinnovo del successivo contratto nazionale. Tutti tasselli di una ripresa della battaglia per la «democrazia» la quale sconta l’incapacità delle forze politiche.

Di fronte agli attacchi del governo Berlusconi «dobbiamo chiedere orientamenti più stabili a un’opposizione che un giorno grida al rischio democratico, e l’altro dischiara disponibilità al dialogo sulle pensioni, sul federalismo». Carlo Podda aggiunge la sua personale posizione di «cittadino elettore»: «mi verrebbe voglia di chiedere a chi ci propone di nuovo non una sfida sui contenuti e i programmi della politica, ma sulle forme: un partito dei riformisti, ma per fare che?». Solo due, tre idee su cui si eserciterebbe questa capacità di riforma «è troppo pretenderle, e che durino almeno lo spazio di un programma elettorale?».

I dirigenti della Funzione pubblica ritengono che la Cgil possa «dare un contributo» a un programma di cambiamento: perciò riconfermano «la vocazione storica» di un sindacato che «non ha mai voluto essere partito, ma è sempre stato e ha voluto essere soggetto politico» – espressa anche nel «contributo allo straordinario movimento degli ultimi due anni». Il conflitto è aperto con i «riformisti» dentro la Cgil: «quei compagni che pretendono un autoconfinamento del sindacato, lo snaturamento della Cgil», il recedere dalla difesa dei «diritti». Legittime, sì, posizioni di verse a confronto, ma se qualcuno pensa di cambiare le scelte compiute «magari senza dirlo in esplicito, attraverso una lotta o un aggiustamento tra burocrazie sindacali, sappia che non gli sarà consentito».