Autostrade-Autogrill, le ragioni del successo

24/07/2003





FINANZA
lunedi 21 Luglio 2003
pag. 26


Autostrade-Autogrill, le ragioni del successo


PAOLO POSSAMAI


Quante grandi aziende italiane possono battersi da protagonisti sulla scena mondiale? Le dita di due mani bastano e avanzano per il conteggio. Tra queste ci sono Autostrade spa e Autogrill. L’una e l’altra hanno Edizione Holding, finanziaria di casa Benetton, quale azionista di maggioranza assoluta. L’una e l’altra gradiscono poco che sia enfatizzata la loro parentela, perché richiama le questioni su cui l’Antitrust in varie occasioni ha sentenziato e su cui ha ancora un’istruttoria in corso. L’una e l’altra cercano sempre più la propria fortuna fuori dall’Italia, testimoni della possibilità di competere nel mondo sul versante dei servizi. I Benetton, campioni del manifatturiero, dichiarano nei fatti l’utilità o la necessità di inventarsi un mestiere nuovo.
I marchi Mottagrill o Grill Pavesi continuano a legare alla nostrana rete autostradale la storia del gruppo acquisito dai Benetton. Ma è una cartolina ingiallita, che non tiene conto del film scritto dopo la privatizzazione del 94. Allora il fatturato ammontava a 712 milioni di euro, davvero quasi tutto dovuto panini e cocacola venduti ai margini dell’autostrada. I ricavi del 2002 sono arrivati alla soglia di 3.316 milioni di euro, maturati per il 52% negli Stati Uniti. In meno di un decennio, dunque, Autogrill è passata da rete di ristorazione autostradale italiana a leader mondiale nella ristorazione per la gente che viaggia (oltre alle autostrade, aeroporti e stazioni ferroviarie). Autogrill è presente in 15 paesi, con oltre 4.300 punti vendita. L’Italia pesa un terzo del fatturato, a valle di un processo di acquisizioni che ha interessato società europee e Usa.
Il valore delle aziende acquisite dai Benetton dal ’97 all’anno scorso ammonta a 1.465 milioni di euro e hanno apportato tutte assieme un fatturato di 2.154 milioni di euro. Un ruolo di assoluto rilievo assume in questa politica di shopping l’acquisizione dell’americana HmsHost, il cui valore consiste in 929 milioni di euro.
Aver quadruplicato il patrimonio comperato nel ’94 dallo Stato non è avvenuto senza zavorrare il conto economico. Tant’è che se il margine operativo lordo di Autogrill nel 2002 valeva 402,2 milioni di euro, l’ultima linea del bilancio ha segnato un utile di appena 7,5 milioni di euro (12,9 milioni di perdita nel 2001). Ma la redditività è in (lento) progresso. I valori rilevati nel primo trimestre 2003 indicano che l’incidenza del margine operativo lordo sui ricavi è salita dal 7,8% all’8,6%, mentre il cash flow è aumentato dell’8,9% (+27,2% depurato dall’effetto cambi). E nel primo trimestre 2003 non rientravano le festività pasquali, incluse invece nel corrispondente periodo del 2002. Conclusione: il neo amministratore delegato Gianmario Tondato Da Ruos mette in conto una crescita di almeno mezzo punto del Mol (13%). Tondato ha 43 anni e lavora nel gruppo Benetton dall’87, è arrivato nella scorsa primavera alla testa di Autogrill forte dei risultati raggiunti da presidente e chief financial officer di HmsHost. E’ un ex rugbysta, molto informale nei modi e insieme assai determinato. I mercati mostrano di credere ai piani per Autogrill, tant’è che il titolo è tornato a viaggiare attorno ai 10 euro, capitalizzando quindi la società 2,5 miliardi di euro. Un valore decuplicato rispetto alla quotazione avvenuta nel ’96.
E’ pur vero che non mancano le incognite sui conti di Autogrill. Ad esempio ci saranno le gare per 90 concessioni sulla rete autostradale italiane in scadenza al 31 dicembre 2003. Sono a rischio ricavi per 130 milioni di euro. Ma i vertici del gruppo replicano che, ammettendo l’ipotesi irrealistica di perdere tutte le corse in questione, i valori in gioco sono pari al 3,5% del bilancio consolidato. E ribattono che nelle ultime settimane Autogrill ha vinto gare in tutto il mondo, anche in ambiti nuovi (da ultimo ha assunto una partecipazione in Fiera Food System, società di ristorazione della Fiera di Milano). Di rilievo anche il rinnovo dell’accordo con il colosso Starbucks, che nei 10 anni di validità dovrebbe portare vendite per 4,4 miliardi di dollari.
Le vicende di Autostrade appaiono in qualche modo speculari a quelle di Autogrill. Il processo di internazionalizzazione è appena iniziato e i conti sono brillanti: lo scorso anno il gruppo presieduto da Gian Maria GrosPietro a fronte di 2,35 miliardi di euro di fatturato ha avuto un Mol che incide sui ricavi per il 63,6% e un utile netto di 529 milioni di euro. Pur in presenza di un piano di investimenti che fino al 2009 mette in conto investimenti per 20,7 miliardi di euro, GrosPietro ritiene che quest’anno i profitti cresceranno ancora del 12% a quota 563 milioni, mentre secondo il piano industriale al 2007 l’utile consolidato netto dovrebbe valere 840 milioni. Tale prospettiva, unitamente all’ampliamento del flottante in conseguenza della fusione fra Autostrade spa e Newco28 programmata per l’autunno prossimo, motivano l’attuale forte interesse degli investitori. Una piccola ombra è legata al fatto che ormai da sette mesi il Cipe continua a rinviare l’esame degli aumenti tariffari. Il mancato aumento non fa che rallentare il corrispondente piano di opere aggiuntivo concordato nel dicembre scorso con l’Anas per un valore di 4,7 miliardi, ma non produce altri effetti. Il titolo rimane quindi stabilmente sopra a 12 euro, contro i 10 pagati in sede di Opa e a fronte del valore di 7,0875 euro assegnato a ciascuna azione dall’Iri il 9 marzo 2000, all’epoca della vendita alla cordata Benetton, Fondazione Crt, Unicredit, Generali, Acesa, Brisa.
Nella composizione del nucleo di controllo di Autostrade stava già il disegno di internazionalizzare l’impresa. Autostrade possiede quote delle consorelle iberiche Acesa (di recente ribattezzata Abertis) e Brisa. Con questi partner, Vito Gamberale punta a entrare nel governo delle privatizzande società autostradali francesi (Asf in particolare). Non si tratta di una strategia di semplice attuazione, date le barriere che i francesi a casa loro pongono all’ingresso di stranieri. Ma Vito Gamberale e GrosPietro stanno cercando partnership in Francia, che diano a una mano ad accreditare Autostrade nella gara per Asf e cui promettere in parallelo l’accesso al capitale di Autostrade. I mesi a venire diranno poi come Germania, Gran Bretagna, Svezia, Finlandia, Olanda introdurranno il pedaggio nella loro rete autostradale. E si vedrà anche che parte vi saprà avere Autostrade spa. Un annuncio delle potenzialità sta, intanto, nella gara vinta per la gestione dei telepass in Austria.