Autogrill vuole mangiarsi il catering Lufthansa

20/10/2004

            SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 18 Ottobre 2004

            FINANZA pag. 35
            Autogrill vuole mangiarsi il catering Lufthansa
            Sono molti i dossier proposti dalle banche d’affari sul tavolo di Mion e Tondato, anche perché la società ha dimostrato di marciare a gonfie vele mentre i diretti concorrenti, a partire da Compass, sono spesso in difficoltà

            PAOLO POSSAMAI

            Sulla scrivania di Gianni Mion e Gianmario Tondato ci sono parecchi dossier. Possibili acquisizioni che sono state proposte a Autogrill e che il gruppo posseduto al 57,1% dai Benetton non ha cercato. Ma ormai è chiaro: la società, che qualche mese fa era stata messa in vendita, ora gioca il ruolo opposto, di polo aggregante. Mion è l’amministratore delegato di Edizione Holding, cassaforte di casa Benetton. Tondato dal febbraio 2003 riveste identico ruolo in Autogrill. Tondato ama dire che lui si occupa di panini e non di strategie. In effetti è stato Mion, per esempio, a incontrare a più riprese i vertici di Lufthansa: la compagnia aerea tedesca sta valutando la cessione di rami della propria società di catering (Lsg Sky Chefs). A parte l’understatement di Tondato, il gruppo italiano è riconosciuto fra i pochi a livello internazionale in grado di vestire i panni di attore consolidante in un settore in crisi.

            Del resto Autogrill ha dimostrato sul campo di sapere vincere la sfida di integrazioni difficili. Nell’esercizio prima dell’acquisizione, avvenuta nel 1999, HmsHost aveva ottenuto ricavi per 1.378 milioni di dollari, con un margine operativo lordo di 125,4 milioni di dollari. Nel 2003, dopo la cura Autogrill, il gigante della ristorazione americano nel 2003 è salito a un fatturato di 1.787 milioni di dollari e a un margine operativo lordo di 242 milioni. Vale a dire che in cinque anni l’Ebitda margin è aumentato dal 9,1% al 13,5% sul giro d’affari. La riprova è la più recente acquisizione svizzera Passaggio, il cui Ebitda margin era al 2% nel 2002 ed è atteso al 9% alla fine di quest’anno. A livello di gruppo, Autogrill ha chiuso il 2003 con ricavi consolidati per 3,18 miliardi di euro, un Ebitda margin del 12,9% e un cash flow pari al 9,2% del giro d’affari. Secondo i piani di Autogrill, su cui concorda peraltro pure un recente report di Merrill Lynch, i ricavi al 2006 saranno alla soglia di 3,6 miliardi, l’Ebitda margin al 14,5%, il cash flow al 10,2% e il debito netto quasi dimezzato rispetto agli 800 milioni del 2003.


            Sulla base di queste premesse trova ragione la chiamata in causa di Autogrill per rilevare competitor come le inglesi Welcome Break e Road Chef, rami della canadese Cara e della tedesca Lsg.


            Welcome Break è controllata da Invest corp, che a sua volta fa capo a finanzieri arabi. Road Chef è stata comprata nel maggio 1998 dalla giapponese Nikko, investendo da principio 175 milioni di sterline e poi nel 2001 altri 25 milioni per sostenere lo sviluppo della rete. Oggi Road Chef gestisce 21 aree di servizio sulla rete della grande viabilità inglese. Quanto all’americana Cara, che è acronimo della Canada Railway fondata nel 1883, è quotata alla Borsa di Toronto.


            Il tratto comune dei casi in questione sta nella marginalità e in un business che fatica a crescere. I ricavi di Welcome Break nel 2001 valevano 539 milioni di sterline, valore salito nel 2003 a 547 milioni; quanto al margine operativo lordo, nei due anni considerati è precipitato da 48 a 30 milioni di sterline. Il fatturato di Road Chef nel 2000 consisteva in 251 milioni di sterline e tre anni dopo ha dichiarato un apprezzabile sviluppo del giro d’affari, arrivando a 277 milioni. Ma la crescita non ha avuto un parallelo nell’Ebitda, sceso da 23 a 22 milioni.


            Il dossier forse più interessante attiene a Cara, che attraverso sette marchi gestisce circa 1.200 locations e dà lavoro a 39mila canadesi. Nell’esercizio 2003, Cara ha registrato un fatturato lordo di 1,13 miliardi di dollari canadesi (+9,3% sul 2002), valore che aumenta a 1,769 miliardi di dollari includendo le vendite realizzate dalla rete in franchising (+14,3% sul 2002). Sono in progresso pure i parametri della marginalità, attestandosi l’Ebitda a 128,6 milioni di dollari canadesi (+17,9%), l’Ebit a 78,45 milioni (+18,8%), l’utile netto a 47 milioni di dollari (+31,9%). Ma si tratta di progressi relativi. L’incidenza dell’Ebitda sul fatturato lordo non va oltre il 7,3%, mentre è al 4,4% l’Ebit. Dentro al gruppo Cara, sta Air Terminal Restaurant, che nel 2003 ha espresso un fatturato di 74,49 milioni di dollari canadesi e che potrebbe interessare Autogrill quale ampliamento della rete nel sistema aeroportuale nordamericano.


            Lo stato di salute di Lsg Sky Chefs presenta pur esso vari punti interrogativi. Nel 2002 i ricavi totali consistevano in 3,1 miliardi di euro, scesi lo scorso anno a 2,7 miliardi. Il gruppo di catering e ristorazione interamente controllato da Lufthansa ha un portafoglio di circa 300 compagnie aeree, opera in 48 paesi e dispone di 31mila dipendenti. Fornire i pasti a bordo dei voli di Sas o US Airways, come il buffet in occasione di eventi o appuntamenti a teatro non interessa a Autogrill. Mion l’ha chiarito a Wolfgang Mayrhuber, presidente e Ceo di Lufthansa. Ma Autogrill potrebbe valutare le attività di ristorazione gestite da Lsg all’interno di aeroporti o lungo le autostrade di mezzo mondo. Mayrhuber va orgoglioso di avere riportato la compagnia nei primi sei mesi del 2004 sulla via della redditività, ottenendo un risultato operativo positivo per 33 milioni di euro. A fronte di un fatturato di gruppo pari a 8,3 miliardi di euro, in crescita del 9% sul primo semestre 2003, i ricavi da traffico sono ammontati in 6,2 milioni. Ma il catering pesa sulla redditività.


            Se in tanti pensano a Autogrill come soggetto consolidante, dipende pure dalle difficoltà in cui si dibattono molti dei maggiori competitor. Emblematico è il caso dell’inglese Compass, leader nel mondo con ricavi per 10 miliardi di sterline. Compass agli inizi di settembre ha annunciato un profit warning sugli utili operativi (30 milioni meno del budget). Ma anche più sconcerto ha destato il fatto che il gruppo guidato da Mike Bailey ha segnalato la necessità di destinare 200 milioni più del previsto al capitale circolante netto, dimezzando il free cash flow atteso a 408 milioni per quest’anno. Esito immediato: nel giorno dell’annuncio Compass ha perso il 25% della capitalizzazione. Compass dopo decine e decine di acquisizioni si trova alle prese con l’opportunità di vendere un ramo d’azienda a Brake Brothers (controllato da Clayton, Dubilier Rice). Appena sei mesi fa Bailey, nel breve intervallo in cui Gilberto Benetton ha valutato di vendere Autogrill, diceva che il gruppo italiano costava troppo caro.