Autogrill: “Cambieremo l’offerta e guadagneremo anche in Usa”

24/09/2001



AFFARI&FINANZA


FINANZA
lunedi 24 Settembre 2001
pag. 42 Autogrill: "Cambieremo l’offerta e guadagneremo anche in Usa"
VITTORIA PULEDDA


Giù a candela, neanche fosse una compagnia aerea americana.
Per Autogrill le perdite a Piazza Affari sono state intorno al 40 per cento da martedì 11 settembre ad oggi e per il momento non ci sono segnali di inversione della tendenza. "Siamo comunque in condizioni di fare splendidi risultati e quando annunceremo al mercato i nuovi obiettivi sono sicuro che recupereremo rapidamente", si affretta a spiegare Livio Buttignol, amministratore delegato del gruppo. Eppure per Autogrill il listino è diventato un posto molto, molto scomodo in cui stare.
Le ragioni sono, almeno dal punto di vista emotivo, molto semplici da capire: un po’ più del 50 per cento del fatturato e un po’ meno della metà del margine di contribuzione vengono dal mercato americano, dopo "l’incauto" acquisto di Hmst. Che vuol dire Pizza Hut, Burger King, Chili e altri marchi presenti (e in alcuni casi soprattutto) nella maggior parte degli aeroporti statunitensi. Logico quindi capire perché a botta calda, immediatamente dopo il sanguinoso attacco a New York e la conseguente chiusura dello spazio aereo Usa, il titolo sia crollato. Ma ora i prezzi hanno ancora ragione di scendere?
Le stime provvisorie delle società dicono che la contrazione Usa peserà sul bilancio 2001 per 400 milioni di euro come minor fatturato e tra i 4 e gli 8 milioni di euro come riduzione del margine operativo lordo. Questo nell’ipotesi di una chiusura degli aeroporti per pochi giorni e un graduale ritorno alla normalità. In realtà, il vero banco di prova di come andranno le cose si avrà nell’arco delle prossime due settimane, quando si faranno i conti su come (e quanto rapidamente) gli americani ritornano a volare. Al più tardi entro metà novembre Autogrill comunicherà i nuovi obiettivi di budget per gli anni a venire.
Il bilancio 2001, comunque, è praticamente già fatto: i due mesi estivi — momento d’oro per i conti della società — sono alle spalle e le vacanze natalizie fanno lievitare il fatturato soprattutto in Europa. Dunque, l’impatto Usa (almeno allo stato delle cose) non dovrebbe essere drammatico. E nemmeno il rallentamento economico, almeno in Italia, preoccupa troppo: tradizionalmente il traffico autostradale cresce tra il 2 e il 4% l’anno, e le vendite di Autogrill aumentano un pochino di più; finora ciò si è confermato vero anche nei momenti di crisi peggiore. Tra l’altro, in Italia e in Europa il grosso del fatturato viene fatto lungo le autostrade, non negli aeroporti, quindi i timori sono abbastanza limitati.
Questi almeno sono i cavalli di battaglia del gruppo che fa capo a Benetton. Eccesso di ottimismo? I conti verranno fatti nei prossimi mesi, non solo alla luce del reale rallentamento congiunturale ma anche degli sviluppi politici. Non tutti gli elementi, però, giocano contro. Ad esempio, il traffico aereo negli Stati Uniti è molto legato agli spostamenti per lavoro, piuttosto che al turismo. Elemento che dovrebbe far pendere, nel medio periodo, alla ripresa del settore. Inoltre, una quota importante dei viaggi sono interni al paese e difficilmente sostituibili con mezzi di trasporto alternativo, viste le enormi distanze. Infine, elemento su cui Autogrill punta molto, da ora in poi le soste negli aeroporti saranno molto più lunghe rispetto al passato, per motivi di sicurezza nei controlli. Dunque, la gente bighellonerà molto più di prima nelle sale d’attesa e la richiesta di ristorazione dovrebbe aumentare di conseguenza. Semmai, e il problema è già all’ordine del giorno, andrà ripensata l’offerta; ad esempio aumentando il numero di bar e ristoranti con posti a sedere, rispetto allo snack veloce. Le proiezioni sui comportamenti dei consumatori tuttavia devono passare al vaglio dei fatti, quando concretamente si vedranno gli effetti non solo dell’allarme terrorismo, ma anche della contrazione dei consumi. Nei primi giorni di ripresa del traffico aereo il calo è stato nell’ordine del 30%: se dovesse trasferirsi — stabilmente — sul giro d’affari della società nel 2002 i conti sarebbero molto duri, visto che gli aeroporti Usa incidono per oltre il 35% del fatturato (una parte della ristorazione Autogrill è comunque realizzato lungo le strade e soprattutto nelle grandi stazioni ferroviarie).
Finora il responso dei mercati è stato chiarissimo: vendite a tutto spiano, fino a spingere il titolo ad un soffio dai sei euro. "Noi invece pensiamo a comprare: guardiamo con interesse ad una serie di realtà e qualche idea è già in pista. Anche negli Stati Uniti", rilancia Buttignol. Con un po’ di coraggio.