«Autoconvocati» contestano Bonanni all’Auditorium CISL

14/12/2010

Oltre la vertenza Mirafiori ed oltre la complessa partita Fiat, le tensioni nel mondo del lavoro si allargano fino a diventare tensioni sociali a tutto tondo. Alla presentazione del libro di Raffaele Bonanni Il tempo della semina, ieri pomeriggio a Roma, un gruppo di studenti e lavoratori precari «autoconvocati» ha fatto irruzione all’Auditorium di via Rieti per contestare i partecipanti all’urlo di «vergogna», «servi» e «il contratto non si tocca». Una protesta nata, probabilmente, dalla difficile trattativa in corso tra i sindacati e il Lingotto, per poi coinvolgere le ragioni dei molti lavoratori alle prese con la crisi economica e le scelte aziendali che questa sta scaricando sulle fasce più deboli della popolazione. «Contro il patto sociale, sciopero generale» recitava lo striscione dei manifestanti, poi allontanati con la forza dal servizio d’ordine, prima dell’arrivo del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Bonanni e gli altri leader sindacali presenti, il segretario della Uil Angeletti e quello della Cgil Camusso, stavano appunto discutendo della scelta di Marchionne di uscire temporaneamente da Federmeccanica per arrivare ad un contratto particolare del settore dell’auto. Una decisione che sta rimettendo in discussione l’intero sistema di regole sulla rappresentanza che finora ha regolato le relazioni industriali in Italia.
IL BRACCIO DI FORZA SULLE REGOLE «La Fiat utilizza una posizione di monopolio per pensare che si possano disfare le regole sulla rappresentanza. Questo non va bene ed è un tema del quale dovrebbe occuparsi Confindustria»ha detto Susanna Camusso, per la quale considerare l’associazione «una porta girevole» non è proprio una legittimazione. Più conciliante con l’azienda la posizione di Raffaele Bonanni, che pure è ritornato sul contratto separato del 2009: «Marchionne deve investire, questo a me interessa.Una volta che si acclara che c’è l’investimento, poi discutiamo le forme che dovranno reggere il rapporto tra loro e noi. Qualsiasi soluzione per noi deve restare dentro le linee guida contrattuali che la Cisl ha contribuito notevolmente a costruire. Noi non verremo delegittimati se si adotta ogni linea presente nel rinnovo dei contratti che abbiamo fatto ultimamente ». Sugli stessi toni Luigi Angeletti, per il quale un contratto specifico per il settore auto è «un’ipotesi che si può percorrere», perchè «sarebbe comunque un contratto nazionale e dentro il contratto dei metalmeccanici ».
LA DIFESA DI EMMA MARCEGAGLIA A rispondere nel merito alle critiche avanzate dalla segretaria Cgil è stata, invece, la presidente di viale dell’Astronomia, secondo cui «Confindustria non è delegittimata» dall’addio pur temporaneo del Lingotto. «In questi giorni ho sentito e letto tante sciocchezze» ha sottolineato la Marcegaglia, sostenendo le ragioni della casa automobilistica, nella quale si verificherebbero «percentuali di assenteismo assurde del 10-11% e una situazione non controllata di conflittualità e cattiva produttività ». Per questo «Fiat non chiede particolare flessibilità che possiamo fare tutti nell’ambito del contratto, ma chiede un meccanismo diverso di rappresentanza, un cambiamento molto forte». Il punto, dunque, è «rimuovere le resistenze fortissime della Fiom». Parole molto nette, non a caso pronunciate davanti alla leader Cgil, come ad invocare un intervento della confederazione di corso Italia sui metalmeccanici guidati da Maurizio Landini. Dopo il lungo vertice di ieri pomeriggio, restano infatti molto distanti le posizioni di Fiom da una parte e Fim e Uilm dall’altra: queste ultime si dicono pronte a discutere di una disciplina specifica per l’auto che resti nell’ambito del contratto nazionale, mentre le tute blu della Cgil bocciano l’ipotesi come «balcanizzazione» delle relazioni industriali.