Auto, vendite boom ma crollano gli ordini

02/02/2010

Le immatricolazioni salgono del 30%, prenotazioni giù del 50%
MILANO— Boom per le immatricolazioni. Boomerang per gli ordini. Nell’uno e nell’altro caso, è l’effetto incentivi. Sono finiti a dicembre, e la corsa all’acquisto nelle ultime settimane dell’anno fa volare le consegne di gennaio: +30,22% su gennaio 2009, una delle performance più elevate mai registrate dal mercato dell’auto. Non festeggiano, però, i costruttori. Rilanciano anzi l’allarme: i numeri dei veicoli immatricolati — 206 mila contro le 158 mila di un anno fa, quando il settore toccò il picco minimo — nascondono uno stato di salute già da crisi d’astinenza. Con ordini letteralmente a picco: —50% sull’ultimo trimestre dell’anno, come nel caso della Fiat e di altri gruppi con buona parte della gamma in «zona ecoincentivi»; —10% su gennaio 2009, mese che già era «sotto» del 32%, come da media di mercato stimata da Anfia e Unrae (l’associazione nazionale dei costruttori e quella che raggruppa le case estere). Livello considerato realistico: 125 mila auto.
Un gennaio double face, insomma. E a chiave di lettura inequivocabile. Il fronte immatricolazioni beneficia del forte traino di dicembre, con i molti clienti entrati nelle concessionarie per approfittare degli «ultimi aiuti» certi. Ma questo ha significato un robusto anticipo di ordini. E, ora, anche chi avrebbe comunque intenzione di acquistare aspetta di capire se e in che misura gli incentivi saranno rinnovati. Il governo, con Claudio Scajola, ha più volte parlato di un provvedimento entro febbraio. Sarà ridotto, rispetto al precedente, sia nell’entità sia nella durata: una disintossicazione soft da un doping che non può continuare all’infinito e che le aziende sanno essere inevitabile. Ma l’incertezza, accusano, pesa quasi quanto un taglio tout court. Quello che il Centro Studi Promotor definisce «un blocco pressoché totale» rischia di tradursi in un tracollo. È l’Anfia, con il presidente Eugenio Razelli, a sottolineare che «il portafoglio ordini inevasi potrà sostenere il mercato non oltre marzo » : dopodiché, senza «un’uscita graduale» dagli aiuti, «ci si può attendere un crollo confermato dal -10% di gennaio». L’Unrae attacca in modo ancora più esplicito: «Senza incentivi saranno a rischio molti posti di lavoro. Come tutti i mercati anche quello dell’auto ha bisogno di certezze, in un senso o nell’altro, e il rinvio da parte delle istituzioni di decisioni in merito non giova a chi vive di questo lavoro».
Gli effetti possibili sulla filiera sono quelli che già si vedono sul lato produttivo. La Fiat, in gennaio, ha aumentato le vendite del 30,4% mantenendo la propria quota al 32%. Le due settimane di cassa integrazione, tra febbraio e marzo, decise per tutti gli stabilimenti sono però conseguenza diretta del nuovo andamento della domanda. Situazione che si innesta, per il Lingotto, con la vertenza su Termini Imerese: e in attesa che, all’incontro di venerdì, il ministero dello Sviluppo «scopra» le carte sui pretendenti alla fabbrica siciliana, per domani il sindacato conferma le quattro ore di sciopero generale di gruppo. Anche se proprio nel «cuore» Fiat, Mirafiori, sulle modalità le varie sigle andranno in ordine sparso