Auto L’azienda in crescita annuncia un 2011 «molto solido» – La svolta della Ford, l’utile sorprende Detroit

03/11/2009

NEW YORK — Detroit rimane l’epicentro della crisi industriale americana, ma da oggi non si parla più di un intero tessuto industriale in ginocchio: la Ford, che solo due anni fa sembrava avviata sulla stessa china che ha portato General Motors e Chrysler alla bancarotta, non solo è riuscita ad evitare il disastro, ma è tornata al profitto nel terzo trimestre di quest’anno.

È un Alan Mulally raggiante quello che ieri — annunciando che nel trimestre luglio-settembre il gruppo non ha registrato la perdita attesa dagli analisti ma un utile di un miliardo di dollari — ha sottolineato che l’azienda ha realizzato un risanamento vero senza chiedere allo Stato nemmeno un dollaro di aiuti. Un bel successo per questo ingegnere aeronautico che, dopo oltre 30 anni di Boeing, meno di tre anni fa è sbarcato, tra lo scetticismo generale, al vertice di un gruppo allora sotto la tenda a ossigeno. Lavoratore indefesso (arriva tutte le mattine in ufficio alle 5.15), manager attento al marketing fino al punto di telefonare personalmente, per ringraziarli, a molti clienti che hanno sostituito la loro Toyota Prius con una «Fusion » (la Ford «ibrida»), Mulally ha scosso il vecchio pachiderma dal suo torpore obbligandolo a correre. Certo, il sorprendente ritorno al profitto è stato possibile anche per l’impennata della domanda di veicoli dovuta agli incentivi alla rottamazione offerti dal governo Usa. Incentivi ormai scaduti. Un ulteriore vantaggio è venuto proprio dalla procedura di amministrazione straordinaria che in estate ha semiparalizzato gli altri due produttori di Detroit, fino a quando non sono usciti dalla bancarotta con nuovi manager. La Ford è stata abile ad approfittare due volte di questa crisi: per attuare severi piani di ristrutturazione che le hanno consentito di tagliare oltre un miliardo di dollari l’anno di costi vivi e per conquistare quote di mercato approfittando della vulnerabilità di Gm e Chrysler. Non andrà sempre così: la General Motors sta cercando di rinnovare la gamma dei modelli, mentre, alla Chrysler, Sergio Marchionne presenterà proprio domani il suo piano quinquennale che punta a riportare la Casa americana al profitto entro due anni e a sviluppare nuovi prodotti a basso costo e basso consumo, integrati con quelli della gamma Fiat. Tra l’altro, mentre la procedura di ‘Chapter 11′ ha consentito alle due Case più deboli di uscire dalla bancarotta senza debiti, la Ford i debiti li ha e anche tanti. Anzi, è proprio un maxiprestito di 26 miliardi di dollari ottenuto a condizioni assai vantaggiose poco prima del crollo del sistema finanziario che ha consentito al gruppo di sopravvivere alla bufera nonostante i 30 miliardi di perdite del triennio 2006-08. Una parte di questo prestito, in scadenza l’anno prossimo, probabilmente verrà rinnovato a condizioni più onerose, mentre il 25% del debito dovrebbe essere saldato. La società ha poi annunciato l’offerta sul mercato di un miliardo di dollari di azioni ordinarie e di altri 2 miliardi di titoli convertibili.

Ma, nonostante le incognite finanziarie e la positiva congiunzione astrale nella quale la Ford si è trovata a metà del 2009, il gruppo assicura che il recupero non è solo momentaneo: i conti, dice Mulally, resteranno positivi l’anno prossimo e, probabilmente, nel 2011, anche se con margini minori per il prevedibile calo del mercato europeo, non più sostenuto da incentivi governativi. Negli Usa, invece, la Ford spera in un ulteriore recupero. Un successo, quello di Mulally, che può galvanizzare anche i concorrenti e che fa apparire meno temeraria la scommessa di Marchionne. E anche General Motors dà qualche primo segnale positivo: nel suo deposito di garanzia si trovano ben 13,6 miliardi di dollari di aiuti statali, finora inutilizzati.