Auto, boom di vendite in Europa

16/12/2009

Il mercato europeo dell´automobile sale del 26,6 per cento a novembre rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Se si tiene conto dei soli mercati dell´Europa a 15, l´incremento è addirittura del 31,1 per cento. Effetto certamente degli incentivi che, in genere, favoriscono la vendita delle utilitarie e delle vetture a basso impatto ambientale. Così, ancora una volta, il gruppo Fiat fa meglio del mercato e sale a novembre del 27,7 per cento finendo al sesto posto nel Vecchio continente con una quota superiore all´8 per cento. Nei primi undici mesi del 2009 Fiat è il gruppo che fa segnare il maggiore incremento con un più 5,4 per cento. Soprattutto, se si volessero cominciare a sommare le vendite di Torino con quelle di Chrysler in Europa, la nuova società in via di formazione salirebbe al quarto posto per vendite, a pari merito con Renault.
Che l´andamento dei mercati sia segnato dall´effetto incentivi non lo dimostra solo la performance della Fiat. Sono infatti vistose le variazioni tra paesi che hanno adottato gli aiuti pubblici e quelle che non lo hanno fatto. Così nella vasta area dei paesi dell´Est di recente entrati nell´Unione europea l´assenza di incentivi ha trasformato il 2009 in un anno da incubo, con un calo medio del 27,4 per cento rispetto ai primi undici mesi del 2008 e punte del 60 per cento in meno come in Romania. Al contrario, nell´Europa a 15 le vendite nei primi undici mesi sono rimaste sostanzialmente quello dello scorso anno, con aumenti clamorosi legati agli aiuti di stato come in Inghilterra (+136 per cento). In Italia il mercato 2009 arriverà agli stessi livelli dell´anno scorso, un risultato che i primi trimestri non lasciavano certo immaginare. Tanto che proprio ieri il Lingotto ha disdetto i tre giorni di cassa integrazione (dal 21 al 23 dicembre) inizialmente previsti a Melfi.
Questo quadro potrebbe paradossalmente complicare la trattativa tra Fiat, sindacati e governo in programma il 22 dicembre. Con questi risultati, dicono i sindacalisti, è più difficile proporre la chiusura della produzione in Sicilia. «Sappiamo bene – dice il segretario della Fim, Giuseppe Farina – che questi dati sono influenzati dagli incentivi. Ma sappiamo anche una parte significativa di quegli incentivi è andata a incrementare la produzione delle fabbriche polacche della Fiat. Per questo chiediamo l´aumento della produzione in Italia». «Con un ad che parla di produrre 5-6 milioni di auto – dice il leader della Fiom, Gianni Rinaldini – chiedere che in Italia se ne produca più di un milione non mi sembra chiedere la luna. Oggi siamo a 650 mila Altrimenti dovremo accettare che si chiuda Termini mentre si apre in Serbia». Sul rischio di chiusura per Termini Imerese e sulle ipotesi di cessione ai cinesi, è intervenuto ieri il segretario della Cgil: «Termini – ha detto Epifani – è una grande realtà produttiva. E non si può scherzare dicendo ‘ la Fiat va, resta´, o ‘arrivano i cinesi, non arrivano´».