Aumento record del lavoro flessibile

08/05/2001

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Aumento record del lavoro flessibile
La Cgil: ma le donne guadagnano la metà degli uomini
In tre anni salgono del 26 per cento il part time e l’interinale. Boom dei parasubordinati: quasi due milioni

RICCARDO DE GENNARO


Roma – È mobile, precario, privo di tutele, ma è attualmente l’unica forma di lavoro che contribuisce alla crescita dell’occupazione. Negli ultimi tre anni il lavoro «flessibile» ha divorato terreno nei confronti del posto fisso: mentre il lavoro a tempo indeterminato è aumentato dell’uno per cento, il lavoro in affitto è cresciuto del 26,2 per cento (401 mila occasioni di lavoro in più), il part time del 26,6 per cento (+356 mila posti), il lavoro parasubordinato (un ibrido tra lavoro autonomo e dipendente) è aumentato del 23,3 per cento, al punto che oggi i parasubordinati, o collaboratori coordinati e continuativi, sono quasi due milioni.
I dati sono dell’IresCgil, che ammette grandi difficoltà nel mettere a fuoco il mondo dell’atipico attraverso fonti certe e omogenee. Si tratta infatti, in taluni casi, di lavoro talmente flessibile (i contratti spesso durano un solo giorno, oppure sono difficilmente classificabili) da sfuggire a qualunque tentativo di intercettazione. Dalla ricerca dell’Ires, condotta per conto di NidilCgil (la categoria che segue i «nuovi lavori»), emerge comunque che è in aumento il numero delle donne. Con un dato sconcertante: una sensibile differenza nell’ambito del gruppo dei collaboratori continuativi tra il loro trattamento economico e quello degli uomini: «Nel ’99 il reddito medio dei collaboratori coordinati e continuativi si legge nella ricerca è stato di circa 24 milioni e mezzo e gli uomini hanno guadagnato quasi il doppio delle donne». Non si hanno però dati sulle ore di lavoro.
La fotografia del «nuovo mondo» del lavoro scattata dall’Ires mostra ancora una volta un «atipico» dal doppio volto. Mentre da un lato alcuni lavoratori, pochi in verità, possono celebrare gli aspetti positivi della flessibilità (più libertà, formazione mirata, carriere più rapide, nicchie di professionalità ben retribuita), dall’altro cresce enormemente l’area del «lavoro povero», dello sfruttamento e del ricatto: basti pensare al contrasto tra i giovani che parlano nei video prodotti per esaltare la fine del posto fisso e le notizie che emergono dalle interviste dei precari, ad esempio, di McDonald’s, dove sarebbero negati i più elementari diritti sindacali.
La Cgil ha mutato atteggiamento: il vicesegretario Guglielmo Epifani sottolinea che «sul lavoro interinale il nostro giudizio è positivo, anche perché un lavoratore su quattro viene assunto con contratto a tempo indeterminato al termine del suo percorso». Sono gravi, tuttavia, aggiunge Epifani, i casi di «uso scorretto del rapporto interinale». Senza dimenticare l’adozione di rapporti di lavoro parasubordinati molto vicini a quelli di lavoro dipendente per aggirare l’intero impianto delle tutele dei lavoratori. Quanto ai giovani precari che non a caso chiedono più regole nel rapporto di lavoro e maggiori tutele contrattuali una parte di essi pare abbia trovato una forma di difesa dagli abusi dei datori di lavoro: salutare e mettersi in proprio dopo il periodo di formazione garantito dal contratto in affitto, una sorta di «fuga» intelligente.

Epifani ha poi annunciato che la Cgil ha inviato una lettera a tutte le associazioni coinvolte nella trattativa sui contratti a termine, poiché «non consideriamo chiusa la partita: ora aspettiamo che si fissi un incontro». Prosegue intanto lo scontro sui rinnovi contrattuali: «È un dirittodovere del governo intervenire quando ci si pone fuori dell’accordo di luglio», ha fatto sapere il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, alla Confindustria.