Aumenti per le minime, criteri più generosi

15/07/2002


14 luglio 2002



Il ministero del Welfare ha speso meno di quanto stanziato, sono quindi a disposizione circa 500 milioni

Aumenti per le minime, criteri più generosi


Martedì vertice fra governo e sindacati. L’assegno elevato a 1,8 milioni di persone

      Si potrebbe sbloccare martedì la vicenda legata all’ampliamento della platea dei beneficiari degli aumenti a 516 euro per le pensioni minime. Secondo indiscrezioni, la proposta che l’Inps ha inviato al ministero del Welfare sarebbe basata sull’innalzamento del reddito coniugale (da 21 a 26 milioni di vecchie lire, oltre 13 mila euro) e sull’abbassamento del requisito d’età (60 anni) per gli invalidi totali. E martedì potrebbe essere una di quelle che discuteranno i sindacati nell’incontro convocato dal ministro Roberto Maroni. Secondo fonti vicine alle parti, la proposta, sarebbe a costo zero per le casse dello Stato basandosi sul residuo dei soldi stanziati nella Finanziaria 2002 per l’aumento delle minime. E potrebbe essere inserita nella Finanziaria. Si tratta ovviamente di proposte e spetterà comunque al ministero del Welfare decidere se prenderle in considerazione. Una cosa è certa, come ha rilevato nei giorni scorsi il sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli, «se dovessero esserci delle risorse aggiuntive, saranno destinate allo stesso terreno delle pensioni».
      Dalle ultime rilevazioni Inps sulle attribuzioni delle pensioni minime, e sui cui il governo si è impegnato a diffondere le cifre nell’incontro del 16, emerge che, a conclusione dell’operazione, l’aumento a 516,46 euro della pensione avrà riguardato un totale di 1,8 milioni di soggetti, compresa la platea dei potenziali beneficiari residenti all’estero. Di conseguenza, la spesa complessiva per quest’anno, al posto dei 4.200 miliardi di vecchie lire (2.170.000 euro) previsti dal governo nella Finanziaria 2002, dovrebbe attestarsi sui 3.200 miliardi di lire, pari a 1.620.000 euro. In questo modo, i circa 1.000 miliardi di vecchie lire, poco meno cioè di 500 milioni di euro, che avanzano potrebbero essere ridistribuiti allargando la platea dei beneficiari dell’aumento.
      Un’altra delle ipotesi che potrebbe esser presa in considerazione è quella di abbassare l’età per avere diritto all’aumento per quei pensionati che hanno versato contributi previdenziali. E potrebbe trattarsi di un abbassamento da 70 a 65 anni. Martedì però sarà solo il primo degli incontri. Incontri ai quali parteciperà anche la Cgil, la riunione infatti non rientra in quelle per l’applicazione del Patto per il lavoro siglato soltanto da Cisl e Uil.
R. F