“Aumenti” Luce, gas e benzina: un 2005 da dimenticare

02/01/2006
    martedì 27 dicembre 2005

      Pagina 5 – Primo Piano

      DI TASCA NOSTRA – PROTESTANO I CONSUMATORI PER LA CORSA DELLE TARIFFE ENERGETICHE. ANCHE IL LATTE E’ SALITO PIÙ DEL RIFERIMENTO. IN DISCESA TELEFONIA E MEDICINALI

        Luce, gas e benzina: un 2005 da dimenticare

          I prezzi dei settori liberalizzati sono rincarati in media del 5,1 contro il 2 per cento del tasso Istat

            Marco Sodano

              Stangate in arrivo, stangate alle spalle. Luce, gas, carburante, istruzione, trasporti, affitto, acqua potabile: è stato un 2005 massacrante per il portafoglio delle famiglie italiane, si prospetta un 2006 analogo.

                I rincari hanno risparmiato pochissime voci – la pasta, i medicinali, il telefono – e si scopre che i presunti rimedi dell’ultimo decennio hanno rimediato poco davvero. Nel rapporto sui prezzi del Dipartimento del Tesoro e aggiornato ai primi di novembre spicca su tutti un dato: nell’anno che si sta concludendo i prezzi «liberalizzati» sono aumentati del 5,1%, ben oltre il doppio del tasso di inflazione (che ha viaggiato intorno al 2%). Alla faccia di chi cavalcò la tigre delle liberalizzazioni – dalla benzina alla luce al gas all’acqua – preannunciando risparmi per i consumatori. Nello stesso periodo i prezzi controllati (per esempio i trasporti ferroviari e marittimi, le autostrade e i tabacchi) sono rimasti in linea con l’inflazione: +2%.

                  E invece la luce ha messo a segno un’impennata del 7,1%, il gas è arrivato a 11,9%, i prodotti petroliferi hanno viaggiato su una media del 14,5% (record assegnato al gasolio per riscaldamento: +17), mandare i figli a scuola costa il 6,1% in più se frequentano le superiori e il 3,6 se già studiano all’Università, l’acqua è rincarata quasi del 4%. Naturalmente, nell’anno petrolio alle stelle, è il settore energetico a tirare la volata: portandosi dietro anche i listini collegati più direttamente alle quotazioni dell’oro nero. Per esempio i costi dei viaggi in aeroplano sono cresciuti del 19%.

                    Ma c’è anche il carovita spicciolo, quello con cui si lotta giorno per giorno. C’è il carocolazione: anche la bottiglia da un litro di latte ha superato l’inflazione, con un rincaro del 2,5%. Non è una novità il carocasa, con i canoni di affitto cresciuti del 2,2% (non rientra nel rapporto il prezzo degli immobili, protagonisti di una corsa al rialzo che per ora non accenna flessioni). Come l’affitto – +2,2% – è aumentata l’assicurazione auto (il calcolo è fatto sulla polizza Rc). Sono questi i tariffari che aspettano al varco lo stipendio: c’è poco da stupirsi se gli italiani tagliano le spese.

                      I consumatori prendono la palla al balzo e picchiano soprattutto sulle tariffe, ovvero i famigerati «prezzi liberalizzati»: Intesaconsumatori ha sommato aumento su aumento ed è arrivata a un conto di 670 euro l’anno a famiglia. «Senza contare – aggiunge l’associazione – i servizi bancari aumentati del 9,2%». Più una stoccata per l’Istat, che sarebbe colpevole di «rappresentare una realtà edulcorata, lontana anni luce dalle sofferenze delle famiglie». Elio Lannutti, presidente Adusbef-Intesa: «I dati del Tesoro confermano il nostro allarme sul potere d’acquisto: non si rilanciano i consumi perché le famiglie non arrivano alla seconda settimana. Gli italiani non possono fare le rate per sbarcare il lunario. Chiediamo al governo di mettere sotto controllo prezzi e tariffe altrimenti questo paese continuerà a far crescere gli utili dei monopolisti mentre il 90% delle famiglie sopporta la congiuntura economica sfavorevole».

                        Bisogna però dirla tutta: scorrendo le tabelle del Dipartimento del Tesoro, i volenterosi riescono anche a mettere insieme qualche buona notizia. Prezzi in calo nella telefonia, che nei primi dieci dell’anno hanno segnato -1,3% – una liberalizzazione che forse comincia a dare i primi timidi risultati -. Prezzi in calo anche per i medicinali del servizio sanitario nazionale, che hanno segnato -5,2%. Spulciando si trovano le altre voci della cabala del ribasso: -0,7% fa lo zucchero, -0,3 i medicinali di fascia C, -1 fa la pasta, la regina nazionalpopolare della tavola italiana. Sono rimasti «fermi» i servizi Bancoposta: è qualcosa.

                          Chi punta al risparmio può continuare invece la caccia al distributore: i ribassi decisi dall’Eni sui carburanti Agip nella settimana precedente Natale (4 centesimi al litro) ha scatenato la corsa delle compagnie. Passato anche Santo Stefano, all’Agip è rimasto un ribasso di un centesimo, ma è rimasto in vigore anche il taglio – ben più appetitoso – deciso da Erg per i suoi self service: 6 centesimi al litro sulla benzina, 8 sul gasolio. La guerra dei prezzi si combatte in trincea, con qualche piccola sortita.

                            Non basta a Riccardo Villari, responsabile Mezzogiorno della Margherita, che legge nei dati del Tesoro «la più netta smentita delle chiacchiere di Berlusconi sull’economia del Paese». Secondo Villari «quasi tutte le voci di spesa di una famiglia media italiana hanno conosciuto nel corso del 2005 una fiammata di aumenti, e il bilancio è ancora più pesante per chi vive al Sud». Inevitabile l’accenno alla conferenza di fine anno del premier. Ha raccontato, dice Villari «un paese che non esiste e che è totalmente diverso da quello reale».