Aumenta popolo dei part-time

04/04/2011


Percentuali più alte al Sud ma la crescita maggiore è nel Nord-Est

È sempre di più la ciambella di salvataggio per non sprofondare negli abissi della disoccupazione e sempre meno una scelta di vita per conciliare famiglia e lavoro. La diffusione del part-time aumenta – come confermano i dati diffusi venerdì scorso dall`Istat – ma lungo il tunnel della crisi è cambiato il peso delle motivazioni alle radici della scelta.
Nel 2010 il 31% di lavoratori al primo impiego è entrato sul mercato a orario ridotto e nell`industria dove, tradizionalmente, non ha mai avuto grande appeal, il part-time è aumentato del 43% tra le new entry. In totale i lavoratori a tempo parziale sono quasi 3,5 milioni (+1,4% sul 2007), rappresentati da donne nel 78% dei casi. Sono il 15% dell`occupazione totale e circa la metà (il 49%), cioè 1,7 milioni di persone, ha scelto il part-time perché costretto dall`impossibilità di trovare un lavoro a tempo pieno. «La crisi ha accentuato il peso della componente involontaria del part-time- spiega Michele Pasqualotto, ricercatore del centro studi Data giovani -: nel 2007 la formula rispecchiava una specifica esigenza dei lavoratori nei 62% dei casi e in larga misura per seguire figli o altri familiari, mentre tre anni dopo la percentuale è scesa al51per cento». Se restringiamo l`obiettivo sugli uomini emerge che per il 60% il part time non è stato una libera scelta. «Il contratto a orario ridotto – commenta Pasqualotto -non o più l`emblema della conquista per le donne con figli in cerca di una collocazione nel mondo del lavoro: non si sceglie, o non si chiede più per motivi personali ma perché questa è l`esigenza del mercato». Due le conferme a questa tesi secondo l`elaborazione di Data giovani: in primis, il fatto che è proprio al Sud (dove il
tasso di disoccupazione è alle stelle) che si rilevano le maggiori percentuali di lavoratoripart-time che non sono riusciti a trovare un posto à tempo pieno (il 68 per cento). In secondo luogo, la tendenza all`incremento della "non scelta" del lavoratore dal 2007 a oggi è più pesante nel Settentrione (+13% nel Nord Est), cioè nelle aree produttive che stanno soffrendo maggiormente la crisi in termini occupazionali. « Il part-time – osserva Maria Luisa Bianco, ordinario di sociologia all`università del Piemonte orientale -diventa sempre più una forma di sotto-occupazione, riservata in primis ai lavoratori deboli e associata in molti casi anche alla breve durata e intermittenza dei contratti». E così tra i più giovani si verificano le maggiori incidenze del part-time (uno su quattro), le più elevate percentuali di coloro che non sono riusciti a trovare un impiego a tempo pieno (due terzi) e l`irrigidimento più forte della situazione rispetto al 2007 (quando la quota dei "forzati" dell`orario ridotto era inferiore di oltre iq punti). Spostando il focus su chi invece sceglie il part-time è nettala differenza tra uomini e donne: iprimi dichiarano motivazioni legate a obiettivi di benessere personale (studio, tempo libero, un secondo lavoro gratificante), le seconde, al contrario, scelgono il contratto per seguire i figli o altri familiari. «Non offrire servizi qualificati di welfare per le famiglie – conclude Bianco – è un altro modo per mascherare la scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro retribuito. Ma, paradossalmente, proprio questo forte impegno della donna in famiglia impedisce il consolidarsi di un settore di servizi qualificati, deprimendo la domanda di lavoro, che in questo ambito è rivolta soprattutto alle donne».