Aumenta la povertà e Berlusconi smantella il welfare

11/03/2005
    venerdì 11 marzo 2005

      Circa l’11 per cento delle famiglie vive in condizioni di disagio. Passoni (Cgil): c’è un calo continuo del reddito personale
      Aumenta la povertà e Berlusconi smantella il welfare
      Laura Matteucci

        MILANO Il governo procede nello smantellamento del welfare, e intanto le famiglie italiane povere o a rischio povertà sono in costante aumento. L’11% circa delle famiglie vive in condizioni di «povertà relativa», per il 4,9% il disagio diventa estremo (significa una disponibilità inferiore ai 480 euro al mese), la maggior parte si concentra nel sud Italia. Non è tutto. Con la Finanziaria 2005 il Fondo nazionale per le politiche sociali rispetto allo scorso anno è stato sottofinanziato per circa 700 milioni di euro. Il totale è persino inferiore a quello del 2001. Vengono a mancare anche i finanziamenti a Comuni e Regioni, costretti a tagliare i servizi ai cittadini.

          Al convegno «Lotta alla povertà e all’esclusione» organizzato dalla Cgil a Catanzaro (perchè «la Calabria è la regione più povera d’Europa»), una fotografia dell’Italia del 2005. Impietosa. «Il problema – spiega il segretario confederale Cgil Achille Passoni – è che stanno smottando verso il basso strati sempre più larghi di popolazione, a causa della caduta verticale del potere d’acquisto di questi ultimi anni». E il problema è anche che il governo sta cancellando ogni possibile strumento di contrasto a questo fenomeno, a partire dal reddito minimo d’inserimento che è stato, per l’appunto, annullato.

          «È incivile che l’Italia, insieme alla Grecia, sia l’unico Paese dell’Ue a non avere una legislazione di aiuto a chi non ha nulla. Prima esisteva il reddito minimo d’inserimento, che è stato cancellato», continua Passoni. «La proposta che lanciamo – aggiunge – riguarda proprio il ripristino di questo strumento e, dall’altro, rimette in campo tutta la nostra politica economica, su lavoro e welfare, che è totalmente alternativa a quella del governo e che sarebbe in grado di arginare questo degrado».

          Poveri e poverissimi, italiani e immigrati. Soprattutto, una valanga di «nuovi» poveri, mentre il divario sociale con i ricchi diventa sempre più ampio, e si torna all’antico immobilismo sociale.

            Da una recente indagine Ires-Cgil, risulta che circa 10 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.350 euro netti al mese, e 6,5 milioni meno di mille euro. Chi sono? I lavoratori del Mezzogiorno, soprattutto, e delle piccole e medie imprese, una parte rilevante del lavoro dipendente del manifatturiero, oltre il 50% dei co.co.co., chi opera nei servizi alla persona.

              L’iniziativa nazionale sulla povertà e l’esclusione sociale, che si ricollega ad una serie di altre manifestazioni sui temi della sanità e dell’autosufficienza previste a breve a Bari e Bologna, è stata aperta dal segretario generale della Cgil calabrese, Ferdinando Pignataro. «La scelta della Calabria – ricorda Pignataro – è significativa per questa regione, ultima in Europa con la più alta percentuale di disoccupazione, con un forte aumento del tasso di emigrazione, un’incidenza del sommerso che è il doppio della media nazionale, intorno al 30%». ,Una regione che tra famiglie povere e a rischio di povertà ha una percentuale di nuclei disagiati pari al 41,1%.