“Auchan 4″ «Azzerato il debito, si lavora sulla strategia»

08/11/2004

              sabato 6 Novembre 2004

                colloquio
                Marco Zatterin

                «Azzerato il debito, si lavora sulla strategia»
                Gabetti: la quota Fiat è il nostro solo impegno istituzionale

                  ADESSO che la trattativa è chiusa, e che la lunga notte lussemburghese può essere archiviata nello scaffale dei successi, in corso Matteotti si registra un’insolita disponibilità a raccontare come sono andate le cose. «L’Ifi ha comprato Rinascente nel 1979 – ricorda Gianluigi Gabetti -, poi l’ha passata all’Ifil che, a sua volta, l’ha girata alla Fiat quando i libici uscirono dal capitale a metà Anni Ottanta. Nel 1993 è tornata da noi, dove nessuno pensava a cederla. Non è successo nemmeno quando abbiamo siglato l’accordo con Auchan, nel 1997. Solo nell’ultimo anno abbiamo visto che si stavano creando le condizioni per l’operazione, che le circostanze erano favorevoli, per noi, per l’acquirente, e per la continuità dell’azienda. Se si vive con intensità il proprio mestiere, le migliori opportunità finiscono sempre per concretizzarsi».

                    I conti tornano e il presidente dell’Ifil è soddisfatto. In cassa entra oltre un miliardo di euro, con una plusvalenza che l’amministratore delegato Daniel John Winteler quantifica come superiore ai 600 milioni ed un ritorno sull’investimento più che soddisfacente. Il risultato pratico, dice il giovane manager, è che l’Ifil potrà presentarsi al traguardo del 2005 «con una posizione di cassa attiva, un risultato consolidato che riteniamo possa essere positivo, e la prospettiva di una ulteriore iniezione di liquidità (e una bella plusvalenza) quando fosse venduta anche la seconda parte degli asset Rinascente». L’operazione era stata annunciata in settembre, e ora il primo passo è realizzato, esempio concreto del lavoro di una società di investimento.

                      E’ in primavera che Ifil ha cominciato a elaborare il nuovo assetto Rinascente; «si voleva cambiare il passo», sottolinea Gabetti. «La riflessione – aggiunge – ha convinto Auchan e noi che sarebbe stato meglio dare ad ogni mestiere una sua autonomia e una sua personalità giuridica. Mentre si svolgeva questo lavoro, si sono create spontaneamente le premesse per una scissione in due grandi sfere, una alimentare e l’altra tessile. Allora l’atmosfera è cambiata, e Auchan ci ha dato un’indicazione di interesse per la prima delle due aree. Si era aperta una finestra che valeva la pena di approfondire». Facile? «Per nulla – precisa Winteler -, non è mai semplice quando c’è assoluta parità di conoscenze, c’è sempre il rischio di non trovare un’intesa e di rimanere insieme in un rapporto che si deteriora».

                        L’accordo più rapido, ricostruisce l’ad, «è stato sul destino che sarebbe dovuto toccare alla parte tessile, intesa suggellata dal mandato attribuito a Lazard di valutare le opzioni di valorizzazione attraverso un processo d’asta». Messa al sicuro la prima convergenza, i due soci sono entrati nel vivo del discorso sulla area «alimentare», i supermercati e il brico. La questione spinosa, ammette Gabetti, era la definizione di un prezzo equo, cosa che nel caso del «tessile» è raggiunta dal ricorso diretto al mercato. Poi è andata per il meglio. «E’ un buon affare», assicura il presidente. Oltretutto, precisa, «abbiamo venduto a gente del mestiere, fatto che garantirà la continuità e l’italianità dei marchi e del loro stile, senza i traumi che un altro tipo di acquirente avrebbe potuto provocare».

                          Ne consegue che bisogna guardare avanti. La prima curiosità è se i soldi verranno usati per sostenere la Fiat. «Non è nelle nostre previsioni», risponde rapido Gabetti. La seconda, quanto ci vorrà per vendere la parte tessile della Rinascente, riguarda Winteler: «Riteniamo di poter avere le manifestazioni di interesse a cavallo dell’anno nuovo e, se tutto andrà per il meglio, potremmo avere una finalizzazione nel primo trimestre del 2005». Il terzo interrogativo è sul il portafoglio. Oggi c’è credito, carta, servizi, turismo. E domani? Gabetti spiega che «il riesame totale è in corso e che non c’è alcuna premura di procedere con gli investimenti» e aggiunge che «avremo una liquidità che, eventualmente associata ad altri ricavi che si potranno avere, ci consentirà di riposizionare i nostri interessi. Abbiamo creato le premesse per farlo».

                            Gli uffici europei, come quelli newyorkese e asiatico, sono impegnati a studiare le opportunità. Gabetti ribadisce che «nella realtà dell’Ifil l’unico impegno istituzionale è la nostra partecipazione in Fiat». Visto che l’auto attraversa un momento difficile, ne discende «che occorrono attività diversificate che consentano un contro bilanciamento della situazione». Si cercano insomma acquisizioni che, per dirla con Winteler, «abbiano caratteristiche di potenziale sviluppo in conto capitale, cioè di apprezzamento nel lungo periodo come è stato per la Rinascente, ma che diano anche un ritorno corrente in termini reddituali e di dividendi». Di più non dicono. «Secondo la massa critica di cui potremo disporre guarderemo ad un settore, oppure ad un altro».

                              Questione di mezzi? Quando Ifil parla di «altri ricavi in arrivo» gli analisti pensano a SanpaoloImi. «Abbiamo scelto di uscire dai patti fra gli azionisti della banca – dice il presidente dell’Ifil -, però questo non vuol dire che abbiamo l’intenzione di vendere. Anzi. Dal punto di vista bancario, finanziario e patrimoniale è un gruppo di primissimo ordine. Sulla distanza si porrà il problema della valorizzazione della quota, ma non è una cosa imminente. Esserne soci ci fa piacere». Di qui, intanto, i dividendi arrivano, cosa che succede meno sul fronte del turismo. «E’ un brutto periodo da qualche anno» commenta Winteler. Eppure, a dispetto delle difficoltà del settore, il conto economico di Alpitour è positivo. «L’impegno è forte – dice l’amministratore delegato -, stiamo riqualificando la nostra offerta, che non sarà più solo quello di un tour operator. Puntiamo sul rafforzamento di un prodotto italiano, anche alberghiero, per soddisfare la domanda della clientela internazionale, così come quella nazionale».

                                Rimane l’universo francese, la Worms nella quale Ifil ha assunto la guida dopo lo scioglimento dei patti. Un nuovo ciclo? Winteler: «Non so se siamo all’inizio di un ciclo, certamente è l’avvio di un nuovo lavoro, di un approccio più chiaro da parte del team guidato da Ruy Brandolini. Ci vorrà del tempo per avere un piano nuovo, nel giro di un biennio si dovrà arrivare alla cristallizzazione del valore dei vari asset di Worms». E’ un portafoglio, chiude Gabetti, «che non va visto in modo monolitico».