«Atto grave, Ds e Ulivo troppo timidi»

08/07/2002



06 Luglio 2002

«Atto grave, Ds e Ulivo troppo timidi»
Bagno di folla per Cofferati, prima a Foggia poi a Bologna. «L’accordo toglie diritti e non dà nulla. Sbagliato firmare, rottura di lunga durata». La Cgil andrà al referendum abrogativo. E in autunno sarà ancora sciopero generale


SARA MENAFRA


Non è stata mai così piena l’aula magna Santa Lucia dell’Università di Bologna. Qualcuno si è arrampicato persino sulle scalette che portano alle luci della sala, per vederlo meglio. Leggermente in ritardo, alle nove di sera, Sergio Cofferati arriva. E sembra quasi che sia entrata una pop star: ogni suo gesto e saluto è seguito da uno scroscio di applausi. In realtà l’incontro di ieri sera doveva servire a presentare l’associazione Aprile di Bologna (l’associazione del correntone diessino), ma nella città dove è stato ucciso Marco Biagi, dopo una settimana di attacchi al segretario della Cgil, e nel giorno della firma del «patto per l’Italia», per la sinistra bolognese è prima di tutto un’occasione per vedere e sentire Cofferati e, perché no, per stringersia lui. Eppure «il cinese», pur attaccando duramente l’accordo di palazzo Chigi, non rinuncia a parlare prima di tutto di politica. Anche perché, come sottolinea tra gli applausi, «l’accordo firmato oggi riguarda ancor più la politica di quanto riguardi il sindacato».

Con il suo consueto tono pacato, ma implacabile e senza mezze misure, contesta a tutta la sinistra la mancanza di progettualità politica. Proprio non gli è piaciuto un comunicato congiunto Ds-Margherita in cui Bersani e Letta non sono andati oltre un «deludente» per descrivere il patto berlusconiano. Rimprovera alla Quercia, al suo partito che qualche giorno addietro ha bocciato una mozione di sostegno alla lotta della Cgil, di aver pensato prima alla pacifica convivenza con la Margherita, e quindi con la Cisl, che alla propria identità politica. «Capisco le difficoltà della Margherita – dice tra gli applausi -, ma bisogna anteporre la propria identità e il riferimento ai propri valori alla mediazione, altrimenti la politica diventa qualcosa in cui le persone non riescono ad identificarsi».

Quanto all’accordo, quell’accordo, per Cofferati «è neocorporativo, chi lo firma si assume la responsabilità di condividere obiettivi che sarebbero propri dell’autonomia di governo». Così non è certo un caso che, ieri mattina, nel momento in cui a palazzo Chigi Cisl e Uil firmavano il «patto», Cofferati parlava davanti a cinquemila persone stipate in piazza XX settembre a Foggia, dove la Cgil celebrava lo sciopero generale regionale. «La rottura con gli altri sindacati – ha detto «il cinese» al cospetto di un mare di magliette rosse, cori di Bella Ciao e Internazionale, ma anche inno di Mameli, cartelli tipo «patti scellerati/siamo tutti Cofferati» – è molto più grave di quella del 1984, penso che potrà avere, purtroppo, conseguenze lunghe nel tempo perché una parte consistente di quel patto mira a snaturare la funzione del sindacato. Toglie al sindacato la sua funzione tradizionale che l’ha sempre visto, attraverso la contrattazione, sostenere le esigenze dei lavoratori e aumentare le loro tutele, e dall’altra parte, invece, offre al sindacato la contropartita di erogare servizi che però dovrebbero essere erogati dallo stato nel rispetto delle sue funzioni previste dalla Costituzione». Difficile non vedere in queste parole una risposta indiretta a D’Alema, dopo le polemiche seguite al suo intervento alla Camera in cui aveva non aveva citato la Cgil. Il presidente dei Ds, tra l’altro, aveva detto che la firma separata «sarebbe grave, ma non una rottura irreversibile».

Un bagno di folla per il segretario della Cgil a Foggia, che ne approfitta per confermare la strategia del «suo» (ancora per poco) sindacato: un referendum per abrogare le modifiche all’articolo 18 una volta che queste diventeranno legge, assemblee in tutti i luoghi di lavoro e la raccolta di 5 milioni di firme, prima dello sciopero generale del prossimo autunno, a sostegno di due proposte di legge di iniziativa popolare. La prima volta ad estendere i diritti ai lavoratori che oggi ne sono privi, la seconda a riformare gli ammortizzatori sociali, legandoli alla formazione. «Sono due temi – ha detto Cofferati – che il governo non vuole discutere. Dopo tante promesse, il patto non definisce nulla su queste materie». Quel patto, del resto, per la Cgil «è vantaggioso solo per il governo e per le imprese». Perché permette a Berlusconi «di occultare le sue difficoltà nella composizione del Dpef» e a D’Amato e soci «di acquistare vantaggi attraverso le forme molteplici di destrutturazione dei rapporti di lavoro».

Poi, prima che il servizio d’ordine riesca a strapparlo definitivamente dalla folla, Cofferati riesce a tornare sulle polemiche seguite alla pubblicazione delle lettere di Biagi. «E’ del tutto evidente – dice – che l’aggressione e gli attacchi che abbiamo subito hanno l’obiettivo di intimorire la Cgil. Le accuse che ci sono state rivolte in materia di terrorismo sono una vera e propria ingiuria nei confronti di un sindacato che si è sempre battuto, così come le altre organizzazioni sindacali, a viso aperto contro il terrorismo, pagando in più di una circostanza prezzi altissimi anche in vite umane».