«Attento Guglielmo», così la base frena il leader

16/07/2004




 
Venerdì, 16 Luglio 2004
VIAGGIO NELLA CONFEDERAZIONE
La messa in guardia a Epifani da parte del numero uno di Fiom, Rinaldini, e il nodo del rinnovo per i metalmeccanici

«Attento Guglielmo», così la base frena il leader

Politica dei redditi, gli iscritti chiedono di cambiare il parametro dell’inflazione programmata

ROMA – Appena una settimana fa, nell’ultimo direttivo della Cgil precedente il confronto con Confindustria, il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, lo aveva messo in guardia: «Attento Guglielmo, l’uomo della Ferrari è pur sempre un uomo della Fiat». Nella replica, il segretario generale della Cgil, Epifani, aveva raccolto la preoccupazione del leader dei metalmeccanici, e rilanciato: «So bene che Montezemolo non è l’alfa e l’omega della Confindustria. Ma non possiamo permetterci di non andare a vedere».

Prudente ma determinato, Epifani aveva spiegato l’opportunità di riagganciare un dialogo interrotto e convinto i più circa i rischi di un isolamento prolungato. Il piano concordato, spiega un membro della segreteria, prevedeva la partecipazione alla discussione sul Dpef, la chiusura dei contratti, e finalmente l’avvio di una stagione di riforme. All’opposizione, Giorgio Cremaschi della segreteria nazionale Fiom, irriducibilmente contrario al modello concertativo, lanciava il suo anatema, pubblicando un articolo polemico sul Manifesto , il giorno dell’incontro in viale dell’Astronomia.

Ieri Cremaschi è passato subito all’incasso: «Purtroppo quello che è avvenuto dà ragione a chi nella Cgil non ha mai creduto nella svolta di Confindustria. La linea di Montezemolo – ha proseguito – è in pura continuità con il Libro Bianco di Maroni, quello che la Cgil di Cofferati aveva respinto».


Ma l’immagine di Epifani fermo ai box, mentre le vetture di Pezzotta e Angeletti eseguono il «giro di prova», nella Cgil ieri provocava più rabbia nei confronti di chi «non è stato ai patti», e «ha giocato su più tavoli», che risentimento contro il leader, considerato forse troppo ottimista.
Lo stesso Gian Paolo Patta, leader della sinistra Cgil, che sull’idillio di Serravalle Pistoiese tra Montezemolo e Epifani (dove addirittura qualche iscritto aveva chiesto l’autografo al capo della Fiat e della Ferrari), aveva espresso dubbi, oggi si limita a un pacato commento: «Epifani si è sentito stretto in trappola. Andando via dal tavolo ha segnalato al Paese che troppi sorrisi in un momento così difficile non ci stanno proprio quando manca la sostanza».


La sostanza per Patta sono i segnali d’allarme che provengono dalle categorie. Fortissimi. Impossibili da ignorare. «C’è giunta notizia – riferisce Patta – che la discussione sul modello contrattuale avrebbe fatto saltare i rinnovi dei contratti del pubblico impiego (già scaduto) e dei metalmeccanici (in scadenza a dicembre».


Il nodo è proprio questo. «La situazione è già calda adesso – conferma Fabrizio Solari (Filt-Cgil, il sindacato dei Trasporti, alle prese con un rinnovo difficile per gli autoferrotranvieri) -. Tirarla per le lunghe è i-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e». E Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica: «Questa idea di far slittare il contratto c’era già. A noi l’ha proposta il vicepremier in un incontro informale. Ma noi abbiamo già accumulato sei mesi di ritardo sul biennio scorso. E quanto al modello contrattuale, non abbiamo proprio niente da migliorare. Se non il meccanismo dell’inflazione che oggi penalizza i lavoratori».


Con le categorie in perenne tumulto da una parte e dall’altra un governo che per ora tiene per buono lo schema degli accordi separati, per il riformista Epifani la strada è in salita. «Io non la leggerei così – interviene Agostino Megale dell’ala più moderata della Cgil – questa rottura non è un colpo alla Cgil ma al nuovo corso di Montezemolo, che avrebbe potuto ottenere un risultato importante proprio mentre Berlusconi mostrava il volto della sua crisi più profonda. Ma qualcuno all’interno lo ha ostacolato». Più esplicita Carla Cantone della segreteria generale: «Confindustria ha fatto il guaio, e Confindustria lo risolva. Aspettiamo solo che Bombassei si scrolli di dosso quest’aureola di specialista degli accordi separati… Poi ritorneremo al tavolo». Intanto però l’unità sindacale torna a rischio: «L’unità – spiega Beppe Casadio, protagonista di una lunga stagione di battaglie accanto a Sergio Cofferati – è un obiettivo possibile ma solo tra organizzazioni serie e quando ci sono le convergenze. Per ora non ce n’è».

Antonella Baccaro