Attacco alle pensioni per tappare i buchi

27/06/2005
    lunedì 27 giugno 2005

      Attacco alle pensioni per tappare i buchi

        Nella maggioranza c’è chi vuole anticipare di due anni l’attuazione della riforma
        Si prepara intanto una Finanziaria elettorale da 13 miliardi di euro

          di Laura Matteucci/ Milano

            CONFERME E SMENTITE. Nuovo attacco alle pensioni. Ed è già polemica all’interno della Cdl che tenta di mettere a punto le prossime manovre economiche. Le questioni sul piatto sono l’anticipo della riforma pensionistica suggerito dalla magistratura contabile, che oltre all’altolà di Cgil, Cisl e Uil ha già incassato anche quello di An e Lega, e le ipotesi di Dpef che il governo dovrà discutere a partire da questa settimana, visto che il varo del provvedimento è atteso per il 5 luglio.

              Le cifre su cui stanno ragionando i tecnici del Tesoro parlano di crescita zero per il 2005 (mentre per la Ue è prevista una crescita media oltre il 2%), e del rapporto deficit-pil attestato sul 3,9%. La Finanziaria per il 2006 dovrebbe valere nel complesso 13 miliardi di euro, di cui 6 miliardi per la correzione del deficit e i restanti 7 da destinare alla riduzione dell’Irap. Una «manovrina», insomma, o meglio una «Finanziaria elettorale», come dice la Cgil, che non risolverebbe neanche in parte i problemi dei conti pubblici.

                Allo studio un inasprimento del meccanismo al 2% del tetto di spesa della pubblica amministrazione per garantirsi un risparmio di 2 miliardi. Resta da decidere in quale entità verranno ridotti i trasferimenti agli Enti locali.
                Dal ministero del Tesoro, per il momento, solo secche smentite. Sia sul Dpef sia sulla questione pensioni. «L’anticipo della riforma suggerito dalla Corte dei conti non è e non è mai stato allo studio del ministero dell’Economia», sono costretti a dichiarare da via XX Settembre. Anche perchè il «suggerimento» è già diventato un caso politico, con la Lega contraria e An che lo giudica «un errore madornale». Secca la replica anche del ministro Maroni (Welfare): «I tecnici del Tesoro possono studiare tutto quello che vogliono. La riforma è legge. Non esiste possibilità alcuna, meno di zero, che la possa essere toccata. Dobbiamo attuarla, prima di modificarla». La riforma prevede l’innalzamento dell’età pensionabile (60 anni più 35 di contributi) a partire dal 2008. E la bozza di decreto sulla previdenza complementare arriverà venerdì in Consiglio dei ministri.

                  Duri i sindacati, che contro la proposta fanno barriera. «Siamo contrari alla controriforma Maroni, figuriamoci ad un suo anticipo», dice Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil. Proposta peraltro del tutto insensata anche dal punto di vista economico: dall’anticipo, infatti, nelle casse statali non arriverebbe che 1 miliardo circa, una cifra del tutto insufficiente alle esigenze del governo, alle prese pure con la riduzione dell’Irap (5 miliardi solo per i tagli più urgenti).
                  «Che ci sia bisogno di una correzione dei conti è evidente – dice ancora Lapadula – nonostante Siniscalco lo neghi. Anche perchè all’Ecofin (il consiglio dei ministri finanziari europei) del 12 luglio il governo dovrà presentare un piano di rientro sotto il 3%, che probabilmente verrà chiesto biennale e non triennale come si auspica Berlusconi». Il rapporto deficit-pil, Cgil e forze dell’opposizione concordano, non sta certo al 3,9% come pare voler indicare il Dpef, ma almeno al 5%: avere un anno in meno a disposizione per poter rientrare sotto il 3% non è cosa da poco, significa che serve una manovra ben più pesante di quella da 13 miliardi cui starebbe lavorando il Tesoro. Pesa anche la «crescita» del pil di quest’anno: zero sarebbe già una cifra ottimistica.

                    Prossimo passo in vista del Dpef, la convocazione dei sindacati (non ancora avvenuta), per la quale An spinge. E la discussione all’interno della maggioranza sarà contemporanea alla formalizzazione di Bruxelles che mercoledì annuncerà l’apertura della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per deficit eccessivo.

                      La scheda
                      Tutte le nuove norme previste dalla legge

                      Dal 2008 - Dal 2008 al 2009 i lavoratori dipendenti possono andare in pensione con 60 anni di età e 35 di contributi, oppure 40 anni di contributi a prescindere dall’età. Per gli autonomi l’età si alza a 61 anni.
                      Dal 2010 – Per i lavoratori dipendenti sono richiesti 61 anni d’età (62 per gli autonomi) e 35 di contributi, oppure 40 anni di contributi a prescindere dall’età.
                      Dal 2014 – Per i lavoratori diopendenti 62 anni d’età (63 per gli autonomi) e 35 di contributi, oppure 40 anni di contributi a prescindere dall’età.
                      Finestre – A partire dal 2008 le finestre d’uscita scendono da 4 a 2 all’anno (1° gennaio – 1° luglio).
                      Superbonus – Il 31 dicembre 2007 si esaurisce la validità del superbonus per il posticipo del pensionamento d’anzianità. Fino al 2007 chi sceglie di restare al posto di lavoro pur avendo maturato i requisiti per richiedere la pensione attiene un aumento, esemtasse, in busta paga pari al 32,7% dello stipendio lordo.
                      Contributo – La riforma prevede anche un contributo di solidarietà: un prelievo dal 3 al 4% sulle pensioni d’oro.