Atipico senza rimpianti

04/04/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Secondo un’indagine della Cna di Milano tre su quattro sono soddisfatti delle condizioni d’impiego

    Atipico senza rimpianti
    Solo il 37% preferisce il posto fisso – Incertezze sul futuro lavorativo e pensionistico
    Rita Fatiguso www.ilsole24ore.com/lavoro
    MILANO La linea d’ombra che divide il lavoro autonomo da quello precario, il grano degli autoimprenditori dal loglio dei forzati della partita Iva che, di fatto, sono «economicamente dipendenti» da uno o più committenti, è meno netta se riferita al settore dell’artigianato.
    Per questo la Cna della provincia di Milano ha cercato di indagare sui due filoni (parasubordinati veri o finti) "pescandoli" dal calderone degli iscritti alla gestione speciale dell’Inps, pari a un milione e 300mila, di cui 200mila localizzabili in provincia di Milano. Di questi, almeno 70mila sono «autenticamente» autonomi, mentre tutti gli altri lavorano in proprio tra mille difficoltà e senza troppe garanzie.
    L’indagine commissionata da Cna a Directa e condotta con il supporto della Provincia di Milano a marzo si basa su un sondaggio tra 300 lavoratori nel settore dell’artigianato e due focus group ad hoc.
    E rivela che la condizione di autonomo non dispiace affatto ai più, almeno a quelli (pari al 57%) che vedono come un valore positivo la possibilità di non dipendere da nessuno, anche per l’assenza di orari fissi (40%) e la varietà del lavoro (31%). Tre lavoratori su quattro si dichiarano «soddisfatti» o addirittura «molto soddisfatti» per la propria condizione lavorativa. Inoltre — e questa è una sorpresa — soltanto il 37% preferirebbe essere assunto come lavoratore dipendente e il 62% intende rimanere nell’attuale condizione. Al contrario pesano «l’incertezza sul futuro lavorativo» (32%) e su quello pensionistico (28%), l’insoddisfazione per il reddito (28%) e l’insofferenza per la complessità della burocrazia fiscale, contributiva e amministrativa (24%). Gli atipici hanno voglia di aggiornarsi: il 37% segnalano la necessità di conoscere le tecnologie informatiche, il 28% l’aggiornamento professionale e il 27% la conoscenza delle lingue straniere.
    «L’onda lunga si è ormai esaurita — ha commentato Federico Sabri, responsabile della Cna InProprio, la neonata branca dedicata ai parasubordinati —. Il fenomeno dei parasubordinati nell’artigianato si è già assestato nelle sue dimensioni più macroscopiche. Ciò non toglie che la maggior parte di questo tipo di lavoratori abbia bisogno di una rete di protezione. Mi riferisco a coloro che in realtà "fintamente" si propongono come autonomi».
    «Ci piacerebbe sapere dall’Inps in media quante commesse hanno questi lavoratori, il che ci permetterebbe di ottenere un quadro ancora più completo — ha aggiunto Alessandra Bassan, segretaria provinciale di Cna —. Anche in vista di una tutela contrattuale e sindacale più appropriata».
    L’incrocio con i dati Inps per sapere effettivamente chi è autonomo soltanto in apparenza è in realtà molto difficile da attuare. Non dice molto, infatti, sulla durata delle commesse nè sui profili delle aziende che offrono lavoro. Per i più deboli, in ogni caso, si apre un problema di previdenza integrativa, di formazione professionale, di inquadramento di regole.
    «Sul primo fronte c’è Fondartigiani — ha detto Claudio Paielli, dirigente del fondo che da pochissimi giorni ha ottenuto l’autorizzazione a raccogliere le adesioni —. Il fondo è nato proprio per garantire la previdenza complementare agli artigiani e ai lavoratori autonomi in generale».
    E dopo il naufragio del progetto di legge Smuraglia la Cna intende rilanciare il problema con una legge tutta sua.
    Mercoledì 4 Aprile 2001
 
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