Atipici con partita Iva: sottopagati, zero tutele

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

      Atipici con partita Iva: sottopagati, zero tutele

        Secondo il Nidil-Cgil sono 300mila. Il 40 per cento guadagna meno di mille euro al mese

          Roma

            OVER 30, formazione universitaria, impegnati in professioni intellettuali o tecniche in servizi all’impresa, sono in forte crescita. Malpagati e insoddisfatti. Tra il 2003 e il 2004 i professionisti con partita Iva sono cresciuti del 10%, oggi al fondo dell’Inps per i parasubordinati sono iscritti in 300mila e da qui (da un campione) è partito l’Ires-Cgil per un’indagine in collaborazione con il Nidil, il sindacato delle nuove identità lavorative. Oltre i due terzi hanno tra i 30 e 40 anni, mentre solo l’11% ha fino a 29 anni e ben il 22% da 36 a 40 anni. Il 56,7% del totale è laureato (percentuale che arriva al 65% fra le donne) e ancora il 57% svolge una professione coerente con il titolo di studio. Non più giovanissimi, dunque e con un titolo di studio che dovrebbe garantire una qualche indipendenza: invece il 40% dei 30-40enni coabita con i genitori, mentre oltre il 76% del totale (cioè dai 29 agli oltre 46 anni) non ha figli, condizione che interessa circa il 65% delle donne sotto i 40 anni.

              Il perché va ricercato nella condizione economica. Poco meno del 40% dell’intero campione (la percentuale cresce tra le donne) guadagna meno di 1.000 euro lordi al mese, indipendentemente dall’impegno orario. Solo una minoranza (11,4%) guadagna fra i 1.500 e i 2.000 euro mensili. In più, la metà del campione viene pagata, a differenza degli affitti o dei mutui o dalle rate, con cadenze irregolari e incerte. E pensare che ben il 40% di questo mondo che pure dovrebbe essere fluttuante presta la propria opera per un solo committente. Torna quindi lo spettro del lavoro dipendente camuffato, tantopiù che solo il 20% degli intervistati dice che la scelta di aprire una partita Iva è stata spontanea.

              Per il restante 80% non è così. Per il 37% è un atto dovuto per via del tipo di professione svolta, ma per il 38% la «scelta» è stata imposta dal committente. Una tendenza spinta in modo particolare dalla legge 30: da quando è entrata in vigore, infatti, si sono moltiplicate le richieste dei committenti (o sarebbe meglio dire, dei datori di lavoro). Delle partite Iva aperte tra settembre-ottobre 2003 (circa il 40% del totale), ben il 49,3% derivano da richieste di chi dà il lavoro. Insomma la partita Iva sta diventando il parcheggio per tutti quegli ex co.co.co che non riescono ad essere «trasformati» in nulla di meglio. Facile comprendere, quindi, come il 48% si dichiari insoddisfatto. E come il 75% lamenti la scarsa copertura previdenziale e la mancanza di tutele.

                fe.m.