Atene, inizia il lungo sciopero. CGIL: A fianco dei lavoratori

04/05/2010

I numeri che fanno inorridire governi ed istituzioni internazionali – quelli che parlano della Grecia come di un paese a rischio bancarotta – vogliono dire poco per i lavoratori ellenici. Un dipendente pubblico, piuttosto, dovrà fare i conti con le due mensilità di stipendio che gli verranno tolte, un operaio del settore privato con le nuove possibilità di licenziare che verranno concesse alle aziende, un impiegato prossimo alla pensione con i due o tre anni in più che dovrà passare in ufficio. Un’intera nazione dovrà fare i conti con una crisi nata nella finanza, ma il cui prezzo sarà in gran parte scaricato sul lavoro. LA MOBILITAZIONE Oggi e domani tutta la Grecia scenderà in piazza per due giorni di mobilitazione contro le «crudeli e brutali misure senza precedenti» dopo l’annuncio del prestito da 110 miliardi di euro, accordato da Uee Fmi a condizione di severi tagli alla spesa e un piano di risanamento da «lacrime e sangue». Lo sciopero dei dipendenti pubblici, inizialmente previsto di 24 ore per «rispondere con forza» al «saccheggio dei redditi e dei diritti dei lavoratori», raddoppierà la sua durata e raccoglierà intorno a sè un’ondata più ampia di protesta popolare. Domani, infatti, la protesta confluirà nello sciopero generale, ormai il terzo contro il piano di austerità dell’esecutivo ellenico. Resterà paralizzato in tale occasione il traffico aereo, a causa della protesta dei controllori di volo, quello terrestre, sia urbano che nazionale, e marittimo. Saranno inoltre chiusi ospedali, scuole e uffici pubblici. Il premier Giorgio Papandreou continua a definire le nuove misure comel’unicomodo«per salvare il paese dalla bancarotta», ma le sue parole difficilmente convinceranno il popolo ellenico ad accollarsi i sacrifici senza colpo ferire. Sindacati e opposizione lo accusano di spingere il paese verso una «profonda recessione » e verso l’«esplosione sociale». Al loro fianco, ci sono anche i sindacati europei: «I lavoratori greci non devono pagare un prezzo ingiusto per il salvataggio della Grecia» commenta la Ces, la confederazione che comprende 82 organizzazioni sindacali di 36 paesi d’Europa. «Le riduzioni ai salari e alle pensioni rappresentano solo una parte dei pesanti tagli alla spesa pubblica che aggraveranno la situazione economica del Paese, già fragile». Sugli stessi toni la Cgil, che si dice «al fianco dei sindacati e dei lavoratori greci che stanno lottando contro le drammatiche misure imposte alla Grecia, sottoposta nelle ultime settimane a un attacco speculativo senza precedenti». I tagli alla spesa, infatti, scaricano sulle fasce sociali più deboli ed esposte il peso di una condizione d’insolvenza causata dalle politiche del precedente governo di centrodestra, e aggravata da quelle società di rating e banche internazionali». La sentenza del maggior sindacato italiano è senza appello: «L’Ue ha mostrato tutta la sua inadeguatezza, dilazionando un intervento che, solo pochi mesi fa, sarebbe stato molto più contenuto e certamente più risolutivo ».