ATAHOTEL, IL 17 GENNAIO LO SCIOPERO DEI LAVORATORI, A RISCHIO LICENZIAMENTO

15/01/2014

15 gennaio 2014

Atahotel, il 17 gennaio lo sciopero dei lavoratori, a rischio licenziamento

Prosegue lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori di Atahotel, e le organizzazioni sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil hanno proclamato un’altra giornata di sciopero per il 17 gennaio prossimo, con modalità che saranno definite a livello territoriale.

L’ultimo incontro, del 9 gennaio scorso, presso il Ministero del Lavoro, tra sindacati e Gruppo assicurativo Unipol, nuovo proprietario della catena alberghiera Atahotel, infatti, si è concluso con un mancato accordo e quindi con il “via libera ai licenziamenti”.

A tanto si è arrivati nonostante la pressante richiesta sindacale di attivare tutti gli strumenti utili per la salvaguardia dell’occupazione: Cassa integrazione in deroga, riduzione oraria, riqualificazione professionale, ricollocazioni interne, formazione professionale, esodi volontari incentivati e la possibilità data da parte del Ministero di concedere la cassa integrazione guadagni per un primo periodo di 3 mesi.

In difficoltà economica e con una forte presenza di servizi alberghieri in outsorcing – esternalizzati, ATAHOTEL, di passata proprietà della famiglia Ligresti, è stata recentemente acquisita dal Gruppo UNIPOL con l’impegno dichiarato di un rilancio qualitativo delle strutture alberghiere. Invece, dopo un formale confronto sindacale nel quale il Gruppo Assicurativo ha presentato una bozza di Piano Industriale e di riorganizzazione dei 5 Hotel Business e delle 15 strutture ricettive prevalentemente nella categoria quattro stelle, Unipol, il 15 ottobre del 2013, ha aperto contraddittoriamente una procedura di licenziamento collettivo per 81 lavoratori su 384 occupati Atahotel.

I sindacati intanto continuiamo a chiedere all’azienda, il rispetto dell’impegno dichiarato a suo tempo del rilancio qualitativo delle strutture alberghiere attraverso il Piano Industriale; e continueranno a proclamare ulteriori mobilitazioni affinchè l’Azienda riveda la propria posizione.