Ata Hotel, 400 licenziamenti: al via un confronto difficile

04/02/2016

Ata Hotel, catena alberghiera di proprietà di Unipol, licenzia quasi 400 addetti tra Milano (la piazza più impattata all’indomani di Expo), Roma, Cagliari e la Valle d’ Aosta, a causa del fallimento della trattativa commerciale con ENPAM (l’Ente Nazionale  Previdenziale di Medici e Odontoiatri)  proprietario degli immobili assieme al Fondo ANTIRION.
Il primo incontro tra sindacati e impresa si terrà l’8 febbraio 2016 a Milano e si annuncia carico di difficoltà.

“Situazione gravissima che conferma ancora una volta la distanza che intercorre in questo paese  fra chiacchere e realtà quando si parla di Turismo” dichiara Cristian Sesena della Filcams CGIL Nazionale.

Le Organizzazioni sindacali Nazionali hanno scritto ad Enpam per comprendere le ragioni di questo divorzio gravido di pesanti ricadute sociali e soprattutto  per conoscere le reali intenzioni della proprietà rispetto agli 8 alberghi della catena.

“Non è credibile” continua il Segretario, “che questi alberghi chiudano definitivamente o diventino altro. Il rischio vero è che l’operazione sia studiata a tavolino per non assumere i dipendenti attuali, procedendo al momento opportuno alla vendita e conseguentemente  a nuove assunzioni, magari sfruttando le agevolazioni fiscali previste dalla Finanziaria.”
Le difficoltà nascono anche dalla compresenza di due interlocutori Ata Hotels, titolare dei rapporti di lavoro, e Enpam – ANTIRION  che detengono la proprietà delle mura.

“Non accetteremo rimpalli. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità: Enpam, Ata Hotels, ma anche le istituzioni a partire dal Ministero dello Sviluppo a  cui chiederemo l’apertura di un tavolo di crisi. In questo settore che tutti celebrano come la leva strategica dello sviluppo della nostra economia, mancano ammortizzatori sociali adeguati per accompagnare i processi di riorganizzazione e le crisi aziendali, ma soprattutto risulta drammaticamente assente il rispetto del lavoro delle persone, senza il quale, lo ricordiamo, l’offerta turistica non può esistere.”