Astensionismo record, uno su tre non ha votato

30/03/2010

ROMA – L´astensionismo è il primo partito nell´Italia del 2010. E con dati da record. Tra ieri e domenica nelle tredici regioni in palio ha votato solo il 63,6% degli aventi diritto contro il 72,1% delle amministrative 2005, con un calo dell´8,5%. Insomma, un italiano su tre ha disertato i seggi, ovvero 14,6 milioni di cittadini su un corpo elettorale che ne contava 40,8. E si sprecano le spiegazioni sul perché: una campagna elettorale tra le più violente che si ricordino, il caos liste, la disaffezione alla politica o le prime giornate di primavera dell´anno. Fatto sta che quello del non voto è un partito che sfonda il 35%, il primo del Paese considerando che Pdl e Pd navigano intorno al 26%. E anche se la gente non è andata a votare, non si è verificato quell´"effetto Francia" nel quale sperava il centrosinistra: mentre oltralpe alle amministrative il partito del non voto ha punito la maggioranza di governo, con Sarkozy battuto dalla sinistra, in Italia le cose sono andate diversamente.
Il picco dell´astensionismo è stato toccato nel Lazio, con 12 punti in meno rispetto alle consultazioni del 2005. Sarà stata colpa del primo week end primaverile, come ha detto scherzando Umberto Bossi (altro che disaffezione, «è affezione al sole»). Oppure, ha riconosciuto la stessa Emma Bonino, caduta la lista del Pdl «in molti non se la sono sentita di votare Storace o lista civica». Concorda il ministro dell´Interno Roberto Maroni e probabilmente a ragione, visto che a Roma – dove il Pdl non correva – i votanti sono stati appena il 59%. Nel Lazio unica eccezione a Fondi, il comune investito dalle polemiche per la giunta ad alta densità mafiosa mai sciolta dal governo: lì hanno votato oltre l´81% degli aventi diritto.
Il calo è stato generalmente più contenuto nelle regioni del Sud: in Basilicata la flessione è stata del 4,4%, in Campania del 4,8% e in Calabria del 5,2%. In queste ultime due regioni l´astensionismo non ha salvato Pd e alleati, con le giunte che sono passate al centrodestra. Cifre più eclatanti arrivano invece da Toscana (-10,5%), Umbria, Liguria e Marche (-9%). Le altre regioni navigano tra l´8 e il 6%. Meno colpite dall´astensionismo sono invece state le elezioni locali. Per le comunali è stata registrata una flessione di 4 punti, per le provinciali di 5. E proprio per il rinnovo della Provincia si è votato a L´Aquila, dove si temeva la fuga dalle urne causa polemiche sulla ricostruzione e mancato ritorno di molti sfollati: al contrario alla fine ha votato oltre il 64%, undici punti in più delle regionali del 2008.
E se a seconda dei luoghi variano i dati, anche le spiegazioni cambiano a da partito a partito. Nel Pd quella che va per la maggiore individua la diserzione delle urne nella «scelta consapevole» degli elettori stanchi della solita campagna elettorale di Berlusconi tutta rivolta «allo scontro» che ha oscurato i contenuti (Dario Franceschini). E se per Casini (Udc) è colpa di bipolarismo e toni troppo accesi, dal Pdl La Russa e Verdini sminuiscono la portata del fenomeno ricordando che rispetto alle europee del 2009 (65,9%) la flessione è stata più contenuta. Per Maroni invece si tratta di «disaffezione» che i politici si devono impegnare a ridurre. La pensa così anche il sindaco di Firenze Matteo Renzi (Pd): «La colpa è nostra». Anche gli elettori forniscono spiegazioni diverse, come testimoniano le centinaia di commenti giunti al forum sull´astensionismo aperto sul sito Repubblica.it: disaffezione alla politica e demotivazione sono le spiegazioni più ricorrenti, anche se non mancano i commenti dei lettori arrabbiati con chi ha disertato le urne.