Assunzioni senza articolo 18

28/06/2002


28 giugno 2002

Assunzioni senza articolo 18
LAVORO Nella bozza proposta dal governo a Cisl e Uil l’articolo 18 viene sospeso per tutti i nuovi assunti di aziende che aumentano il personale, anche se sono al di sopra dei 15 dipendenti


CARLA CASALINI


Dicono oggi, in reiterate dichiarazioni, i dirigenti della Cisl e della Uil , che non c’è tutta questa fretta di firmare ufficialmente l’accordo col governo il 2 luglio, tentano di sottrarsi alla kermesse mediatica, al fuoco delle telecamere sul «grande Patto per l’Italia», l’abbraccio in cui Berlusconi e D’Amato stringono Pezzotta e Angeletti. Ma l’accordo, qualunque forma tentino per sancirlo in modo da assorbire i dissensi interni – ieri manifestatisi anche in casa Uil nell’assemblea degli iscritti del Veneto – i due segretari generali l’hanno già fatto sedendosi al «tavolo del lavoro» sul documento del governo che manomette l’articolo 18 – nonostante avessero chiamato allo sciopero generale milioni di donne e uomini , giurandogli che i licenziamenti illegittimi non erano «trattabili». Volevano a tal punto l’accordo con Berlusconi, che gli andava bene qualunque cartuscella del governo, al buio: messi i lavoratori davanti all’improvviso voltafaccia, poi avrebbero cercato di stemperare il clima trattando, trattando, trattando. Di qui le penose bugie sullo «stralcio» dell’art.18, che Berlusconi non ha affatto stralciato ma traslocato semplicemtne dalla delega, l’848, al testo chiamato 848 bis per deporlo serenamente sul «tavolo del lavoro». E poi le penose bugie che hanno acceso le discussioni di questi giorni: Cisl e Uil infatti sostengono, che nel documento presentato loro dal governo sono già state tolte «due delle tre ipotesi» di sottrazione ai lavoratori dell’art.18, e che è rimasta
solo la «modifica» che lo toglie ai nuovi assunti nelle aziende «che crescono oltre la soglia dei 15 dipendenti».

Oggi si scopre che in quel testo non c’è scritto nessun numero, non è indicata nessuna «soglia»: l’art.18 viene cancellato, pardon «sospeso», per tutti i nuovi assunti, senza alcun riferimento a quanti dipendenti abbia l’impresa. Una vera bomba. In più, quei «nuovi» assunti possono anche essere non tanto nuovi, ma già presenti in azienda con diversi contratti. Infatti, tra i lavoratori che verrebbero «non contati», dichiarati inesistenti perché l’azienda possa eliminare l’art.18, ci sono anche i ragazzi già assunti con contratti di formazione lavoro – che oggi invece risultano nel «numero dei dipendenti».

Sì, una vera bomba, questo testo del governo, tenuta nascosta sotto la sabbia da Cisl e Uil. Si badi, la cosa più incredibile è proprio questa, che l’abbiano tenuta nascosta ai lavoratori, nascosta fino a oggi in tutte le reiterate pubbliche dichiarazioni. Qualunque cosa riescano poi Cisl e Uil a limare nel documento del governo, resta questa ultima favola narrata, dopo quella iniziale dello «stralcio» inesistente.

Nella sostanza, resta il segno pesante dei licenziamenti illegittimi consentiti ai padroni tramite il governo di destra. Al momento, e in prospettiva, come si vede, riguarderanno, con vari escamotage, via via tutti. Ma già al punto di partenza il testo del governo li contempla. E quel testo è stato accettato da Pezzotta e Angeletti come un argomento convincente per aprire il «tavolo del lavoro».

Oggi naturalmente, diranno che a voce invece si erano capiti benissimo, che la prospettiva di «limitare i danni» esiste, perché la discussione si era già concentrata tutta sulle «imprese che devono crescere», e che le «correzioni» le tratteranno e le otterranno dagli uomini di Berlusconi. A parte il concetto di «limitare i danni», quando si parla di donne e uomini cui si accetta di cancellare diritti fondamentali, resta in più questa pesante catena di menzogne.

Agli altri tavoli si aggiunge che il ministro Tremonti sul fisco non ha presentato nessun catalogo dei «redditi bassi» da alleggerire dopo il provvedimento delega che premia i ricchi, e spenna chi ha di meno. Ieri per la Cisl è intervenuto Pierpaolo Baretta a far presente che al momento si tratta di un pugno di mosche. E subito si sono premurati di rispondere i parlamentari di An, assicurando che nella delega sul fisco saranno introdotti opportuni «emendamenti» a vantaggio dei redditi bassi e delle famiglie «soprattutto monoreddito», per rispondere «alle richieste che hanno fatto i sindacati e il Forum delle famiglie». Anche alle imprese viene lanciata una rassicurazionesulle tasse: sarà diminuita l’Irap.

Baretta, oltre ad aggiungere che al tavolo sul Mezzogiorno non c’è nulla, si concentra poi sulle pensioni, ricordando che la «decontribuzione» per i nuovi assunti voluta dal governo non può passare, perché non ha neanche la «copertura finanziaria» – come ha chiarito la Corte dei conti. Sulla previdenza il «tavolo» non c’è. C’è invece l’uscita del governatore di Bankitalia Fazio che invita a «riformare» le pensioni. Ma su questo ieri il presidente della Confindustria D’Amato, preoccupato che non si combinino guai, ha detto: «sì, nei prossimi mesi si dovrà riparlare «di pensioni», ma adesso «concludiamo le questioni stanno sui tavoli». Il sottosegretario al welfare Sacconi si dice certo «il 2 luglio» si conclude.