Associato in partecipazione? Parte «Dissociati» la campagna Cgil sui rapporti di lavoro mascherati

07/11/2011

Filcams e Nidil contro l`abuso degli «associati in partecipazione».
Partirà venerdì la campagna promossa dai sindacati Cgil del commercio e dei lavoratori atipici con l`apertura del sito
www.dissociati.it dedicato alle persone costrette a lavorare sotto forma di associati in partecipazione, che sono più di 50 mila, in particolare nel commercio.
Per questo, dal prossimo weekend la Filcams guidata da Franco Martini e il Nidil di Filomena Trizio istalléranno banchetti informativi presso alcuni grandi centri commerciali delle principali città (si parte con Roma) allo scopo di informare i lavoratori e spingerli a denunciare queste forme di abuso. L`iniziativa nasce dal fatto che, spiegano Roberto D`Andrea (Nidil) e Daria Banchieri (Filcams), «sono tantissime le richieste di tutela individuale giunte alle nostre sedi e agli uffici vertenze della Cgil».
Col contratto di associazione in partecipazione l`azienda ha il vantaggio della massima flessibilità circa il rapporto di lavoro, risparmia sui contributi previdenziali e può retribuire il lavoratore (formalmente associato agli utili) a suo piacimento, denuncia il sindacato. Del resto i dati sembrano confermare lo sfruttamento: I 52.459 associati in partecipazione iscritti nel 2010 all`Inps (+ 1% rispetto al 2009) hanno avuto un reddito medio annuo i 8.919 euro. Sul sito ci sarà un link per calcolare invece la retribuzione che si avrebbe applicando il contratto del commercio e si potranno segnalare, in forma anonima, le aziende che ricorrono agli associati in partecipazione.


Pressing dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali per evitare il taglio dei contributi pubblici ai patronati. Il disegno di legge di Stabilità contiene infatti una secca riduzione dei compensi per le pratiche di compilazione e trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi: da 16,29 euo a 14 euro il contributo per ogni dichiarazione singola e da 32,58 a 26 euro quello per ogni dichiarazione congiunta. Verrebbe inoltre abolito il compenso di 1,03 euro per il servizio di semplice trasmissione telematica e congelato l`adeguamento Istat relativo al compenso. Compenso, lamenta la Consulta nazionale dei Caf, guidata da Valeriano Canepari (Cisl), che è fermo dal 1998. Le opposizioni hanno presentato emendamenti per abolire il taglio, ma se il governo procederà col maxiemendamento e il voto di fiducia è chiaro che l`unica possibilità per Susanna Camusso (Cgil), Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) è quella di trovare ascolto presso il ministro dell`Economia, Giulio Tremonti.
Ma il momento non è dei migliori. I 48 Caf associati nella Consulta, che ogni anno assistono 17 milioni di contribuenti, occupando 6 mila addetti a tempo indeterminato e 15 mila stagionali, sostengono che se i tagli non verranno ritirati, sono a rischio «migliaia di posti di lavoro» e potrebbero essere aumentate le tariffe a carico dei cittadini. Per Cgil, Cisl e Uil, che assistono circa 9 milioni di persone ogni anno, i Caf rappresentano anche un canale di tesseramento. «Se è un modo per colpirci – dice Canepari – potrebbe rivelarsi un autogol, perché rischia di peggiorare il servizio che assicuriamo ad Agenzia delle entrate e Inps».