Assistenza fiscale, il governo non paga i sindacati

05/05/2004


          mercoledì 5 maggio 2004
          denuncia cisl
          Assistenza fiscale, il governo
          non paga i sindacati
          ROMA «Il ministro dell’Economia paghi i debiti che ha nei confronti del nostro patronato e del caf». Lo chiede la Cisl insieme all’Inas (il patrona-to del sindacato), che ieri hanno tenuto una conferenza stampa per presentare l’iniziativa «Inas in piazza»: una campagna d’informazione sul tema delle pensioni che si svolgerà il 7 e 8 maggio in 120 piazze italiane.

            Il segretario confederale della Cisl, Cesare Regenzi, ha ricordato che il credito del caf con il ministero dell’Economia è «di 30 milioni di euro più iva, riferiti al lavoro 2003, quello dell’Inas di 26 milioni: 5 milioni riferiti al 2001 e 21 milioni al 2002. Per il 2003, invece, è stato versato un acconto dell’80%».

            «Era importante, dopo tutte le polemiche sul ruolo del patronato, fare un po’ di chiarezza – ha affermato il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta -. Troppo spesso l’attività dell’Inas viene presentata come quella di un ente assistito e non di assistenza. È utile, invece, che anche il governo sappia esattamente quello che facciamo: il patronato è oggettivamente un servizio di accompagnamento per chi lavora, per i pensionati e, in modo determinante, anche per gli italiani all’estero e per gli immigrati nel nostro Paese».

            Secondo il presidente dell’Inas, Giancarlo Panero, su molti punti
            «ultimamente anche il ministro Maroni sembra fare confusione, a parti-re dai finanziamenti del fondo Patronati che non coprono tutta la nostra attività. Non chiediamo l’elemosina, ma solo i fondi che ci spettano nei tempi dovuti, visto che siamo ancora in attesa di quelli relativi ad attività già svolte dall’Inas». «Se la nostra attività viene messa in discussione – ha concluso Panero – si rischia di dover far fronte alle esigenze di 8 milioni di utenti del sistema dei patronati. Persone che dovrebbero pagare per avere servizi che, invece, grazie a noi, ottengono gratuitamente».