Assetti contrattuali: modello da rivedere

21/03/2005
    domenica 20 marzo 2005

    sezione: ECONOMIA ITALIANA – pagina 16

    Scontro tra Sacconi ed Epifani sulla flessibilità
    Assetti contrattuali: modello da rivedere

      LAURA DI PILLO

      DAL NOSTRO INVIATO CERNOBBIO • Riforma degli assetti contrattuali, mercato del lavoro e relazioni industriali moderne sono le sfide su cui sindacati, imprese e istituzioni dovranno misurarsi a breve. Per ridare slancio e sviluppo a un sistema Paese pericolosamente in stallo. Sono questi i temi affrontati ieri a Cernobbio nella seconda giornata del convegno organizzato da Confcommercio.

      Un confronto acceso che ha risentito della partita difficile in corso sul pubblico impiego, sui metalmeccanici, del dibattito tra maggioranza e opposizione sulla legge Biagi. « Il tema dei contratti di lavoro è una questione da affrontare seriamente e urgentemente » , ha sottolineato l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, senatore della Margherita, auspicando un nuovo patto dopo quello stilato nel 1993. « Un accordo che andrebbe cambiato — ha aggiunto — ma spetta alle parti sociali intervenire e vedo che già si comincia a parlarne ».
      Accordo definitivamente sepolto anche per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti.

      Ma un nuovo sistema di regole non si definisce con intese separate ha ribadito Savino Pezzotta: « Occorre un nuovo modello concordato, un accordo di sistema che garantisca potere d’acquisto e rafforzi il secondo livello di contrattazione, che può essere di azienda o di territorio perché occorre legare gli incrementi salariali alla produttività di impresa e senza dubbio una buona contrattazione decentrata— ha ribadito il numero uno della Cisl— può stimolare l’impresa all’innovazione ».

      Di manutenzione straordinaria del patto del 1993 ha parlato anche il presidente di Confcommercio, Sergio Billè: « L’accordo del 1993 non regge più perché lo scenario è cambiato e serve una revisione del sistema di incentivi e ammortizzatori » . Con un occhio alle necessità di crescita: « Quel patto — ha spiegato Billè — non ha funzionato per le politiche di sviluppo » . Diretto il riferimento alle parole di Romano Prodi che da Bari ha rilanciato politiche di riduzione del costo del lavoro, ancora troppo alto in Italia.

      «Esiste un nesso tra dialogo sociale e competitività— ha spiegato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi — ma in Italia c’è un forte limite: la Cgil che è un freno a mano tirato per la competitività del Paese».

      In mattinata il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, era intervenuto sulla legge Biagi, un provvedimento « sbagliato nell’impostazione » , ha ribadito Epifani. « Resto infatti convinto che i problemi del Paese non siano quelli della flessibilità dell’offerta di lavoro che è oggi in Italia tra le più alte d’Europa » . Un giudizio non apprezzato da Sacconi: « Epifani è un reazionario e conservatore » , ha replicato il sottosegretario al Welfare.

        Ma il leader della Cgil è tornato anche sui contratti del pubblico impiego e dei meccanici. Per sbloccare la trattativa degli statali — ha aggiunto — « il primo passo tocca al Governo » . « La manifestazione di ieri — ha concluso Epifani — conferma che i tempi sono maturi, dal Governo ci vuole un passo in avanti che finora è mancato » . Sul rinnovo dei meccanici ha auspicato che si apra subito il confronto. « Federmeccanica — ha detto — rifletta sulle rigidità di una linea che porterebbe solo a uno scontro molto pesante, che anche le aziende farebbero fatica a sopportare in un momento economico difficile come questo ».