Assemblee aziendali a Mirafiori, è scontro

13/01/2011


Fiom: "La Fiat così condiziona il voto". La replica: "È una nostra prerogativa"

TORINO – Sergio Marchionne chiude la giornata con una dichiarazione laconica da Detroit: «Invito i lavoratori di Mirafiori ad avere fiducia nel futuro e in loro stessi. Niente altro». E´ l´unica nota di distensione al termine di dodici ore vissute pericolosamente tra colpi di scena, risse ai cancelli, manifestazioni contrapposte.
La mattinata inizia con un´autentica sorpresa: «I capisquadra stanno tenendo le assemblee in fabbrica per convincere i lavoratori a votare sì», denuncia la Fiom parlando di «subappalto all´azienda» da parte dei sindacati del sì. Immediatamente replica il Lingotto: «Non si tratta di assemblee ma di un´attività informativa svolta dall´azienda che ne ha diritto in quanto firmataria dell´accordo». La tensione sale. In mattinata la Commissione elettorale conferma la data del referendum: si vota a partire da questa sera fino a domani pomeriggio. Hanno diritto di voto 5.431 lavoratori tra i quali 453 impiegati che non saranno coinvolti, ovviamente, nelle modifiche al sistema dei turni. Perché l´accordo sia valido è necessario che ottenga il «sì» del cinquanta per cento più uno dei votanti tolte le schede nulle e le schede bianche.
In mattinata il fronte del sì teme che la scelta di non tenere incontri con i lavoratori in fabbrica prima del voto possa rivelarsi un boomerang. Perché la Fiom ha fissato le sue assemblee per oggi, a poche ore dall´apertura dei seggi. Così i sindacati favorevoli all´intesa annunciano in un comunicato che «il clima difficile che si respira in fabbrica» consiglia di tenere le riunioni con i lavoratori fuori dall´orario nella vicina chiesa del Redentore. Questa mattina l´assemblea sarà per i lavoratori del turno pomeridiano e nel pomeriggio per chi ha lavorato al mattino.
Davanti ai cancelli, ben prima dell´arrivo di Nichi Vendola, volano gli insulti e le urla tra i fronti contrapposti: «Vergognatevi voi della Fim, vi fate fare le assemblee dal padrone». «Voi della Fiom volete far chiudere questa fabbrica e toglierci il lavoro». «Siete senza palle». «Siete senza testa». Adriano Serafino, segretario della Fim negli anni Settanta, osserva sconsolato: «Ecco che cosa vuol dire aver accettato di dividersi di fronte alla Fiat». I tafferugli e gli insulti scatenano la guerra delle denunce: il Fismic, che ha organizzato la contestazione a Nichi Vendola, annuncia querele «contro chi ha organizzato telefonate di minaccia alle nostre sedi». La Fiom afferma di aver «segnalato alle forze dell´ordine i provocatori che hanno attaccato i nostri delegati».
Nel pomeriggio il confronto si sposta nel centro cittadino. Alle 17 si riempie la sala della Galleria d´arte moderna per la manifestazione dei favorevoli all´accordo. Ci sono i sindacalisti di Fim e Uilm: «Votiamo sì – dicono – perché questo accordo riguarda il futuro della città». L´esponente della Uil aggiunge: «E´ il miglior accordo che ho fatto negli ultimi due anni». Poi sale al palco il Presidente dell´Unione industriale, Gianfranco Carbonato: «Sono qui perché dalla vittoria del sì dipende il futuro dei nostri figli. Di voi lavoratori e di noi imprenditori. Siamo tutti sulla stessa barca».
Un chilometro più in là sfila per via Garibaldi la fiaccolata del no: 4-5.000 persone con Maurizio Landini, il direttore di Micromega Paolo Flores d´Arcais, l´ex sindaco Diego Novelli. C´è anche un pupazzo di gommapiuma, «Sergio lo squalo». Alle 19,30 i leader della Fiom vanno in fabbrica a tenere le assemblee del turno di notte. Questa sera si aprono i seggi.