Assemblea Nazionale Delegati Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, 21/07/2016

ASSEMBLEA NAZIONALE DELEGATE/I VIGILANZA PRIVATA E SERVIZI FIDUCIARI

ROMA 21 LUGLIO 2016

Relazione Sabina Bigazzi, FILCAMS CGIL Nazionale

Buongiorno a tutte e tutti, compagne e compagni, amiche e amici.

Un saluto anche ai nostri Segretari Generali, presenti oggi ai nostri lavori, a testimonianza dell’importanza del nostro appuntamento e dell’attenzione che le nostre categorie tutte, hanno per il settore.

L’approvazione della piattaforma per il rinnovo del CCNL è sempre un appuntamento importante. Oggi lo è ancora di più perché ci muoviamo in un contesto generale, e specifico del settore, molto più critico che nel passato.

E’ sotto gli occhi di tutti che gli indicatori economici non danno segni della ripresa attesa, sia nel sistema produttivo che nei consumi. Né, tanto meno, si può parlare di una ripresa dell’occupazione, se non di quella temporanea o precaria. Le scelte politiche degli ultimi anni hanno, quasi tutte, operato nella direzione di una compressione dei diritti e delle retribuzioni in generale, marginalizzando anche il ruolo delle OO.SS.

In questi anni i media si sono dati un ruolo proattivo in tal senso, spendendo fiumi di parole su di noi e sulla crisi della nostra rappresentatività.

Certo i nostri problemi li abbiamo, ma se andiamo a guardare bene, la contrattazione nazionale è al palo in quasi tutte le categorie, soprattutto per una profonda crisi di rappresentanza di tutte le associazioni datoriali. Le nostre categorie ne sono un esempio lampante: il Terziario ed il Turismo sono in parte fermi proprio a causa delle divisioni delle associazioni in mille interessi di bottega.

Da parte nostra, invece, pur avendo sofferto momenti di rottura anche aspri fra di noi, abbiamo dimostrato, con grande senso di responsabilità, di saper ritrovare la sintesi unitaria.

Pur collocandosi in questo contesto generale, il settore della “Sicurezza”, ha storicamente le sue particolarità, e vive una crisi tutta sua, ormai da anni, dovuta solo in parte a fattori esterni e generali.

La prima responsabilità e sicuramente da imputarsi alle Istituzioni. I ritardi del Ministero degli Interni nel completare la riforma del settore (ricordo che ancora non è stato emanato il Decreto sulla Formazione) prima, l’inerzia delle Prefetture poi, hanno lasciato ampio spazio ad una illegalità diffusa, a partire dalla violazione sistematica della 269/10, per arrivare anche ad infiltrazioni malavitose. Recentemente, su sollecitazione delle parti sociali, il Ministero degli Interni ha aperto un tavolo, da cui è scaturito un primo risultato positivo. Infatti, alcuni giorni fa, è stata emanata una circolare indirizzata alle Prefetture ed alle Questure che va nella giusta direzione.

In sostanza fornisce indicazioni precise sui controlli che devono essere attuati sugli Istituti di Vigilanza Privata, e sulle sanzioni da applicare su quelli sprovvisti di corrette certificazioni, dato che le disposizioni della 269 dovevano essere a regime già da tempo. Il Ministero degli Interni, richiede anche di avere l’esito della ricognizione delle Prefetture, per poi procedere alla pubblicazione sul sito web dell’elenco delle aziende che hanno ottenuto la certificazione e che si possono quindi definire “in regola”. Si suppone che l’elenco debba diventare strumento di consultazione per le stazioni appaltanti, in primis quelle pubbliche. La circolare richiama anche a vigilare sulle stazioni appaltanti, con particolare riguardo alla distinzione fra attività di esclusiva pertinenza della Vigilanza Privata, e quelle invece che possono essere eseguite anche da altri soggetti, richiamando al rispetto della Determina emanata dall’Autorità Anticorruzione. Infine, il Ministero, da disposizioni alle Questure affinchè intensifichino le attività tenendo anche conto delle segnalazioni delle parti sociali. Questa è una novità assoluta, come ben sanno molte delle nostre strutture.

E’ vero, questo è un importante passo avanti. Tuttavia è innegabile che, anche le politiche degli appalti degli anni passati, hanno contribuito ad alimentare la crisi del settore, ed a favorire l’illegalità diffusa di cui parlavamo.

I tagli lineari operati dall’amministrazione pubblica hanno alimentato la corsa al ribasso, la nascita di piccoli Istituti privi dei requisiti necessari ed il proliferare, quindi, delle licenze. Infatti, paradossalmente, nonostante la compressione dell’occupazione, il numero delle licenze è cresciuto. Inoltre, è cresciuto il numero degli appalti affidati ad aziende di “Servizi Fiduciari” i cui addetti sono poi chiamati a svolgere attività che sono di esclusiva pertinenza della “Sicurezza Attiva”.

La determina dell’Anac era già intervenuta sulla materia in senso positivo, dal nostro punto di vista, pur lasciando aperto, ed in maniera fumosa, il problema delle clausole sociali. Il nuovo codice degli appalti ha prodotto avanzamenti importanti, ad esempio sulle modalità di gara, tuttavia non si è voluta recepire la nostra indicazione di prevedere l’applicazione delle clausole sociali nei capitolati di appalto. E questo è per noi un punto molto critico.

Le imprese del settore, con grande miopia, hanno approfittato dell’assenza di regole negli anni compresi fra il 2007 ed il 2010, anno in cui è stata emanata la 269, alimentando a loro volta l’imbarbarimento del mercato. Eppure, data la peculiarità del settore, il rapporto diretto con il Ministero degli Interni, avrebbe dato loro la possibilità, tramite le associazioni, di giocare un ruolo da protagonisti nel governo del cambiamento e dell’evoluzione del settore. Ed il settore, malgrado loro è invece profondamente cambiato e richiede sempre più specializzazione e professionalità. La sola risposta delle associazioni e delle imprese è stata una costante ricerca della compressione del costo del lavoro. Tanto per fare un esempio, c’è chi, da più di un anno spaccia come novità ed ammodernamento necessario del futuro CCNL, la revisione della normativa sulla malattia e la flessibilità. Cose vecchie come il mondo e che vanno solo nella direzione di ridurre i costi a discapito dei lavoratori.

Un altro esempio: lo straordinario, che si definiva fisiologico nel settore, per la peculiarità di alcuni servizi, è diventato uno strumento abusato per produrre redditività, specie in servizi di trasporto valori o di zona.

Ma ancor più grave è la comparsa, nel settore, di CCNL pirata, e non potrei definirli in altro modo. Difficile credere che dietro il CCNL Cisal, quasi inesistente in termini di iscritti, sottoscritto con associazioni addirittura sconosciute, non vi sia alcuna impresa. Quel CCNL, ed il paventato passaggio alla sua applicazione del Gruppo Biks, rischia di aggravare la crisi del settore e di essere un nuovo strumento di elusione delle regole, nonché di alimentare ulteriormente l’imbarbarimento del mercato. Di contro va anche detto che le reazioni dei Ministeri degli Interni e del Lavoro, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni, sono state fumose e non decisive. Nell’ultimo incontro, lo scorso 28 giugno, il Ministero degli Interni si era impegnato ad analizzare attentamente la questione con il Ministero del Lavoro ed a fornire una qualche risposta in tempi brevi. Ad oggi nulla ci è ancora pervenuto.

Poi ci siamo noi. E’ innegabile che la firma del CCNL separato del 2013 è stata una grossa frattura fra le OO.SS, ognuna con le sue ragioni. Tuttavia è altrettanto innegabile che, a differenza di quanto avviene nel mondo associativo, in tutte le vertenze in cui ci siamo divisi a volte anche con conflitti aspri, la ricerca di una sintesi unitaria è sempre stata per noi di grande importanza, perché vogliamo essere elemento di unione e non di divisione del mondo del lavoro.

Ed è con questo obiettivo che abbiamo lavorato intensamente nei mesi passati. La sintesi che l’Ipotesi di Piattaforma esprime, lo voglio sottolineare, non è fatta solo di alcune dichiarazioni di massima o generiche utili a non creare incidenti diplomatici fra di noi. Il collante è stato invece, una nuova idea del settore, un progetto innovativo, sicuramente ambizioso, ma, crediamo anche, l’unico che possa dare un futuro a tutto il settore della Sicurezza, provando, non a subire, ma semmai ad influenzare i profondi processi di cambiamento.

Da qui la proposta di un unico campo di applicazione: sicurezza attiva e passiva, stewards e buttafuori. Insomma, quella che noi abbiamo chiamato “ricomposizione della filiera della sicurezza”.

Da un unico campo di applicazione, che dovrà ben disegnare e delimitare i confini di ogni attività in esso ricompresa, dovrà, a nostro avviso, derivare una coerente classificazione del personale che rispecchi le professionalità e le specializzazione che si esprimono nei diversi servizi.

Altro tema centrale è quello del cambio di appalto, fondamentale per la salvaguardia dell’occupazione e per il mantenimento dei diritti complessivi acquisiti. La disciplina attuale è stata un importante passo in avanti. Tuttavia, anche qui, i comportamenti elusivi o in violazione dell’articolato contrattuale da parte delle imprese, sono sotto gli occhi di tutti. E’ quindi necessaria una riforma che lo renda vincolante ed esigibile.

Infine la richiesta economica: è noto a tutti che non abbiamo più alcun parametro di calcolo degli aumenti contrattuali. Sappiamo anche che il settore, più di altri, ha sofferto storicamente i ritardi nel rinnovo dei CCNL, che hanno, a loro volta, prodotto un inevitabile impoverimento delle retribuzioni. La nostra richiesta poggia quindi su dati oggettivi, anche se le motivazioni che la sostengono sono esclusivamente di carattere politico. Altrettanto vero è che il fattore tempo, e lo abbiamo scritto nero su bianco, sarà fondamentale.

L’ipotesi di piattaforma ha anche altri contenuti: salute e sicurezza, organizzazione del lavoro, secondo livello di contrattazione, ecc.. li cito solo per titoli, ma non per questo sono meno importanti di altri.

Oggi si conclude un primo percorso democratico che ha visto tutti quanti noi impegnati nelle assemblee di consultazione e che ci ha condotto qui.

Il primo dato che è emerso dalla consultazione è stato l’apprezzamento per la presentazione di un documento unitario. (Solo per inciso ricordo che in una situazione ben diversa, nel 2009, presentammo 3 piattaforme, se pur molto simili). L’ipotesi di piattaforma è stata approvata con una percentuale del 95% circa dei votanti, dato che rende concreto l’apprezzamento che dicevo prima.

Sono stati presentati alcuni emendamenti, in particolar modo sul cambio appalto (vedrete poi, vi proporremo una articolazione del testo che li ricomprende tutti), su salute e sicurezza, organizzazione del lavoro ed orario di lavoro. I pochi emendamenti presentati danno ancora di più il segnale dell’apprezzamento di lavoratrici e lavoratori, ma anche il segno di grande attenzione al merito dei temi cruciali per il settore.

La trattativa che dovremo affrontare sarà molto complicata. Ho parlato diffusamente delle controparti che avremo al tavolo, sempre più divise, frammentate ed sempre più spinte da interessi bottega. Ancora una volta ci dovremo misurare con il tentativo di comprimere il costo del lavoro

Eppure siamo convinti, anzi direi consapevoli che, o le associazioni per prime sapranno cogliere la proposta che presentiamo come elemento di svolta e di indirizzo del settore, oppure proseguiranno inevitabilmente il processo autodistruttivo che hanno intrapreso. Parlo di autodistruzione consapevolmente e mi riferisco a vertenze complesse che abbiamo in corso che voglio solo citare: Securpol, il Gruppo Biks, Sicuritalia. Le prime che si sono indebitate con l’agenzia delle entrate o con il sistema bancario così tanto da rendere difficile comprendere come facciano a stare in piedi. La terza che dopo aver orientato e dominato il mercato dei “servizi fiduciari” per anni, si ritrova chiusa in un meccanismo che la rende ormai poco credibile con le committenze. Come si dice “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.

Questo significa anche che il compito di tutti noi sarà ancora più arduo.

Allora è doveroso anche farci un po’ di autocritica.

Sui dati della consultazione occorre fare alcune riflessioni: in molti casi sono state fatte molte meno assemblee di quanto si sarebbe potuto, ed i lavoratori che hanno partecipato sono stati pochi rispetto alle potenzialità dei singoli territori. Eppure, in proporzione, il settore è molto sindacalizzato rispetto ad altri.

Ma poiché credo che ogni autocritica è utile se costruttiva, da oggi dobbiamo tutti prenderci l’impegno di trovare nuove strategie e nuove modalità di comunicazione per coinvolgere le lavoratrici ed i lavoratori, perché tutti, ognuno per la sua parte, siamo chiamati a sostenere il progetto, la “Piattaforma” che oggi verrà approvata e la complessità della trattativa che si apre.

Buon lavoro a tutti noi!