Assemblea Nazionale Delegati Tds e Coop. Intervento F.Martini. Roma, 16/10/2013

1. Vorrei, innanzitutto, rivolgere a tutte le strutture il ringraziamento sincero delle segreterie nazionali per il lavoro svolto in queste settimane. Per la verità, poche settimane a disposizione, per una consultazione che ad oggi ha coinvolto oltre 80mila lavoratrici e lavoratori e che ha registrato un consenso sulla piattaforma proposta che supera il 95%.Il compito di questa relazione non è né quello di perdersi nella disanima statistica dei riepiloghi, né quello di ripercorrere le ragioni che hanno portato alla definizione della piattaforma cosiddetta “unica ed unitaria”. Tanto più che l’atto formale più rilevante di questa nostra riunione sarà quello della sanzione ufficiale del dato emerso dalla consultazione, integrandolo con le valutazioni e le proposte che le segreterie avanzeranno sui contributi emersi dalla consultazione, sia attraverso gli emendamenti prodotti, che con documenti prodotti.

Il dato della consultazione può essere interpretato in due modi, secondo la classica logica del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Se dovessimo esprimere una valutazione riferita agli addetti al settore interessati dai contratti del TDS e della cooperazione, dovremmo dire che abbiamo prodotto poco più che una goccia nell’oceano. Ma se raffrontiamo il risultato odierno con quello di passate esperienze non possiamo che registrare un dato in leggera crescita, dato che assume una maggiore valenza, poiché le passate esperienze appartenevano ad epoche felici dell’economia settoriale, mentre questa consultazione ha attraversato la più grave crisi del settore, caratterizzata da clima di sfiducia e di smarrimento di tanta parte del nostro mondo.

Tra l’altro, la ristrettezza dei tempi ha fatto si che diverse strutture non abbiano ancora esaurito del tutto i loro programmi di assemblee, il che porterà nei prossimi giorni ad un ulteriore incremento delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nella consultazione.

Questo risultato è di buon auspicio, perché, al netto delle zone d’ombra che hanno potuto accompagnare la consultazione, riconducibili a diversi motivi, tra i quali la reciproca disaffezione alle pratiche unitarie, con relative diffidenze e screzi, la consultazione non è stata per noi una pratica puramente burocratica, un esercizio democratico, dovuto alla nuova fase che si è aperta nei rapporti sindacali, dopo la firma dell’accordo con la Confindustria.

La consultazione è stata la prima azione necessaria per mettere in sintonia l’appuntamento contrattuale con la realtà alla quale si rivolgerà il tavolo negoziale.

La consultazione non è stata solo una fase illustrativa delle richieste, ma, soprattutto, un’operazione di contestualizzazione di questa scadenza con la realtà che stiamo vivendo, per fare una operazione di pura e limpida verità.

Il risultato positivo che abbiamo ottenuto deve spronarci a considerare la sistematica informazione sull’andamento del negoziato e la consultazione di ritorno, sull’eventuale ipotesi di accordo, quali terreni importanti per dare forza all’azione delle segreterie nazionali e della delegazione trattante, soprattutto in quelli che saranno i momenti di difficoltà e di tensione che accompagneranno questa scadenza.

Il problema, quindi, su questo primo punto non è tanto di decidere se gli oltre 80mila lavoratrici e lavoratori coinvolti siano il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, quanto di affermare la volontà e la capacità di questo sindacato, che opera in una realtà che non ha paragoni con altri settori del mondo del lavoro, né quello manifatturiero, tanto meno quello pubblico, di non rinunciare a misurarsi col consenso dei lavoratori e di farlo con la volontà di accrescere sistematicamente questo impegno. Potremmo darci tutti insieme l’obiettivo nella consultazione di ritorno di coinvolgere ancora più lavoratori, 1, 10, 100 in più in ogni provincia, per dimostrare che il problema non è quello delle bandierine di organizzazione, quanto quello della consapevolezza e del sostegno che può venire alla trasparenza del nostro operato.

2. Il 95% del consenso alla piattaforma, ad una piattaforma non certamente ambiziosa, non può che essere il prodotto di una grande operazione verità che abbiamo proposto alle lavoratrici ed ai lavoratori.

Potevamo cavalcare il disagio, il malessere, l’esplosione dei bisogni materiali indotti dalla più grande delle crisi che il settore ha conosciuto. Non so se avremmo strappato più applausi e consenti, perché l’inganno perpetrato sarebbe stato palese. Avremmo imbrogliato le carte, alimentando aspettative insostenibili.

Chi lavora nelle nostre aziende sa che i temi all’ordine del giorno sono altri, la cassa integrazione in deroga, che se non viene rifinanziata è un dramma; le procedure di crisi, che dilagano a vista d’occhio; i punti vendita che chiudono dalla sera alla mattina; intere zone del Paese che vengono abbandonate dalle principale aziende distributive. Il tema all’ordine del giorno è difendere il posto di lavoro, mantenere quel legame sempre più esile con il luogo di lavoro, cercando di non essere travolti da una precarietà sempre più dilagante.

Sarebbe sbagliato leggere quel 95% come un segnale di rassegnazione, di impotenza, di indifferenza, rispetto ad un ruolo (quello nostro) che non potrà cambiare le sorti della storia e della realtà. La nostra opinione è che quel 95% rappresenti un attestato di fiducia nei nostri confronti, come dire “ce l’avete raccontata giusta, senza infingimenti, per questo vi diamo credito, siamo fiduciosi in voi” e tocca a noi restituire questo credito in termini di trasparenza e di coinvolgimento.

Non ci viene chiesto di fare miracoli, che non sono in nostro potere. Ci viene chiesto di assumere l’attuale situazione del settore come soglia di demarcazione tra una condizione sempre più al limite della sostenibilità economica e sociale ed il rischio di una vera e propria condizione di non autosufficienza nella quale sarebbero condannate migliaia di persone, giovani e donne del settore, da politiche delle imprese che tendono a scaricare interamente sul lavoro i costi della crisi.

3. Questo tratto di consapevolezza è presente anche nella stragrande maggioranza degli emendamenti presentati nella consultazione e giunti a questa assemblea. Emendamenti prevalentemente orientati a rafforzare e sollecitare attenzione e rigore su punti sensibili del contratto.

Per queste ragioni le segreterie propongono di gestire la partita degli emendamenti con una scelta prevalentemente politica.

Dopo una attento esame e una attenta valutazione saremmo per avanzare una proposta di questa natura.

Innanzitutto, con la stessa lealtà e onestà intellettuale che ci ha guidati nella elaborazione della piattaforma e nella consultazione, dobbiamo dire che una parte di questi emendamenti, sicuramente minoritari, non possono essere accolti, perché incompatibili con le scelte fondamentali della piattaforma. Si tratta di tutti gli emendamenti che hanno una ricaduta sensibile sui costi della piattaforma, che si tratti della richiesta salariale, o degli scatti di anzianità, o di altri istituti economici. Non possono essere accolti, poiché la scelta di fondo che è stata fatta nella elaborazione della piattaforma è stata quella di rendere credibile la sostenibilità della piattaforma in un contesto economico segnato dalla gravità crisi.

Già la mediazione unitaria sul salario ha registrato la disponibilità di due organizzazioni su tre ad andare oltre i vincoli imposti da un accordo che, per quanto scaduto, non era stato firmato da tutte le confederazioni. Ed io vorrei nuovamente ringraziare Fisascat e Uiltucs per la sensibilità mostrata in questa circostanza.

Ma la nostra richiesta salariale, che per alcuni versi può essere apparsa contenuta, anche se è un eufemismo definirla tale in questa situazione, è stata tale perché abbiamo scelto di destinare una parte dei costi della piattaforma alla difesa di un impianto normativo che sulla condizione di lavoro e sul welfare contrattuale rafforzasse le tutele del nostro mondo del lavoro.

Non vorrei parafrasare il dibattito politico di questi giorni, ma nel caso degli emendamenti con significative ricadute in termini di costi economici della piattaforma è come se fosse richiesta la copertura finanziaria, oppure, da dove spostare le poste. Se chiedo di più qui devo dire da dove tolgo, perché sono i saldi ad essere difficilmente modificabili, questa è la verità. E se qualcuno sa cosa sta accadendo begli altri tavoli contrattuali aperti sa bene che non stiamo parlando di ipotesi, ma di attualità!

Per queste ragioni ci permettiamo di rivolgere un appello a tutti i presentatori di emendamenti con queste caratteristiche di ritirarli, poiché avrebbero l’effetto di mettere in discussione l’equilibrio complessivo della piattaforma.

Questa è la proposta che la commissione unitaria incaricata di esaminare gli emendamenti avanza per questa fattispecie.

Per altri emendamenti assolutamente compatibili con la piattaforma, poiché si tratta o di precisazioni, oppure di rafforzativi, il problema non si pone, in quanto vengono assunti dalla commissione.

Ma la vera operazione politica che le segreterie propongono, per evitare di svilire il significato degli emendamenti stessi in una pura conta matematica, imposta dalla messa in votazione degli stessi, è di presentare a questa assemblea nazionale un documento politico che assuma il significato di questi emendamenti sotto forma di raccomandazioni, di sollecitazioni, di sostegno ai vari punti della piattaforma sui quali sono intervenuti. Invece di dire “contiamoci” e, quindi, “dividiamoci” sull’uno o sull’altro emendamento di un certo rilievo, diciamo “assumiamo insieme, unitariamente, il fine di quell’emendamento”, cioè, il messaggio in esso contenuto, che è quello di chiedere ai sindacati di assumere come prioritari, come punti sensibili della trattativa alcune questioni rilevanti.

E poiché siamo tutti adulti e vaccinati, sappiamo che alcuni di questi punti sensibili riguardano anche temi che nel precedente accordo di rinnovo contrattuale ci hanno visti divisi. Siamo sufficientemente intelligenti e maturi per capire che non possiamo affidare ad un emendamento il compito di sanare una vecchia divisione. Possiamo dire che quell’emendamento ci invita a valutare gli effetti di quelle scelte e di immaginare i possibili percorsi che gradualmente potranno ricondurre a sintesi più avanzate le posizioni di ognuno di noi.

Del resto, non è vero che non si può. Alcune strutture molto importanti delle nostre organizzazioni in questa stessa consultazione sono riusciti a produrre sintesi unitarie su temi delicati. L’importante è non ingannarci a vicenda, non credere alle scorciatoie e soprattutto ai miracoli, perché questo rinnovo contrattuale, se ci sarà, sarà il più difficile in assoluto di quelli che abbiamo mai conosciuto.

Per questo abbiamo pensato che la scelta più giusta fosse la adozione, con voto dell’assemblea, di un documento politico che impegnasse le segreterie e la delegazione trattante alla massima coerenza con le sollecitazioni avanzate dalla consultazione, naturalmente, compatibilmente con le condizioni date, che saranno costantemente oggetto di verifica nel corso del negoziato.

4. Appunto, le condizioni date!

Queste sono note a tutti. Abbiamo presentato una piattaforma unica ed unitaria per le ragioni note. Il bilancio della rappresentanza datoriale ad oggi è alquanto sconfortante. Dilaga il fenomeno della destrutturazione della rappresentanza datoriale e l’ipotesi di aggiungere un quarto contratto ai tre esistenti ormai è divenuta quasi una certezza, viste le posizioni di Federdistribuzione. La nostra contrarietà a nuovi Ccnl del terziario è chiara, come è chiaro che non potremo, tuttavia, non fare i conti con la realtà che ci troveremo a dover fronteggiare.

Una realtà della quale abbiamo già assaggiato una anticipazione, proprio con la decisione di Federdistribuzione, comunicata formalmente alle organizzazioni sindacali, di uscita e recesso dai fondi sanitari integrativi e della non applicazione dal 1 gennaio 2014 del Ccnl Tds.

Per contro, sia in ambienti Confcommercio, che Confesercenti si fa trapelare l’idea che il contesto di crisi nel quale siamo immersi non offre le condizioni più ideali per intraprendere un normale percorso di rinnovo contrattuale.

Non è difficile immaginare che lo stesso sistema cooperativo, da qualche contratto impegnato a porci il tema del differenziale di costi del proprio contratto rispetto a quello Tds, porrebbe come pregiudiziale l’eliminazione del delta in una fase agguerritissima della competizione. E noi dovremmo poter difendere e valorizzare a fronte di questa loro pretesa il valore della distintività Coop.

In questo quadro l’unico filo certo che lega la posizione di tutte le nostre controparti è quello che individua nel fattore lavoro la variabile principale sulla quale intervenire, per recuperare quel minimo di ossigeno necessario alla sopravvivenza delle aziende. Come, peraltro, dimostrano quasi tutti i tavoli sui quali siamo stati chiamati a gestire vertenze o confronti con le aziende del settore, orario di lavoro, premi, flessibilità e quant’altro, rappresentano i bassi ostinati sui quali si insiste, spesso mettendo in discussione acquisizioni frutto di un lungo percorso contrattuale di categoria.

Naturalmente, avremo occasione di cimentarci nel merito del confronto negoziale, poiché con la conclusione di questa consultazione potranno adesso partire i tavoli. Quello di cui occorre avere consapevolezza è che non si può chiedere al contratto e, quindi, alla condizione di chi lavora nel settore, di farsi carico interamente della crisi. La crisi del terziario distributivo è parte della crisi più generale, di cui la crisi dei consumi costituisce una delle manifestazioni più evidenti. Ma la crisi dei consumi non dipende dagli orari di apertura dei negozi, né dalla scarsa flessibilità nel settore. La crisi dei consumi è funzione della caduta verticale del potere d’acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni.

Il settore terziario deve poter usufruire di politiche economiche più generali, politiche fiscali e di sviluppo, oltre che di politiche di sostegno nella crisi.

Si tratta di una problematica che i nostri sindacati di categoria devono contribuire a rendere centrale nella mobilitazione lanciata da Cgil-Cisl-Uil in queste settimane e che devono trovare risposte dalla manovra che proprio in queste ore il Governo sta mettendo a punto. Anche per questo chiediamo a tutte le strutture il massimo impegno per la riuscita della mobilitazione indetta unitariamente il 31 ottobre, in occasione dello sciopero nazionale indetto per il settore dei pubblici esercizi, per il rinnovo del contratto di settore.

Ma proprio per queste ragioni dovremo stare insieme, perché se da domani inizieranno i confronti negoziali, per noi potrà iniziare una navigazione al buio, in acque sconosciute e perigliose. E come è noto, in questi casi occorre disporre di una buona bussola e di un equipaggio affiatato. La piattaforma che approveremo questa mattina sarà il nostro tracciato di rotta. L’equipaggio siamo noi, sono le nostre strutture territoriali e regionali, sono i nostri delegati nei luoghi di lavoro. Sicuramente le vicende che ci hanno visti divisi in questi anni sono segnate dai molti cerotti e qualche benda negli occhi.

Quello che oggi ci ha portati qui insieme è la consapevolezza che coloro che rappresentiamo non avrebbero assolutamente nulla da guadagnarci in una battaglia combattuta con un esercito sparpagliato. Come si dice “ce ne sarebbe per tutti…”.

Il nostro compito è fare di una circostanza l’occasione per aprire una pagina nuova nella storia dei nostri rapporti e nel protagonismo della categoria, anche per essere attivamente protagonisti della fase apertasi a livello confederale dopo l’intesa sulla rappresentanza con Confindustria, che vede le nostre segreterie assieme a Cgil-Cisl-Uil impegnate a definire una intesa simile, adatta al nostro settore, molto diverso dal manifatturiero.

Al netto di tutti gli entusiasmi, lo scetticismo e le diffidenze che possono accompagnare questa nuova fase, è compito di ognuno di noi investire il massimo di lealtà e di impegno per non renderla una occasione persa, soprattutto nell’interesse di coloro che rappresentiamo.

Un mondo del quale fanno parte anche centinaia di migliaia di stranieri. Consentitemi anche per questo di concludere questa relazione con un pensiero rivolto alle comunità di migranti, che approdando, o tentando di farlo, sulle coste italiane cercano una civiltà migliore lontana da guerre e carestie. Di questa civiltà migliore è parte la cultura dell’accoglienza e dei diritti di cittadinanza, come è parte una cultura del lavoro che valorizzi le persone e la loro dignità. Questa è la nostra battaglia ed è per questo che deve essere la battaglia di TUTTI noi.

Buon lavoro!