Assegno di maternità: nota Ministero Affari Sociali 2001

Nota sui provvedimenti in materia di assegni di maternità e per i nuclei familiari con tre figli minori.

Il nuovo regolamento sugli assegni di maternità e per i nuclei familiari con tre figli minori. Il nuovo regolamento di attuazione della disciplina degli assegni è giunto, infine, in dirittura d’arrivo, dopo un lungo e complesso iter di adozione. Il provvedimento è, infatti, all’esame della Corte dei Conti e, salvo rilievi, potrà essere pubblicato nelle prossime settimane. Con questa avvertenza, e dunque con ogni riserva sulla possibilità di modifiche ulteriori, si segnala che il testo del nuovo regolamento è visionabile, ai soli fini conoscitivi, in questo sito.
Il provvedimento disciplina:

l’assegno di maternità di competenza dell’INPS: si tratta dell’attuazione dell’articolo 49, comma 8, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, che prevede un assegno di lire 3.000.000 complessive per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 2 luglio 2000; l’assegno è destinato alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso della carta di soggiorno di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286. Questo assegno è riservato alle donne che si trovano nella situazione di poter vantare una certa contribuzione di maternità, per aver svolto tre mesi di attività lavorativa (la legge stabilisce in quale periodo questa attività deve risultare che sia stata svolta); non si applica, invece, il sistema dell’ISE;
gli assegni di maternità e per i nuclei familiari con tre figli minori, di competenza dei comuni; si tratta dell’attuazione, già in corso, degli articoli 65 e 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, con gli aggiornamenti derivanti da quanto previsto dall’articolo 49, comma 12, della legge n. 488 del 1999 a proposito del solo assegno di maternità (concessione dell’assegno, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1° luglio 2000, alle donne residenti cittadine italiane o comunitarie o in possesso della carta di soggiorno di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, componenti di nuclei familiari con ISE non superiore, per il 2000, a lire 50.800.000). La nuova disciplina regolamentare sostituirà quella del decreto del Ministro per la solidarietà sociale 15 luglio 1999, n. 306, facendo salvi i provvedimenti già adottati, e si applicherà anche ai provvedimenti in corso di emanazione; disciplinerà, altresì, i casi di attribuzione del beneficio a soggetti diversi dalla madre del neonato. Si ricorda che, per quanto riguarda la disciplina dell’ISE (indicatore della situazione economica), il nuovo regolamento non modifica ancora il sistema previgente alla modifica introdotta dal decreto legislativo 3 maggio 2000, n. 130, per cui, fino all’adozione di un ulteriore specifico decreto ministeriale, dovrà applicarsi la disciplina prevista dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, e dai relativi decreti di attuazione (salvo quanto si avrà modo di dire al successivo punto 4).

Le ulteriori novità introdotte dalla legge finanziaria per il 2001. La legge 23 dicembre 2000, n. 388, contiene all’articolo 80 alcune disposizioni che interpretano, modificano o integrano la disciplina degli assegni di competenza dei comuni. In particolare:

assegno di maternità: per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni (trattasi delle adozioni senza affidamento) che avvengono dal 1° gennaio 2001 l’importo dell’assegno è elevato a lire 2.500.000 complessive (500.000 per cinque mensilità): ciò vuol dire che per l’anno 2001 non si applica la rideterminazione degli importi dell’assegno sulla base dell’indice ISTAT, poiché il legislatore ha previsto per quest’anno un diretto elevamento della misura dell’assegno; l’indice ISTAT dovrà invece essere applicato ai valori dell’ISE, che saranno resi noti con apposito comunicato nella Gazzetta Ufficiale;
assegno per il nucleo familiare: è chiarito, con norma interpretativa, che l’assegno spetta al genitore convivente con i tre figli minori, che ne abbia fatta annualmente domanda nei termini previsti dalle disposizioni di attuazione; per gli assegni da concedersi per l’anno 2001 e successivi, il sistema di calcolo è stato modificato nel senso di alzare la soglia ISE con la quale l’assegno sarà conseguibile in misura intera, e l’assegno potrà essere concesso anche al cittadino comunitario e anche nel caso di minori figli solo del coniuge o di minori ricevuti in affidamento preadottivo;
potestà concessiva degli assegni di competenza dei comuni: è stabilito che i comuni potranno stipulare accordi con l’INPS affinché sia questo Istituto ad esercitare anche la potestà concessiva: fino alla stipula di questi accordi, rimessi alla volontà dei comuni medesimi e dell’Istituto, i comuni continuano ad essere esclusivi responsabili della concessione dei benefici secondo le regole ordinarie.

Per riassumere: l’assegno di maternità di competenza dei comuni. E’ utile, a questo punto, riassumere alcuni aspetti applicativi.
3.1. Per i bambini nati fino al 30 giugno 2000, l’assegno (per i procedimenti che eventualmente non siano, per varie legittime ragioni, ancora definiti) può essere concesso solo alla madre cittadina italiana; l’assegno non può essere concesso per eventi diversi dalla nascita; la misura dell’assegno è pari a complessive lire 1.016.000 e la soglia ISE è pari a lire 50.800.000 per i nuclei con tre componenti.
3.2. Per i bambini nati il 1° luglio 2000, o entrati il 1° luglio 2000 nella famiglia anagrafica delle donne che li ricevono in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento, l’assegno può essere concesso anche alla donna residente cittadina comunitaria o con carta di soggiorno; la misura dell’assegno è pari a complessive lire 1.016.000 e la soglia ISE è pari a lire 50.800.000 per i nuclei con tre componenti.
3.3. Per i bambini nati dal 2 luglio 2000 al 31 dicembre 2000, o entrati nello stesso periodo nella famiglia anagrafica delle donne che li ricevono in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento, l’assegno può essere concesso anche alla donna residente cittadina comunitaria o con carta di soggiorno; la misura dell’assegno è pari a complessive lire 1.500.000 e la soglia ISE è pari a lire 50.800.000 per i nuclei con tre componenti.
3.4. Per i bambini nati a partire dal 1° gennaio 2001 o entrati, a partire dalla stessa data, nella famiglia anagrafica delle donne che li ricevono in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento, l’assegno può essere concesso anche alla donna residente cittadina comunitaria o con carta di soggiorno; la misura dell’assegno è pari a complessive lire 2.500.000; la soglia ISE è pari a lire 50.800.000 per i nuclei con tre componenti (incrementata dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, secondo quanto sarà precisato con apposito comunicato sulla Gazzetta Ufficiale).
3.5. Per la determinazione dell’ISE si applica la disciplina del decreto legislativo n. 109 del 1998, fino a quando saranno recepite con apposito DM le modifiche introdotte dal decreto legislativo n. 130 del 2000; conseguentemente, per lo stesso periodo, il modello di dichiarazione sostitutiva da utilizzare è quello approvato con decreto del Ministro per la solidarietà sociale 29 luglio 1999. Il calcolo del beneficio sarà effettuato secondo le indicazioni già fornite dal Dipartimento per gli affari sociali con nota n. GAB/1510/99 del 17 novembre 1999, trasmessa a tutti i Sindaci e pubblicata su questo sito.
3.6. Il termine perentorio per presentare la domanda dell’assegno è sempre di sei mesi dall’evento, salvo il termine più ampio, previsto dal nuovo regolamento, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal 1° luglio 2000; poiché questo termine più ampio non è ancora in vigore, si raccomanda comunque di non consigliare i richiedenti di presentare le domande oltre il termine ordinario di sei mesi dall’evento.
3.7. Nei casi di affidamento preadottivo o di adozione senza affidamento, per la concessione dell’assegno occorre attendere l’entrata in vigore del nuovo regolamento.

Per riassumere: l’assegno per i nuclei familiari con tre figli minori, di competenza dei comuni. Per l’assegno per il nucleo familiare gli aspetti applicativi possono riassumersi come segue.
4.1. L’assegno relativo al 2000 può essere richiesto dal genitore cittadino italiano, residente nel territorio dello Stato, che abbia nella propria famiglia anagrafica tre suoi figli minori di anni 18, entro il termine perentorio del 31 gennaio 2001. Si applica la disciplina del decreto legislativo n. 109 del 1998; il modello di dichiarazione sostitutiva da utilizzare è quello approvato con decreto del Ministro per la solidarietà sociale 29 luglio 1999. Il calcolo del beneficio sarà effettuato secondo le indicazioni già fornite dal Dipartimento per gli affari sociali con nota n. GAB/1510/99 del 17 novembre 1999, trasmessa a tutti i Sindaci e pubblicata su questo sito. Il valore dell’ISE che consente la concessione dell’assegno è pari a lire 36.576.000 per i nuclei familiari di cinque componenti.
4.2. L’assegno relativo al 2001, da richiedersi espressamente nel corso del medesimo anno e fino al 31 gennaio del 2002, potrà essere richiesto dal genitore cittadino italiano o comunitario, residente nel territorio dello Stato, che abbia nella propria famiglia anagrafica tre minori di anni 18, che siano figli propri o del coniuge o da essi ricevuti in affidamento preadottivo. Per espressa previsione legislativa (articolo 80, comma 5, della legge n. 388 del 2000), per la definizione del nucleo familiare occorre fare riferimento alla nuova disciplina prevista dal decreto legislativo n. 130 del 2000, l’attuazione della quale è affidata ad uno specifico DPCM in corso di emanazione; conseguentemente, la dichiarazione sostitutiva dovrà essere aggiornata a questa nuova disciplina. Il calcolo del beneficio sarà effettuato secondo le indicazioni già fornite dal Dipartimento per gli affari sociali con nota n. GAB/1510/99 del 17 novembre 1999, trasmessa a tutti i Sindaci e pubblicata su questo sito, aggiornata alle disposizioni dell’articolo 80, comma 4, della legge n. 388 del 2000. Il valore dell’ISE che consente la concessione dell’assegno è pari a lire 36.576.000 per i nuclei familiari di cinque componenti (incrementata dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, secondo quanto sarà precisato con apposito comunicato nella Gazzetta Ufficiale). Gli aggiornamenti della disciplina a cui si è fatto cenno, essendo contenuti in norme legislative, prevarranno anche sulle disposizioni del nuovo regolamento.

Precisazioni sulla carta di soggiorno. Come si è detto, l’assegno di maternità di competenza dei comuni può essere concesso, per gli eventi dal 1° luglio 2000, anche alla donna residente, cittadina extra comunitaria, in possesso di carta di soggiorno. Si ricorda che la carta di soggiorno è documento diverso dal permesso di soggiorno: la carta di soggiorno, infatti, è concessa dal questore su richiesta dello straniero regolarmente soggiornante nel territorio dello Stato da almeno cinque anni, titolare di un permesso di soggiorno per un motivo che consente un numero indeterminato di rinnovi, il quale dimostri di avere un reddito sufficiente per il sostentamento proprio e dei familiari; lo straniero può richiedere il rilascio della carta di soggiorno per sé, per il coniuge e per i figli minori conviventi. Si ricorda che la disciplina della carta di soggiorno è prevista dall’articolo 9 del d.lgs. n. 286 del 1998, nonché dagli articoli 16 e 17 del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1999, n. 394, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, serie generale, del 3 novembre 1999, n. 253, suppl. ord., e che competente in materia è il Ministero dell’interno (questure). Pertanto, eventuali questioni relative a tale aspetto devono essere sottoposte a detto Ministero.
Sarà opportuno che i comuni verifichino puntualmente il requisito della sussistenza della carta di soggiorno, e forniscano ai potenziali beneficiari una informazione esatta.
Il nuovo regolamento precisa, altresì, che, per ottenere l’assegno, il figlio deve essere regolarmente soggiornante e residente nel territorio italiano al momento della domanda e che, se a richiedere l’assegno è un soggetto in possesso di carta di soggiorno, anche il figlio deve essere in possesso di carta di soggiorno. Peraltro, queste regole, potendosi dedurre dalla disciplina di legge, possono essere immediatamente applicate, anche prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, a condizione che la richiesta di assegno sia proposta dalla madre del neonato e che il bambino sia stato da lei riconosciuto (per gli altri casi occorre, invece, attendere l’entrata in vigore della disciplina regolamentare).
E’ stata posta la questione della situazione in cui si possono trovare cittadine extra comunitarie aventi i requisiti, al momento della presentazione della domanda di assegno, per richiedere la carta di soggiorno, ma ancora prive di questo documento. Si ritiene che la domanda per l’assegno possa essere presentata, nel termine previsto, qualora sia documentata la previa presentazione della domanda per la concessione della carta di soggiorno; in tal caso il procedimento di concessione del beneficio deve essere sospeso fino a quando non risulti la concessione o il diniego della carta di soggiorno da parte del questore. Per la concessione dell’assegno occorrerà verificare che l’eventuale concessione della carta di soggiorno sia avvenuta considerando utile il periodo in cui la domanda per la concessione dell’assegno poteva essere presentata.
Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 403, nel caso in cui le dichiarazioni sostitutive siano presentate da cittadini dell’Unione europea si applicano le stesse modalità previste per i cittadini italiani, e che i cittadini extracomuniatri residenti in Italia secondo le disposizioni del DPR n. 223 del 1989 possono utilizzare le dichiarazioni sostitutive limitatamente ai casi in cui si tratti di comprovare stati, fatti e qualità personali certificabili o attestabili da parte di soggetti pubblici o privati italiani.

Precisazioni sulla madre lavoratrice. Si richiama l’attenzione dei comuni sulla necessità di accertare, in sede di presentazione della domanda per l’assegno di maternità di loro competenza, se la richiedente svolge un’attività lavorativa per la quale è attribuito un trattamento economico di maternità. Tra l’altro, lo svolgimento di questa attività lavorativa non sempre emerge direttamente dalla dichiarazione sostitutiva relativa alla composizione del nucleo e alle condizioni economiche dello stesso, anche perché detta dichiarazione sostitutiva concerne la situazione reddituale, che, come è noto, è riferita all’ultima dichiarazione dei redditi o all’ultimo certificato sostitutivo.
Si richiama l’attenzione dei comuni sul fatto che l’assegno di maternità non può essere concesso non solo quando la donna sta materialmente ricevendo o ha già ricevuto la prestazione previdenziale o economica di maternità (il che avviene nella generalità dei casi); l’assegno non può essere concesso anche quando la prestazione previdenziale o economica di maternità spetta all’interessata ma la prestazione non è stata ancora materialmente conseguita. Se l’interessata non è certa del proprio diritto alla prestazione previdenziale o della misura di questa, è necessario che ciò emerga nella domanda, in modo tale che l’interessata possa presentare la domanda nei termini e il comune possa provvedere, se del caso, solo dopo che l’indennità è stata corrisposta o negata, evitando così di dover procedere successivamente alla revoca del beneficio. E’ bene, pertanto, predisporre un idoneo modello-tipo di domanda, in modo tale che l’esistenza di una attività lavorativa e di un conseguente diritto alla prestazione previdenziale o economica risultino in maniera diretta ed inequivocabile, e che si possano effettuare i necessari controlli presso il soggetto che deve corrispondere il trattamento economico di maternità ordinario. Eventuali concessioni indebitamente corrisposte devono essere recuperate.

La non cumulabilità degli assegni di maternità di competenza dell’INPS e dei comuni. L’assegno di maternità concesso dall’INPS ai sensi dell’articolo 49, comma 8, della legge n. 488 del 1999 non è cumulabile con l’assegno di maternità concesso dai comuni ai sensi dell’articolo 66 della legge n. 448 del 1998.
E’ possibile che l’interessata, quando si rivolge al comune o all’INPS per ottenere l’assegno di rispettiva competenza, chieda anche informazioni sull’assegno che viene concesso dall’altro ente. Queste informazioni devono essere rese senza interferire sulle competenze stabilite dalla legge in capo ai comuni e all’INPS: pertanto, i comuni e l’INPS eviteranno di fornire valutazioni conclusive sull’assegno che non è di propria competenza, valutazioni che potrebbero rivelarsi errate, visto che i due assegni sono concessi sulla base di diversi requisiti, e si asterranno dal suggerire all’interessata la presentazione presso di loro di domande che devono essere presentate all’altro ente.
In ogni caso, per i comuni e per le sedi INPS che intendono assicurare una più approfondita informazione, è necessario che questa attività sia concertata tra gli enti competenti, in modo che si svolga in maniera puntuale, utile agli interessati e all’efficienza dell’azione amministrativa. In tal senso, dette intese sono altamente auspicabili.

La completezza dell’informazione e la cura delle garanzie del procedimento di concessione. Si richiama l’attenzione dei comuni sulla opportunità di verificare immediatamente, non appena le domande sono proposte e prima del loro ulteriore esame, se il richiedente è l’avente diritto e se la domanda è corredata della documentazione essenziale richiesta. Occorre, in sostanza, operare affinché il richiedente sia esattamente informato dei requisiti previsti e della essenzialità della documentazione, anche per ridurre al massimo l’eventuale successivo contenzioso su aspetti preliminari all’ulteriore esame della pratica (sussistenza dei requisiti soggettivi che abilitano a richiedere il beneficio, soggetti che compongono il nucleo familiare, essenzialità della documentazione, ecc.).
Pertanto, oltre a fornire ai potenziali interessati una preliminare dettaglia informazione su detti aspetti, si consiglia di consegnare al richiedente, al momento della presentazione della domanda, una ulteriore espressa informazione.
La completezza dell’informazione va particolarmente curata quando il comune si avvale della collaborazione di altri soggetti (ad esempio i centri di assistenza fiscale) nelle fasi del procedimento: dette collaborazioni non possono, infatti, determinare un affievolimento dell’attenzione del comune nei confronti della doverosa completezza dell’informazione, né, soprattutto, possono determinare una gestione impropria delle procedure, quanto a certezza delle risultanze e delle garanzie del procedimento amministrativo.

La procedura informatica per il calcolo del beneficio e la collaborazione tra i comuni e l’INPS. L’INPS ha provveduto a predisporre una procedura informatica integrata, attraverso la quale i comuni potranno effettuare il calcolo dei benefici e trasmettere i dati per il pagamento degli assegni.
In generale, la collaborazione tra i comuni e l’INPS è essenziale per la migliore attuazione delle misure in esame. Per questa ragione, le problematiche relative alla trasmissione dei dati devono essere risolte nell’ambito di questa collaborazione e avendo riguardo al primario interesse da tutelare, che è quello dei cittadini aventi diritto alle erogazioni previste dalla legge.
Si ribadisce che gran parte degli argomenti evidenziati nella presente nota sono riconducibili direttamente alle disposizioni di legge citate o alla disciplina del nuovo regolamento di attuazione, alla cui attenta lettura si rinvia una volta che sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Si conferma che quest’ultimo provvedimento può essere visionato a soli fini conoscitivi su questo sito, fermo restando che trattasi di atto soggetto a registrazione e, pertanto, non ancora applicabile. Eventuali quesiti interpretativi potranno essere esaminati solo successivamente all’entrata in vigore del suddetto regolamento.