Assegni alle famiglie bisognose con 3 o 5 figli

05/06/2003

      05 Giugno 2003

      RIFINANZIATO CON DECRETO UN PROVVEDIMENTO DEL 1999 E 2001
      Assegni alle famiglie bisognose con 3 o 5 figli
      Da 113 a 271 euro mensili: sì della Camera

      Flavia Amabile

      ROMA
      Via libera definitivo della Camera al decreto che finanzia gli assegni per le famiglie con almeno tre figli minori e un basso reddito e che attinge ai fondi inutilizzati per le pensioni al minimo. L’approvazione è giunta con 412 voti favorevoli e solo 13 astenuti (Prc) e prevede un assegno di 113 euro mensili per i nuclei familiari con tre figli e con reddito non superiore ai 20 mila 380 euro annui. E anche un assegno di 271 euro, per cinque mesi, alle madri disoccupate al momento del parto.
      La Camera ha licenziato il provvedimento nello stesso testo già approvato dal Senato per individuare e distribuire le risorse necessarie per dare attuazione alle disposizioni della legge finanziaria per il 1999 (che aveva istituito l’assegno a favore delle famiglie numerose al di sotto di determinati valori, calcolati in base all’Ise, l’indicatore della situazione economica) e del decreto legislativo 141 del marzo 2001 (per le misure a sostegno della maternità e paternità a favore di famiglie che, anche in questo caso, siano al disotto rispetto ai valori Ise).
      Il provvedimento si è reso necessario per l’insufficienza dei fondi stanziati nell’ultima legge finanziaria, 33 milioni di euro contro i 150 milioni delle risorse richieste. Ed è un provvedimento in realtà ereditato dai governi di centro-sinistra. In questa logica vanno inseriti i commenti delle forze di maggioranza, toni soddisfatti ma non privi di toni critici. An, a cui appartiene il relatore del provvedimento, esprime il proprio consenso, ma Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia, sottolinea che «serve molto di più che misure riservate ai livelli bassi di reddito» e che «bisogna uscire dalla logica dell’assistenzialismo cara al centrosinistra ed entrare in quella della promozione e dell’investimento, con interventi che riconoscano universalmente il valore della paternità e della maternità». Olimpia Tarzia, responsabile nazionale Udc per la famiglia, avverte che «bisognerà impegnarsi di più per quello che riguarda politiche familiari che mettano al centro la famiglia come soggetto delle politiche sociali e la riconoscano come risorsa per l’intera società». Questo significa – precisa – anche attivare politiche fiscali adeguate che si muovano sganciate dal reddito e che valutino il riconoscimento della funzione primaria della famiglia nei confronti dei figli, futuro della nostra società».
      La Lega invece si dice soddisfatta. Francesca Martini, responsabile per la Lega Nord delle politiche sociali, rileva che «il provvedimento testimonia una sensibilità concreta, a differenza dei governi precedenti che hanno fatto tante chiacchiere e hanno approvato leggi senza adeguate coperture finanziarie». Identico il tono di via dell’Umiltà. «Forza Italia e la Cdl hanno dato un’ennesima prova di attenzione ai temi di carattere sociale, come quello, appunto, della famiglia», ha commentato Gianfranco Blasi, responsabile del dipartimento per il Mezzogiorno di Fi. «La misura legislativa consente alle nuove famiglie di guardare con maggiore serenità al futuro ed alla pianificazione dei propri obiettivi, oltre che determinare un’inversione di tendenza rispetto al preoccupante declino del tasso di natalità».
      Dure le critiche dall’opposizione di sinistra. Tiziana Valpiana di Rifondazione, l’unico partito che si è astenuto, ha affermato che «ci troviamo di fronte a un provvedimento-tampone di copertura di diritti soggettivi introdotti da governi precedenti, che fa venire in mente il gioco delle tre carte: il governo toglie i fondi non corrisposti ai pensionati per utilizzarli a copertura di questo provvedimento. L’esecutivo prende due e paga uno come nel peggiore dei discount». Livia Turco per i Ds e Luana Zanella per i Verdi ricordano che si tratta di «un rifinanziamento tardivo di un provvedimento del centrosinistra». «L’assegno al terzo figlio – dice la Turco, all’epoca ministro per la Solidarietà Sociale e promotrice degli aiuti – è una misura che fu approvata dai governi di centrosinistra nella finanziaria del 1998. Essa si è dimostrata molto efficace nell’aiutare le famiglie numerose. Il rifinanziamento del governo dunque è solo un atto dovuto e per di più tardivo e anche insufficiente».