Assaggi di firma

22/04/2001
   


21 Aprile 2001


 
Assaggi di firma
Primo accordo sui contratti a tempo. Rinvio al 27, senza Cgil
PAOLO ANDRUCCIOLI – ROMA

Primo passo verso l’accordo separato sui contratti a termine. La firma è però rimandata al 27 aprile prossimo. Ieri sera, al termine dell’incontro tra Cisl, Uil e le diciasette organizzazioni imprenditoriali (praticamente tutte, fatta eccezione per la Confapi che ha già il suo accordo), i sindacalisti cislini e quelli della Uil hanno ammesso che è pronta una vera ipotesi di accordo sui contratti a tempo. L’intesa – così come si sta profilando – non prevede la firma della Cgil, che ieri non si è presentata alla riunione nella sede della Confindustria all’Eur. Per la Uil, la proposta avanzata ieri dalle associazioni degli imprenditori "risponde alle esigenze poste" dalle delegazioni sindacali presenti. Per la Cisl, guidata ieri da Raffaele Bonanni, si è ormai all’epilogo. Per il sindacalista della Cisl "si è sostanzialmente registrata la quadratura del cerchio sulle questioni da noi poste fin dall’inizio. Il 27 ci sarà un nuovo incontro e quella potrebbe essere la data per la stesura definitiva dell’accordo". Insomma per la Uil – che pure ieri ha voluto porre le sue condizioni – e per la Cisl, il sindacato che sin dall’inizio è stato più disponibile all’accordo, la fase che si è aperta è quella delle "limature".
La Cgil ieri ha scelto di non partecipare perché non ha ottenuto neppure una risposta nel merito delle questioni sollevate alla vigilia di questo nuovo appuntanento di una vicenda che si protrae da gennaio. La Cgil accusa la Confindustria di essere stata indisponibile a "fornire una qualsivoglia risposta di merito alle richieste avanzate". Per il segretario generale Sergio Cofferati la chiusura della Confindustria è stata determinata da una precisa scelta politica. "C’è in atto un tentativo – ha detto ieri Cofferati – ripetuto e insistito di Confindustria di escludere la Cgil. Ci si risponde genericamente con ipotesi contorte".
Ora, dopo la prima intesa ufficiale di ieri sera (perché lo stesso Cofferati aveva denunciato trattative semiclandestine) lo scenario cambia. La Cgil è sola, ma il governo, per bocca dei suoi ministri, ha dichiarato più volte che un accordo separato sui contratti a termine non può tradursi in legge. Ieri è intervenuto su questo punto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Micheli, che ha anche commentato la situazione attuale dicendo che non gli sembra ci sia una reale volontà di trattare. Ma contro un accordo senza la Cgil si erano già espressi nei giorni precedenti altri rappresentanti del governo di centro sinistra a partire dal ministro del lavoro, Cesare Salvi. Si vedrà quindi l’esito dell’incontro del 27 e il destino che potrà avere una eventuale firma dell’accordo senza la Cgil. A questo punto la faccenda è tutta politica, anche se – evidentememte – lo era si dall’inizio. Il filo conduttore sembra essere, ancora una volta, il tentativo del presidente di Confindustria di mettere nell’angolo Cofferati, la Cgil e i suoi quattro milioni di tesserati. Dall’altra parte non c’è stata la rottura del fronte padronale.
Intanto la Cgil continua ad essere sostenuta nella sua battaglia difficile. L’appello che il nostro giornale ha pubblicato sabato scorso in difesa della scelte della Cgil ha riscosso già un grosso successo e a decine sono arrivate via e-mail le prese di posizione a favore dell’appello che interpreta la posizione della Confindustria come il tentativo di arrivare a una generale liberalizzazione dei contratti a termine.