Aspettando la battaglia finale

27/03/2003

ItaliaOggi (Media e Pubblicità)
Numero
073, pag. 22 del 27/3/2003
di Guido Barlozzetti


Diario della (tele) guerra.

Aspettando la battaglia finale

La voce del corrispondente di Radio Rai è concitata e tremante mentre descrive gli effetti dei due missili americani che si sono abbattuti sugli inermi di un mercato popolare di Baghdad. Come già dodici anni fa, anche in questa guerra entrano nel circuito della comunicazione le traiettorie impazzite delle macchine belliche che si vorrebbero implacabilmente chirurgiche. Verosimilmente un errore, ma di quale verosimiglianza si può parlare in una guerra in cui l’avvicinamento alla battaglia finale inasprisce tattiche e brutalizza le strategie? Un errore che diventa subito un arma nella battaglia psicologico-retorica in cui Saddam Hussein ha dimostrato di essere maestro. Ora gli americani hanno la conferma che se l’attacco alla capitale dovesse trasformarsi in uno scontro casa per casa, dagli schermi globali potrebbe riversarsi nei salotti globali lo spettacolo del massacro.

Dovranno inevitabilmente tenerne conto, perché la guerra ha una soglia di visibilità oltre la quale nessuno è in grado di misurare gli effetti e le conseguenze. Che entrano prepotentemente in gioco ed erano già stati anticipati dai cadaveri e dai volti smarriti dei marine nell’agenda dei comandi militari che pianificano le operazioni e delle televisioni che devono decidere se mandare in onda o meno la carneficina. Un altro tema, dunque, si offre al mega-commento non-stop delle tv, che ormai si sta sempre più concentrando sull’annunciata battaglia finale.

Profezie e oracoli a buon mercato riempiono gli studi e i conduttori non sanno rinunciare alla tentazione di chiedere come andrà a finire. Esattamente come accade nel campionato di calcio, ritualmente accompagnato da sondaggi e pronostici sullo scudettato finale. Ecco, adesso il racconto della guerra ha davanti a sé l’asso-climax narrativo: la madre di tutte le battaglie. Nulla di meglio che provare ad anticiparlo, come richiede un’ansia mediatica stabilmente orientata al futuro e in fuga dal presente (per non parlare del passato). E così tutti si impancano a spiegare-immaginare come si difenderanno gli iracheni e come attaccheranno Baghdad i soldati della coalizione. Alla fine del tubo catodico c’è una palla di vetro. Guardando dentro, oggi ci abbiamo visto brandelli umani e una schedina. TG1 (ore 20) 31,8%; Tg5 (ore 20) 27,8%; Porta a Porta (Raiuno) 25,5%; Maurizio Costanzo Show (Canale 5) 14,6%; Ballarò (Raitre) 13,2%.