Ascoli. Acque agitate alla Confcommercio

17/01/2005

    domenica 16 gennaio 2005

    A febbraio il Fermano si sgancerà
    Il patrimonio per risolvere il problema della liquidità
    Acque agitate alla Confcommercio
    Tagli in vista con la scissione

      Dal 1 di febbraio la Confcommercio si scinderà in due associazioni (Ascoli e Fermo) ma il passaggio non sarà indolore. E’ già pronto un piano di ristrutturazione dell’associazione di categoria che prevede il taglio di alcune unità che dovrebbero (usiamo il condizionale) essere riassorbite dalla nascente Confcommercio fermana. C’è inoltre un altro problema: quello della liquidità. Purtroppo molti associati hanno ritardato (o evaso) il versamento delle quote associative o dei servizi forniti mettendo in difficoltà la Confcommercio provinciale. L’associazione è comunque in grado di fare fronte a questa sofferenza essendo proprietaria di immobili di valore ad Ascoli e San Benedetto.

      Intanto, però, i sindacati sono sul piede di guerra. In un comunicato della segreteria provinciale della Filcams/Cgil, si muovono critiche nei confronti dei vertici provinciali dell’associazione di categoria del commercio, rei secondo la Cgil di «rifiutare il confronto sindacale. Le lavoratrici della Confcommercio del Fermano – si legge infatti in una nota della Filcams -, stanno subendo comportamenti da parte dell’attuale dirigenza ascolana privi di ogni rispetto per chi da anni manda avanti l’associazione con senso di responsabilità e sacrificio». Oltre a lamentare un ritardo di quattro mesi nel pagamento degli stipendi, il sindacato è fortemente preoccupato per l’incertezza occupazionale in vista della divisione della Provincia. «L’unica conseguenza di ciò – accusa ancora la Filcams/Cgil -, è stato il licenziamento di alcune dipendenti, attuato dalla Confcommercio senza alcun confronto con il sindacato. Chiediamo pubblicamente al direttore Giorgio Fiori ed al presidente Benito Calvaresi – se questo è il modello che portano ad esempio per i propri associati. Un modello che si rifà alla peggiore tradizione padronale, quello che considera i lavoratori non come persone da rispettare, ma limoni da spremere quando c’è bisogno e costi da abbattere quando invece c’è da risparmiare. Con un cinismo inquietante l’attuale dirigenza ascolana rifiuta ogni confronto con i propri dipendenti, i quali si chiedono quali garanzie per il futuro e quale rapporto di fiducia possa continuare ad esistere dopo tali ed ingiustificati comportamenti, culminati con il licenziamento di alcune lavoratrici. "Chi ha le maggiori responsabilità di quanto sta accadendo? Quanti hanno lavorato a testa bassa per anni, oppure chi ha diretto questa associazione? Che ne pensano di ciò la Confcommercio regionale e quella nazionale, visto che sono state investite di dette problematiche dal sindacato?».

        PIERO LUCIANI