Ascesa e caduta di un rampante da Montecitorio a Mobilopoli

29/03/2011

Torino - Un imprenditore che agli inizi degli anni Novanta fece prima sognare i tifosi del Torino con una finale di coppa Uefa perduta per sfortuna con l´Ajax e poi li fece disperare vendendo a Berlusconi il nuovo golden boy Gigi Lentini, oltre a portare il club granata sulla soglia del fallimento.
Sessantacinque anni, una laurea in ingegneria comprata in Svizzera, vulcanico e simpatico, ma troppo propenso a bruciare le tappe e la legge per arrivare a fare i "danè". Vita da romanzo, se si vuole, per suo stesso racconto. A dodici anni vende cartoline, a diciannove apre una boita a Trofarello con tre operai; si ricicla nelle perizie immobiliari, sbarca infine nella Milano del Garofano e di «Sotto il vestito niente», della cucina tutta rucola e soprattutto della finanza tanto atipica quanto corsara e ladrona dei Cuntera, degli Sgarlata. Raccoglie risparmio. Nel frattempo, però, rimedia un primo arresto a Montecarlo, nell´83, per una vicenda oscurissima di conti bancari presuntamente da prosciugare. Sul finire degli anni Ottanta, come da copione, fa il suo ingresso trionfale nel mondo del calcio, anche perché si sente le spalle coperte dai politici che contano, come appunto Bettino Craxi e il potente ministro democristiano dei Lavori pubblici Prandini. Compra il decaduto Toro, annuncia miracoli e gloria, scudetti, quotazione in Borsa, ovviamente rilancio dello stadio Filadelfia.
Magari ci crede pure nel Torino, non è il primo. E così per allestire una squadra buona, che in una sola stagione ritorna alla grande in serie A, prende soldi da una società e dall´altra, in un giro vorticoso di scatole cinesi e soprattutto vuote, per tamponare questa o quella falla, apertesi non soltanto per il football. S´inventa persino un giornale, un quotidiano, a Torino: la «Gazzetta del Piemonte». E ne affida la direzione al volpone Cesare Lanza. Il risultato di questa allegra finanza non si fa attendere. Sebbene riesca a faresi eleggere a Montecitorio nell´aprile del ‘92, ottenendo più preferenze di Giusi La Ganga grazie a un derby vinto con la Juve, la tempesta incombe. Perde pezzi da tutte le parti, chiude la «Gazzetta», vende in nero Lentini al Milan e Dino Baggio alla Juventus.
La Procura indaga, il Parlamento concede l´autorizzazione a procedere. A quel punto Borsano da Domodossola gioca le sue carte estreme. Dopo avere affidato il Toro al notaio Goveani, racconta tutto ai magistrati torinesi ed evita la galera. Non eviterà l´arresto su richiesta del pubblico ministero Sorbello, nel 2001, per un´altra affaire delle sue, questa volta legata all´informatica. Tuttavia Gian Mauro non lascia la presa. Per un po´ non si fa vedere, in seguito si butta nei mobilifici. Da Tangentopoli e dintorni scivola così a Mobilopoli.