Artoni: salari differenziati per investire nel Mezzogiorno

22/11/2002



            22 novembre 2002


            ITALIA-LAVORO
            Artoni: salari differenziati per investire nel Mezzogiorno
            Marco Niada


            (DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)
            LONDRA – Non è un momento dorato per le relazioni industriali in Italia. Le trattative in corso per i rinnovi dei contratti «vedono imprese e sindacati schierate nettamente su due fronti opposti». Secondo Anna Maria Artoni, presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, il conflitto è duro «con poche possibilità di dialogo» dato che i sindacati insistono a mettere tutta l’enfasi sui contratti nazionali, con una soluzione a tappeto per tutto il Paese «che si trova in un momento di rallentamento economico». Secondo la Artoni, la soluzione per il nostro Paese è quella di un «federalismo contrattuale» che dia «maggiore enfasi ai contratti aziendali e porti a un contratto nazionale più snello» che garantisca maggiore flessibilità. «Solo salari differenziati – ha aggiunto – potranno dare vantaggi in questo senso. E spingere le imprese del Nord a tornare a investire al Sud, invece, che delocalizzare andando altrove all’estero». Questo schema, secondo la presidente dei giovani imprenditori «è il modo migliore per risolvere problemi per il Paese e creare zone attrattive e promuovere maggiormente la mobilità del lavoro». In quest’ambito l’allargamento della Ue «è un’opportunità a patto che si vada nella giusta direzione. Dobbiamo, infatti, cercare di rendere competitivo il nostro Paese con riforme adeguate, che permettano sia alle imprese estere sia a quelle italiane di investire convenientemente nel nostro territorio». Le dichiarazioni di Artoni sono state fatte a Londra nel corso di un incontro promosso dal Business Club Italia, l’organizzazione che raccoglie gli italiani che operano nella City di Londra, e che ha avuto per tema quello già noto della "democrazia economica" su cui battono i giovani imprenditori. Su questo fronte il presidente dei giovani industriali ha insistito sulla necessità di una maggiore trasparenza da parte delle aziende italiane sia nelle comunicazioni interne sia verso l’esterno e sulla necessità di introdurre più mercato nel nostro Paese a tutti livelli per risolvere i problemi di competitività di cui soffre. Sul fronte delle privatizzazioni la presidente dei giovani imprenditori ha espresso perplessità sulla volontà di procedere: «Noto che si va verso una logica di protezione. Anche perché molte privatizzazioni (specie nell’energia) non bastano se non si realizza una liberalizzazione del mercato. E la logica corretta è quella di aprire sempre più le strutture in mano allo Stato. Mi auguro che si imbocchi una strada diversa, anche perché attualmente i segnali non vanno nella giusta direzione».