Artigiani apripista della riforma

08/03/2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA
      data: 2004-03-06 – pag: 11
      autore: LINA PALMERINI
      Angeletti: ora rivedere l’accordo del ’93 – Cisl: un passo verso nuovi assetti contrattuali

      Artigiani apripista della riforma

      L’intesa divide la Cgil: resta il no della Fiom – Sulla firma decisivo il peso di Emilia Romagna e Toscana
      ROMA •
      «Un’intesa innovativa», che «certamente» farà da «apripista» a una discussione necessaria sull’accordo del ’93 e sulla riforma degli assetti contrattuali anche
      nell’industria. Luigi Angeletti, leader della Uil, scommette sul nuovo modello contrattuale dell’artiianato: «Senza voler fare propaanda, ritengo sia davvero innovativo non solo perchè ridefinisce i
      due livelli rafforzando il ruolo regionale ma perchè in nuce crea un sistema di protezione sociale, sia sugli ammortizzatori sia sulla previdenza complementare, che dà ampi spazi alle parti attraverso la bilateralità». Ma chi teme differenziazioni salariali tra Regioni?
      «Le paure non devono condizionare ma devono essere affrontate. La definizione di un livello regionale forte era un’esigenza centrale nell’artigianato che è un settore estremamente frammentato. Ma l’accordo diventa anche uno spunto per la revisione dell’accordo del ’93 e della struttura contrattuale». Insomma, con gli artigiani si
      apre la discussione sull’attuale assetto «perchè — spiega Luigi Angeletti — il modello attuale è vecchio. Due cose vanno assolutamente superate: l’inflazione programmata e la verifica biennale».
      Anche la Cisl immagina un percorso che comincia con l’accordo degli artigiani per arrivare alla riforma contrattuale «anche sequest’intesa non è affatto esaustiva nè sovrapponibile al mondo dell’industria, meno omogeneo sul secondo livello. Diciamo che è
      un primo passo, incoraggiante», dice Giorgio Santini, segretario confederale Cisl. E soprattutto il sindacato di Savino Pezzotta tiene a sottolineare come nell’accordo sia stata riaffermata «la politica
      dei redditi attraverso una concertazione trilaterale. Un punto su cui il Governo è assolutamente latitante così come sugli ammortizzatori per la piccola impresa. In almeno 4 casi di crisi industriali che hanno coinvolto l’indotto, dalla Fiat al distretto di Prato alla Sardegna, abbiamo dovuto inventare sistemi di protezione sociale mentre il Ddl che riforma gli ammortizzatori langue in Parlamento».
      Cgil: il duello "perso" dalla Fiom. Ma l’intesa è stata e resta un travaglio per il sindacato di Guglielmo Epifani. E la ragione si chiama "Fiom". Il no dei meccanici è costato un primo stop, qualche mese fa, all’accordo ma ora — con il secondo round — è arrivata la sconfitta. Una sconfitta che brucia a pochi mesi dal congresso straordinario Fiom che avrà come tema centrale proprio l’accordo del ’93 e gli assetti contrattuali.
      A duellare — e vincere — con i meccanici sono state le strutture territoriali, due in particolare: Emilia Romagna e Toscana. Due regioni non di poco peso nella Cgil che hanno puntato sull’accordo essenzialmente per tre ragioni: non si rinnovava il contratto da tre anni; le relazioni sindacali con la Cna
      (tra le controparti firmatarie) sono più che buone; l’intesa dà maggiore ruolo e potere al sindacato re-
      gionale. Anche la politica, in queste due regioni, ha il suo peso: la sinistra non ha voluto perdere il filo del dialogo con la piccola impresa e ha, in qualche modo, influito nella decisione finale dei vertici della Cgil.
      La confederazione ora non vuole dare enfasi all’intesa, almeno fino alla firma definitiva (tra 15 giorni), ma ieri a gridare vittoria erano i riformisti della Cgil. «Con questo accordo si rende evidente, anche in relazione a un evento importante per la vita
      della Cgil come il congresso anticipato della Fiom, che occorre sostenere chi difende e rilancia la politica dei redditi. Con l’intesa degli artigiani — hanno ieri commentato Antonio Panzeri e Agostino Megale, riformisti Cgil — si superano tante ambiguità sulle politiche salariali sentite fino a oggi confermando che le cose da noi sostenute in materia di politica dei redditi sono un patrimonio della maggioranza Cgil».
      La Fiom non demorde e, nonostante la sconfitta, attacca: «L’accordo incrina il ruolo del contratto
      nazionale», ha detto Giorgio Cremaschi della Fiom contrariamente a quanto aveva dichiarato il segretario confederale Cgil Carla Cantone («Abbiamo salvaguardato il ruolo del contratto nazionale e qualificato il secondo livello»). La miccia è dunque accesa e la divergenza sull’accordo sarà un tema di
      campagna pre-congressuale Fiom. A scommettere sul modello inaugurato dagli artigiani è la Margherita che già aveva aperto sui salari differenziati. «È una cosa positiva, ben fatta. C’è — ha detto il responsabile economico Enrico Letta — un buon mix tra realtà nazionale e locale. Un passo avanti che valutiamo con favore».