Articolo 18, stop al negoziato

05/03/2002

 
 
Pagina 6 – Economia
 
 
Prova di forza al congresso Uil. Il ministro: trattativa solo sugli altri punti, poi faremo una proposta
Articolo 18, stop al negoziato

Angeletti minaccia lo sciopero e Maroni rivede la delega
          Cofferati replica al governo: nell´attesa di qualche decisione non possiamo stare fermi, per noi ha senso solo lo stralcio
          Il responsabile del Welfare: una situazione di conflitto permanente non giova alle parti, ricreiamo il clima giusto
          Grande presenza degli uomini dell´ex Psi da De Michelis alla Boniver e richiami ai padri storici da Rosselli a Lombardi

          VITTORIA SIVO


          TORINO – Sull´art.18 il governo volta pagina. La sorpresa arriva alle cinque del pomeriggio, in pieno congresso nazionale della Uil, con l´intervento del ministro del Welfare Roberto Maroni. Bordate di fischi hanno accolto il suo ingresso in sala e accompagnato vari passaggi del suo discorso. Maroni va avanti senza farsi interrompere e arriva finalmente al punto, ovvero allo scontro sulle modifiche proposte dal governo alla norma dello Statuto dei lavoratori sui licenziamenti. I mille delegati tacciono e drizzano le antenne. «Prendo atto che il passo indietro che responsabilmente il governo ha compiuto non servirà a sbloccare il negoziato sull´art.18. L´iniziativa su questo punto torna nelle mani del governo che valuterà con attenzione i margini, se vi sono, concessi dalle posizioni del sindacato e degli imprenditori».
          Una evidente retromarcia, dopo che in mattinata il leader della Uil Luigi Angeletti, in apertura del congresso, aveva sbarrato la porta ad ogni possibilità di dialogo, proclamando fra gli applausi scroscianti della platea che se il governo insiste sull´art.18 «lo sciopero generale sarà la risposta inevitabile». Maroni incassa questo ennesimo rifiuto, per di più solennizzato dalla tribuna congressuale della Uil, e si adegua. Non fino al punto, però, di arrivare allo stralcio della norma contestata, come invece la Cgil continua a rivendicare: «Per noi non cambia nulla, ha senso solo lo stralcio», ribadisce Cofferati. L´invito alle parti sociali è a continuare il confronto sugli altri punti della delega sulla riforma del mercato del lavoro; «al termine il governo ne valuterà i risultati e assumerà le conseguenti decisioni su tutti i punti della delega, compreso l´art.18».
          Richiamandosi al «forte pragmatismo della Uil», e facendo affidamento sulla disponibilità al dialogo della Cisl di Savino Pezzotta, il ministro si dichiara «caparbiamente ottimista» sull´esito del confronto che nei prossimi due mesi i sindacati (Cgil esclusa) e gli imprenditori avranno su tutte le altre questioni del disegno di legge sul lavoro, dalla riforma del collocamento a quella degli ammortizzatori sociali. Ammette che su aspetti «minori e circoscritti», art. 18 in primo luogo, «rimane un forte dissenso». «Se ne è fatta una bandiera ed è sempre difficile che qualcuno sia disposto ad ammainarla, ma il governo non ha mai inteso ridurre i diritti dei lavoratori», aggiunge sfidando un uragano di fischi. Maroni ribadisce che «una situazione di conflitto permanente non giova alle parti, non piace al governo e non serve ad aumentare l´occupazione». Quindi bisogna ricreare il clima giusto e «un governo responsabile non teme le spallate», «ma sa di dover fare ogni sforzo per evitare che una riforma seria venga percepita dai lavoratori come una forzatura che mette a repentaglio i loro diritti».

          La svolta del governo è un primo successo per il segretario generale della Uil. Alla sua prima prova congressuale il successore di Larizza tiene una relazione prodiga di aperture politiche – «noi siamo gli eredi del riformismo», la Uil è orgogliosa della sua tradizione «laica e riformista, né ancella del governo, né stampella dell´opposizione», mentre il massimalismo «ha sempre prodotto brucianti sconfitte per i lavoratori» – ma categorica nell´escludere ogni disponibilità a discutere dell´art.18: «a quel tavolo non se ne parlerà mai». La sua proposta è di un patto «per valorizzare il lavoro», anche attraverso un nuovo sistema contrattuale che sposti il peso dal contratto nazionale a quello decentrato. A Sergio Cofferati, Angeletti riserva parole dure: «La decisione che avete preso da soli», di fare lo sciopero generale e la manifestazione «è stata un errore» perché ha diviso il sindacato.