Articolo 18, si torna al Patto

26/03/2003



            Mercoledí 26 Marzo 2003
            ITALIA-POLITICA


            Articolo 18, si torna al Patto

            Lavoro - Il relatore chiede il ritiro dell’emendamento sulla soglia


            ROMA – «Chiederò al senatore Barelli di ritirare l’emendamento». Oreste Tofani, relatore al Senato del disegno di legge che contiene la deroga all’articolo 18 lo dice convinto di parlare «anche con il sostegno della maggioranza». L’antefatto: tra i 600 emendamenti presentati alla delega c’è anche quello del senatore di Forza Italia Barelli che propone di rendere permanenti gli effetti della sperimentazione sull’articolo 18 per quelle imprese che nei tre anni hanno fatto nuove assunzioni superando la soglia dei 15 addetti. Una proposta che ha creato un dibattito vivace nell’opposzione, tra i sindacati e anche nella maggioranza. E ieri il senatore di Alleanza nazionale Tofani sembra aver chiuso quelle polemiche. «In questo momento – ha spiegato il relatore – un emendamento di questo genere si può prestare a interpretazioni diverse mentre deve essere chiaro che maggioranza e Governo mantengono fede al Patto per l’Italia». Come sarà interpretata la sperimentazione è un problema non di oggi. «Nel Patto per l’Italia – spiega Tofani – è previsto che saranno le parti sociali, dopo due anni, a decidere se rendere o meno permanenti gli effetti della sperimentazione per le imprese che hanno aderito. Non è quindi all’ordine del giorno». Per il Ddl che introduce una deroga sperimentale all’articolo 18 la maggioranza ha deciso il cammino meno accidentato. Niente polemiche e soprattutto niente appigli che diano fiato alla campagna referendaria che punta all’estensione della tutela sui licenziamenti prevista dallo Statuto dei lavoratori anche alle imprese con meno di 15 dipendenti. Il 15 giugno non è alle porte ma la strategia per i sostenitori del «no» sembra decisa: tenere basso il tema per evitare che si raggiunga il quorum al voto. In caso contrario, infatti, sembra che i «sì» potrebbero vincere sui contrari al referendum promosso da Bertinotti che mette in difficoltà anche il Centro-sinistra. Al momento il patto di non belligeranza sulle amministrative si riflette anche sul referendum: non si farà dunque campagna per l’astensione. Ma a maggio i giochi si riaprono. I leader di sinistra e sindacali dovranno schierarsi e la sirena del «sì» è forte. Sicuramente per la Cgil, mentre la Cisl punta all’astensione. In Confindustria sono convinti che il referendum non ostacolerà il dialogo sulla politica industriale. «Con il sindacato – ha detto ieri il direttore generale di Viale dell’Astronomia, Stefano Parisi – stiamo cercando di mettere a punto un documento comune che aiuti il Governo a fare scelte di sviluppo indispensabili». Ma sul referendum le piccole imprese potrebbero orientarsi verso l’astensione? «Ci sono tre possibili risposte e non solo due come qualcuno minacciosamente sostiene. Oltre il sì, c’è il no e l’astensione che sono strade con stessa dignità», ha detto ieri il segretario generale della Confartigianato, Guido Bolaffi, che ha annunciato già per questa settimana un incontro dei presidenti delle associazioni imprenditoriali per decidere quale strada intraprendere. Alla fine, la strategia della maggioranza di tenere il profilo basso sull’articolo 18, conviene a tutti (tranne ai referendari). Il disegno di legge delega, assicurano nel Governo, non andrà a rilento ma, in commissione Lavoro del Senato, incalza un altro provvedimento: la riforma previdenziale. «Certo, verrà dedicato del tempo a quel testo perché ci sarà un confronto importante con i sindacati», spiega Tofani. E poi: «Deve essere chiaro che l’articolo 18 non è messo in discussione. Stiamo parlando di un provvedimento – conclude Tofani – che permette alle imprese che assumono di non calcolare i neo-lavoratori. Un metodo già adottato in altri casi con l’avallo dei sindacati». LINA PALMERINI