Articolo 18, si scalda la campagna referendaria

28/04/2003



              28/4/2003

              TENSIONI NEI PARTITI E NEI SINDACATI SULL’ATTEGGIAMENTO DA TENERE ALLE URNE
              Articolo 18, si scalda la campagna referendaria
              La Margherita è per il «no», la Quercia non ha ancora sciolto i dubbi

              ROMA
              Per Savino Pezzotta ci sono due modi per far fallire il referendum sull’articolo 18: astenersi oppure votare No. Ma la Cisl non ha ancora deciso quale delle due strade imboccare perchè aspetta di vedere come si compone il quadro delle posizioni. Perchè il timore di via Po è che alla fine questo referendum si trasformi in una tale battaglia politica da far scattare il quorum, e tutti i sondaggi dicono che a quel punto il Sì prevarrebbe. Allora l’astensionismo sarebbe dannoso e la Cisl, che per decidere riunirà l’esecutivo il 15 maggio, scenderebbe in campo per il No. Come ha già fatto la Margherita (posizione molto apprezzata da Pezzotta), con Francesco Rutelli che ai Ds ha mandato un messaggio chiaro e forte: non si può rimanere equidistanti, lasciando libertà di voto, come sembra invece orientata la maggioranza della Quercia e lo stesso Sergio Cofferati. Il quale è preoccupato dell’intenzione di Guglielmo Epifani che vorrebbe schierare la Cgil per Sì. Così Cofferati ha messo in moto i suoi uomini di Corso d’Italia per bloccare il suo successore e condizionare l’esito del direttivo Cgil del 6 maggio. Intanto la Margherita va per la sua strada, ma avverte i Ds. «Tutti possono giocare sull’ambiguità – spiega Paolo Gentiloni – ma la vittoria del Sì sarebbe una sciagura per i rapporti del centrosinistra con alcune fasce sociali e con quelle piccolissime imprese che hanno mediamente 3 dipendenti. Il modo migliore, più lineare per battere il referendum è un No secco. Ecco – conclude il deputato della Margherita – se la maggioranza dei Ds e Cofferati ritengono, come noi, che questo referendum è una sciagura, allora dovranno decidere di conseguenza». In sostanza, non dovrebbero lavarsene le mani e continuare a prendere posizioni tattiche per tenere insieme la destra, il centro e la sinistra del partito. In questo modo la Margherita si mette alla testa della politica «riformista», si lega alla Cisl, si schiera con la Confcommercio e la Confartigianato, getta un ponte verso l’Udc. «Di fronte alla sfida del referendum – precisa infatti Marco Follini – dobbiamo rispondere con un no chiaro e tondo. Rifugiarci nell’astensionismo, andare quella domenica al mare sarebbe sbagliato». E non a caso il capogruppo dell’Udc alla Camera Luca Volontè aggiunge di apprezzare la scelta di Rutelli e la sua vicinanza a Pezzotta. La decisione della Margherita, inoltre, spiazza l’alleato diessino ancora fermo a metà guado. Ma per Enrico Letta non si tratta di fare tattica, non serve a nessuno prendere in contropiede la Quercia. «L’Ulivo – dice l’ex ministro dell’Industria – ha una grande occasione per superare le proprie difficoltà: riunisca i suoi parlamentari e decida come far fallire questo referendum. Anche per i Ds sarebbe un modo per superare le sue difficoltà. E per l’Ulivo un modo di certificare una maggioranza e una minoranza su un tema così cruciale. Altrimenti staremo sulla graticola un mese e mezzo, dilaniandoci». Secondo Letta se non prevalesse una chiara posizione contro il Sì, se si rimanesse sulla difensiva, se si lasciasse libertà di voto, «cosa rimarrebbe di un Ulivo che si candida a governare?». Ma forse per evitare proprio questa conta che il suo compagno di partito Gentiloni dice che una riunione dell’Ulivo sarebbe «inutile e sbagliata». Contrario anche uno dei promotori del referendum, il leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, che attacca «i pasdaran antireferendum del centrosinistra»: «Pur di ottenere qualche piccolo vantaggio elettorale, non si fanno scrupolo di danneggiare l’Ulivo e la coalizione in vista delle elezioni amministrative». E la Quercia cosa risponde alla proposta di Letta? Va bene, dice il coordinatore della segreteria Vannino Chiti, ma solo se è finalizzata a lanciare una campagna a favore della proposta di legge sull’estensione dei diritti presentata dall’Ulivo prima di Pasqua.

              Amedeo La Mattina